venerdì, Ottobre 22

L’ASEAN e la Cina debole Per gli analisti i segnali d’indebolimento economico cinese sono solo l’anticipo del peggio in arrivo

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Cina credito

Bangkok – Secondo gli analisti, una Cina indebolita sul piano economico può presentarsi sulla scena regionale con una domanda contratta per le importazioni, il che potrebbe conseguentemente condurre ad un rallentamento ulteriore e su un piano elevato di tutta l’area. Quello che si teme, insomma, è che la crisi vera sia solo agli inizi da queste parti. In mezzo ad una ridda di resoconti sulle offerte pubbliche, sulle vendite di champagne o sugli ultimi successi conseguiti dalle boutique di Louis Vuitton, dicono gli esperti più cauti, si affacciano già le notizie meno favorevoli e che lasciano intravedere panorami tutt’altro che rassicuranti. Si tratta di segnali all’inizio abbastanza slegati tra di loro, almeno apparentemente, come il collasso improvviso dei prezzi abitativi di Stockton, in California, i problemi oscuri ma sorprendenti riguardanti una banca provinciale ma molto estesa della Germania, una piccola cittadina che dichiara la bancarotta in Florida e frasi che si incontrano sempre più spesso in giro come “equity negative”. Ecco perché gli analisti, ora, cominciano a preoccuparsi ancor più seriamente quando segnali similari giungono dal fronte del Colosso cinese. Infatti, già vi è stato qualche analista che ha paragonato da tempo il rallentamento anche nel sistema bancario cinese ai prodromi della crisi nera che colpì gli Stati Uniti nel 2008.

Da quel momento il trend sembra puntare ad una discesa improvvisa e ripida anche per l’economia cinese. A marzo la Cina ha avuto il suo primo default nei bond onshore da quando il Governo ha cominciato a regolamentare il settore nel 1999, dopo che un produttore relativamente oscuro di pannelli solari Shanghai Chaori Solar ha dichiarato default sui pagamenti degli interessi dei propri coupon per 89.8 milioni di Yuan (pari a circa 14 milioni di Dollari USA).

La scorsa settimana il Ministero per le Finanze cinese ha svolto un’asta di bond. Le aste dei bond sono un momento importante, non foss’altro che per il fatto che si tratta di un momento di verifica sullo stato di fiducia (oppure sulla mancata fiducia) da parte degli investitori. Vi è stato un tempo nell’arco dell’ultimo decennio nel quale i buyers nazionali ed internazionali si sarebbero scapicollati pur di ottenerli. Ebbene, per la prima volta in circa un anno, il Governo cinese ha fallito nella vendita dei bond messi in offerta. Solo 20.7 miliardi di Yuan di titoli ad un anno sono stati venduti cioé meno dell’ammontare preventivato di 28 miliardi di Yuan. Oltretutto, la media dei titoli del 3.63 per cento era più alta comparata con quelli della stessa durata disponibile che era al 3.32 per cento. Ecco quindi che più di qualcuno ha cominciato a farsi delle domande. E non è mancato anche chi obbiettasse fosse proprio quello il tempo giusto di fare delle aste di bond. Infatti, dato che le condizioni di liquidità erano migliori e che la Banca di Cina era ansiosa di evitare un altro cedimento, molti investitori avevano già anticipato quali sarebbero stati i tassi in Aprile e Maggio, il che è sfociato in una domanda di titoli più bassa di quanto ci si aspettava. A Giugno dello scorso anno era accaduto qualcosa di simile in termini di vendita fallita secondo standard che ci si era prefissati, il che ha messo ancora più pressione sul mercato e depresso gli investitori.

Poiché la Cina è un importante mercato di consumo per l’ASEAN e per certi versi è componente vitale per l’intero comparto manifatturiero, una Cina indebolita nell’economia potrebbe comunque e innegabilmente coinvolgere la domanda di beni da importare in tutta la Comunità Economica dell’ASEAN (AEC) che va a costituirsi nel 2015, l’intera regione potrebbe ritrovarsi così, in una improvvisa “tempesta perfetta” nel caso in cui problemi della Cina non dovessero più essere solo dei segnali negativi, sebbene ancora apparentemente discordanti ma degli elementi costanti e cronicizzati di una vera e propria crisi.

 

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