sabato, Giugno 19

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Questo è un articolo che ha molti padri e, dato l’argomento, non poteva essere altrimenti. Innanzitutto, un caro amico ‘vero’, pur se il suo alternarsi fra Taranto e la Spagna fa coltivare la nostra amicizia, che risale ai tempi in cui i nostri figli erano bebè, soltanto nella dimensione virtuale: Riccardo Tosti di Valminuta. Commentando quel mio pezzo sul riconoscimento ad olfatto, mi ha segnalato una notizia spagnola passata in TV, piuttosto divertente, una vera tentazione a cui non poter resistere.

Utilizzo la dovuta suspense, per farvi tirare un po’ il collo…  son malignetta e lo sapete. Poi, sono grata ad una serie di amici di sesso maschile a cui devo una serie di suggerimenti sulle possibili declinazioni italiane dell’affaire. State pur certi, però, che i miei cortesi fornitori di idee sono stati piuttosto miti e morigerati rispetto alle montagne russe su cui vi condurrò. Perché dovete sapere che l’evento iberico indicatomi da Riccardo riguarda l’inaugurazione a Barcellona di una… escuela de putas… sì, avete capito bene, una scuola per prostitute (e prostituti, ça va sans dire). Pensate che potevo farmi scappare una provocazione così ghiotta? Giammai! Mi stupisce che in Italia una simile specializzazione non sia stata avviata, con tanto di piano di studi e crediti formativi…

Ispirandomi ad un malizioso come Aldo Busi, ho immediatamente formulato il titolo di questo mio tuffo acrobatico, con volteggio carpiato, ‘Las especialistas de Barcelona’ … perché dovrò davvero camminare sulle uova per non trasformare un ricamino arioso in un monologo da caserma. Un precedente proprio in Spagna c’è (se non mettiamo in gara una certa location in quel di Arcore): un paio di anni fa, a Valencia, un giovinotto intraprendente, Brandon Morales, ha fiutato l’affare e, complice la disoccupazione stratosferica – anche da loro, oltre che da noi, non scherza – si è inventato un ‘Curso básico de prostitución professional’, che forma sia sulla teoria – e fin qui… persino Erodoto qualcosa ci dice, per non parlare del Kamasutra – che sulla pratica; questa fase si può svolgere con partner al seguito, per il ripasso, ma anche con tutor in loco. Non sia mai che si sbagli una posizione…

La parte libresca, oltre alla storia della prostituzione (da Eva ai giorni nostri: una intera biblioteca…) – che ce n’è da imparare, trovandosi nei millenni persino l’esercizio della prostituzione sacra – getta uno sguardo anche all’analisi economica del settore, perché la domanda possa incontrarsi con l’offerta. L’apprendimento kamasutresco, però, lascia largo spazio alla fantasia: perché è vero che il libro originario, riccamente illustrato (si usa dire così…) fa riferimento a 64 posizioni fondamentali; ma le variazioni sul tema incrementano il numero e c’è anche chi arriva al fatidico 100: io mi immagino chiunque voglia cimentarsi, snodato come un burattino (e senza dolorini alla schiena), motivato più per il record o l’innovatività della propria performance che per un filino di calore umano possa intercorrere fra i partner (non necessariamente due).

Ci sono, poi, laboratori attivi per le varie perversioni, senza limiti alla fantasia se non quello… della sopravvivenza! Il tutto per raggiungere l’obiettivo del ‘pezzo di carta’: volete mettere l’effetto di un biglietto da visita tipo: ‘Conchita Sanchez, puta diplomada’? Non si parla di Master, ma state certi che quelli verranno, urca se verranno e lascio agli esperti della materia la formulazione delle specializzazioni. Questa descrizione del giocattolo inventato da Brandon può costituire un ottimo esempio di start up, tant’è che all’epoca del lancio, il suo sagace creatore s’impegnò in una capillare promozione sui giornali nonché tramite volantinaggio.

Per devianza professionale, io che settimanalmente sono alle prese coi volantini multicolori per la divulgazione delle attività culturali a cui collaboro, ho una delle mie solite fughe in avanti della fantasia, immaginando i nostri volantinatori romani, finora in trincea per cineforum, mostre e presentazioni di libri con panel assai illustri, ma comunque attività, al confronto, meno ‘eccitanti’, doversi riciclare per distribuire un volantino come quello escogitato da Brandon, che, a lettere cubitali, in testa, proclama: Trabaja Ya!!! (Lavora ora!!!) ovvero una vera provocazione, visti i tempi.

Nel caso valenciano, però, el diablo i coperchi non li ha fatti, perché il polverone sollevato dai manifestini è costato al giovane imprenditore un’incriminazione per induzione (istigatoria) al meretricio, prossenetismo e delitto contro il patrimonio, visto che Brandon non prevedeva una frequenza gratuita… anzi tutt’altro! Un po’ questo primato spagnolo mi brucia; perché, diciamocela fuori dai denti: senza bisogno di grandi investimenti, ci sarà qualche spericolato imprenditore italiano che avrà avviato un’aziendina del genere.

Cerca di non arrivare alle cronache, altrimenti, quei guardoni dei giudici sarebbero capaci di frustrare l’iniziativa imprenditoriale, pur tutelata dalla Costituzione (soggetto che, con le intenzioni riformatorie che aleggiano, subirà anche lei il suo bel Kamasutra). Viste le battute sboccate che circolano in Parlamento, poi, si può pure ipotizzare che un incipit di corso di pornolalia stia prendendo piede pure lì, a cura dei ruspanti pentastellati (cfr. ‘Figli di Troika’, appellativo che ha accomunato Matteo Renzi e Padoan).

Se devo esser sincera, la situazione mi pare stabile da 700 anni a questa parte. Da quando un fiorentino – ma guarda un po’! – mise in Commedia un’invettiva che sembra scritta ad hoc per i giorni nostri: ‘Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello.’ Più di così… Con due piccole osservazioni: possiamo usare questa terzina per abolire le Province – l’ha detto il Padre Dante! -; e, infine, son versi del Purgatorio, da cui, con parking tormentosi più o meno lunghi, si può risalire in Paradiso… Non siamo all’Inferno, consoliamoci!

 

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