domenica, Aprile 18

L’arte sottomarina del fotografo inglese Jason Isley Il fotoreporter ha creato un set fotografico sott'acqua ed ha fatto interagire pesci con delle statuine in miniatura

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L’arte può essere definita come l’espressione del proprio sé più autentico ed ogni artista che, nel tempo, si è cimentato, con qualsiasi forma d’arte, ha avuto sempre l’intenzione di creare qualcosa di veramente unico e speciale, di modo che il fruitore della sua opera poteva essere coinvolto in un’esperienza totalizzante e codificare il linguaggio con il quale l’artista aveva voluto comunicare. Dietro ad ogni opera d’arte, infatti, si cela sempre un messaggio ben preciso, che va interpretato e che ci permette di cogliere l’essenza del lavoro svolto dall’artista.

L’arte, inoltre, può essere espressa in svariati modi e può fare da eco a ciò che accade nel mondo in cui viviamo, essere di denuncia, un riscatto sociale oppure, semplicemente, essere lo strumento per dar libero sfogo alla creatività dell’artista.

A questo proposito, una delle più belle arti al mondo è, sicuramente, la fotografia.

Jason Isley, fotografo inglese e subacqueo esperto, nel 2010 si trasferisce a Sabah, in Malesia, perché amante del mare. Stufo dei soliti scatti macro, aventi come protagonisti volti umani o paesaggi urbani, pensa di voler fare qualcosa di originale, vivacizzando le sue fotografie con delle miniature ed, allora, prendendo spunto dai lavori di artisti che avevano creato simili set fuori dall’acqua, ha applicato l’idea ai fondali marini della Malesia.

I primi scatti, infatti, sono stati realizzati nel Tunku Abdul Rahman Marine Park, il parco marino di Sabah, nel Borneo, vicino a Kota Kinabalu, una riserva incontaminata famosa tra gli appassionati di snorkeling.

«Ho deciso di voler fotografare qualcosa di completamente diverso e, nel 2010, mi sono imbattuto in alcune immagini in miniatura di Christopher Boffoli.  Boffoli utilizza i personaggi dei modelli del treno e crea scene fantastiche che imitano la vita quotidiana. All’inizio del 2011, invece, mi trovavo a Singapore e, sfogliando dei libri di fotografia, ho scoperto altre immagini che ritraevano dei corpi in miniatura scattate dal fotografo Slinkachu. Slinkachu stava creando delle installazioni artistiche, posizionando i personaggi del treno sulla strada», ha detto il fotografo intervistato dal sito ‘SportDiver’.

Dunque il fotografo ha ideato, lasciandosi anche ispirare da quel paesaggio incontaminato e da quelle acque cristalline, un microcosmo pieno di meraviglie da scoprire e fatto di incontri inaspettati. Il suo progetto si intitola ‘Small Blue World: Little People. Big Adventures’ (piccolo mondo blu: piccole persone, grandi avventure), ed è stato realizzato dalla sua agenzia di produzione ‘Scubazoo‘, che ha già dato vita a moltissimi documentari, andati in onda sui canali della Disney e di Discovery Channel.

Isley ha posizionato delle sculture in miniatura sul fondale marino, diventato per l’occasione un set fotografico, e li ha fatte interagire con le creature del mare per sottolineare alcuni problemi ambientali, come la pesca sconsiderata e l’inquinamento marino, che spesso causano la moria dei pesci e rendono il mare un luogo invivibile. Con questo suo progetto, egli ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica per comunicare un messaggio molto forte ed importante, ovvero è necessario rispettare l’ambiente in cui viviamo e le creature viventi che  lo popolano.

Dietro ad ogni foto c’è un’accurata progettazione. Dopo tanti anni di immersioni, Isley sa esattamente dove posizionare i protagonisti delle sue immagini. Scelto il soggetto, disegna una bozza della scena su carta e acquista le miniature. Poi fa una prova con i pesci giocattolo e le statuine che ha acquistato, e solo a quel punto, è pronto per tuffarsi in mare. Ogni posa richiede in media 15 minuti, ma in alcuni casi lo scatto può richiedere anche più di un’ora.

«L’idea di mettere persone in miniatura tra macro creature subacquee è alquanto surreale. Ho dovuto apportare qualche modifica alle statuine per renderle verosimili sott’acqua e, per non danneggiare nessuna vita marina, dovevo stare attento a dove venivano posizionate».

La maggior parte delle miniature sono state inserite dentro la sabbia e sulla base avevano incollate monete o piccoli pesi per non farle cadere. Le scene che sono state realizzate, invece, il fotografo le ha racchiuse in cinque categorie: attacco, dove i protagonisti erano delle creature marine che attaccavano gli esseri umani; invasione dove soldatini umani invadevano l’habitat naturale dei pesci; svago che comprendeva attività condivise sia dagli esseri umani che dalle creature marine; armonia dove erano presenti degli uomini che aiutavano gli abitanti del mare ed, infine, inquinamento nell’oceano per evidenziare il pericolo che, ancora adesso, incombe su tutti i mari.

Come si può ben capire, il fotografo si sa muovere perfettamente sott’acqua. La sua prima immersione risale al 1990, quando si è recato in Grecia. Successivamente, ha completato il corso di istruttore subacqueo in Australia, e ciò gli ha permesso di ottenere un lavoro come videographer subacqueo per l’emittente ‘H2O Video‘, diretta da Peter Mooney.

Dopo aver lavorato per ‘H2O Video‘, a Cairns, si è trasferito a Sipadan e ha creato l’agenzia Scubazoo insiema a Simon Christopher, inziando a fotografare la gente del luogo per circa due anni. Dopo ha continuato a girare video per la trasmissione per altri 10 anni, ma nel 2008 ha lasciato questo incarico perché voleva concentrarsi unicamente sulla fotografia.

«I fotografi subacquei sembrano avere una capacità di guardare il mondo in maniera più introspettiva e sapere che tipo di immagine immortalare. Anche se, ultimamente, il mondo della fotografia subacquea è diventato molto saturo per le centinaia di immagini che abbiamo a disposizione e che sembrano tutte uguali, perché è relativamente facile insegnare a qualcuno come posizionare gli stroboscopi, quali impostazioni utilizzare e come definire l’immagine, ma non è altrettanto semplice creare qualcosa di diverso, che si distingua dalla folla. A mio avviso, quel tipo di talento è qualcosa con cui si nasce», continua Isley.

Anche perché, i fotografi che scelgono di scattare delle foto in acqua, devono badare alle correnti, che spesso sono difficili da affrontare e, a volte, devono rimanere agganciati a delle imbragature per assicurarsi di non correre pericolo. Se la corrente è troppo forte, bisogna tornare a riva e programmare la prossima uscita, magari il giorno successivo.

«Un incontro che mi ricorderò per sempre è la prima volta che un cetaceo ha giocato con noi. Io e il cameraman Roger Munns stavamo girando un video per la BBC a Tonga, quando ci si è avvicinato. Lo straordinario esemplare ha continuato per circa mezz’ora a girarci intorno, prima che decidesse di prendere il largo. E’ stata un’esperienza indimenticabile».

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