giovedì, Ottobre 21

L'ASEAN e i traffici umani field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Il processo d’integrazione dell’ASEAN, ovvero la sua trasformazione da Associazione in vera e propria Unione degli Stati del Sud Est Asia, sta entrando ora in una fase più delicata e possente della sua storia. Infatti, adesso non si tratta più di materie economiche, finanziarie, di trattati di natura commerciale o di discutere sui dazi doganali verso l’esterno dell’ASEAN o al suo interno, tra Paesi Membri.

Oggi, infatti, l’ASEAN -un po’ come la stessa Unione Europea che dopo aver cucito insieme l’unificazione del Vecchio Continente con logiche tardo-capitaliste e tayloriste oggi si scontra con materie più pragmatiche come l’ondata dei migranti da zone in guerra e la crisi globale che richiede una rivisitazione profonda del modo stesso di vivere in quest’epoca storica- si ritrova a dover gestire questioni più complesse e che richiedono necessariamente sforzi congiunti, uno di questi è lo sfruttamento ed il traffico di persone.

Un dramma che si protrae da decenni e che singolarmente -da parte di alcuni Stati Membri- finora è stata materia trattata come la classica polvere nascosta sotto il tappeto: facendo finta di non vedere i problemi ai propri confini, facendo finta di on sapere che vi sono vicende di sfuttamento in lavoro nero anche minorile a favore di alcune tra le più grandi multinazionali o majors mondiali, facendo finta di non sapere che vi è commercio di esseri umani, minori, organi e che intere etnìe sono sottoposte a condizioni di vero e proprio schiavismo.

Oggi non è più il momento di dare una ciotola di riso e rispedire in mare i ‘boat people Sud Est asiatici, oggi è l’ASEAN nella sua interezza a dover far fronte al problema. Così come oggi nell’Unione Europea è un dato acquisito che la gestione dell’immigrazione non è più circoscrivibile alla sola Italia o si tratti solo di porre un qualche argine al movimento dei popoli modificando -in senso restrittivo- il Trattato di Schengen, il che sarebbe una palese violazione dei fondamenti stessi per i quali è nata l’Europa prima ed oggi l’Unione Europea.
Lo scorso anno sono state scoperte numerose fosse comuni ai confini tra Malaysia e Thailandia dove vi erano non meno di 200 corpi, nonostante vi siano inchieste congiunte in corso è ormai chiaro a chiunque che molto probabilmente si tratta di appartenenti all’etnìa Rohingya provenienti dallo Stato Rakhine in Myanmar, sequestrati oppure fatti passare lungo i confini in modi illegali prima di essere abbandonati o uccisi. In realtà, al di là della specifica tragedia dei Rohingya, sono milioni le persone vittime di questi oscuri e drammatici traffici un po’ in tutta l’area dell’ASEAN e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di esseri umani che in un sol colpo -se sopravvivono- diventano schiavi negli apparati produttivi delle multinazionali, della pesca illegale, nelle piantagioni mai dichiarate alla Legge, nell’industria del sesso.

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