LARES2, un satellite romano per mettere alla prova le leggi di Einstein Il secondo satellite realizzato per la misura di precisione dell’effetto di trascinamento dei sistemi inerziali (frame-dragging), generato da correnti di massa-energia come la rotazione di un corpo dotato di massa, previsto dalla teoria della Relatività Generale

A guardarlo in laboratorio prima della partenza, appariva solo una palla di nichel assai lucida, di meno di mezzo metro di diametro. Ma con tantissima tecnologia italiana, volata nello spazio con il lancio inaugurale di Vega C.

È LARES2, il secondo satellite realizzato per la misura di precisione dell’effetto di trascinamento dei sistemi inerziali (frame-dragging), generato da correnti di massa-energia come la rotazione di un corpo dotato di massa, previsto dalla teoria della Relatività Generale. Un’apparecchiatura scientifica, dunque, necessaria ad incrementare notevolmente l’accuratezza di una misura già effettuata in passato per mezzo dei precursori LAGEOS, LAGEOS 2 e LARES ma ovviamente con minore precisione. E -va subito detto- è una missione totalmente finanziata e gestita dall’Agenzia Spaziale Italiana. Il principal investigator è Ignazio Ciufolini del Centro Ricerche Enrico Fermi, di Roma. Responsabile del progetto del satellite è Antonio Paolozzi della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma, mentre la realizzazione del satellite e dei relativi modelli di qualifica sono stati curati dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Frascati e di Padova e il sistema di separazione, il dispositivo che rilascia del satellite in orbita, è stato prodotto da OHB Italia.

Molti dei componenti utilizzati sono stati creati nelle piccole e medie industrie italiane, che con le loro lavorazioni in questo modo stanno rafforzando il ruolo sempre più vigoroso della filiera strategica nazionale, indispensabile sia per la grande impresa del Paese che per collaborazioni internazionali dei più alti livelli.

La fisica è un lungo cammino che si perde nella notte dei tempi. Da quando l’uomo ha avuto più tempo per pensare, dopo aver risolto i problemi alimentari e di sopravvivenza per sé e la propria famiglia, la civiltà si è potuta sviluppare grazie all’osservazione di tutto quanto costituiva e circondava il globo ed apparteneva ad esso. Dopo Galileo Galilei con l’uso delle lenti, la ricerca spaziale poi ha potuto utilizzare punti di analisi più accurati oltre le barriere atmosferiche, schermi implacabili alla nitidezza necessaria alle realtà da rivelare.

Non a tutti sono state comprensibili le teorie elaborate da Einstein nel 1915 e pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica Annalen der Physik mentre viveva a Berna. E tuttavia la relatività generale non ha mai smesso di fornire nuove informazioni su qualsiasi situazione cosmica venga concepita o individuata. Teorie che però hanno sempre la necessità di verifiche sperimentali, per rendere maggiormente affidabile il calcolo astronomico e più sicuro il volo di astronauti e mezzi inviati per il miglioramento della vita sulla Terra, quali per esempio i sistemi di navigazione satellitare, che tutti ormai abbiamo perfino nel telefonino, ma che sono vitali per i trasporti marittimi, aerei, per l’industria e per la Difesa.

L’analisi orbitale del satellite inseguito via laser ha come obiettivo il raggiungimento di un insieme di prove sperimentali tra cui la misura del fenomeno del trascinamento dei sistemi inerziali con un’accuratezza mai raggiunta prima che servirà a raffinare le indagini sulla relatività generale a un costo assai più basso di quelli effettuati fino ad ora nei sofisticati laboratori orbitanti, come l’esperimento Gravity Probe B, della NASA.

LARES2 è un satellite passivo di circa 300 kg. Progettato in un corpo compatto per tenere al minimo il rapporto superficie/massa, per ridurre quanto possibile gli effetti della pressione di radiazione e quelli, sia pur minuscoli, della resistenza atmosferica, ha anche la capacità di abbattere gli effetti delle perturbazioni dovute a fenomeni di anisotropia termica, che è la proprietà per la quale le caratteristiche del corpo dipendono dalla direzione lungo la quale vengono considerate. I suoi 303 retroriflettori a spigolo di cubo da un pollice servono a riflettere gli impulsi laser inviati dalle varie stazioni –tra cui il Centro di Geodesia Spaziale dell’ASI di Matera- permettendo di misurare la posizione del satellite con una precisione di circa un millimetro e di ricostruirne quindi l’orbita con estrema accuratezza. Un gioiello, insomma che consentirà l’effettuazione di nuovi esperimenti di fisica fondamentale e fornirà importanti stime nell’ambito della geodesia spaziale e della geodinamica. Per lo più progettato e testato nei laboratori che sorgono lungo quella Via Salaria di Roma, accanto all’aeroporto dell’Urbe, più famosa per la libera circolazione di prostitute, a tutte le ore del giorno e della notte e per le buche stradali mai sanate dalle amministrazioni capitoline.

Non sappiamo se LARES2 smentirà o perfezionerà quanto formulato dallo scienziato più simpatico del mondo. Quello che una volta, in uno scalo aereo americano disse candidamente: «Io appartengo all’unica razza che conosco: quella umana». Qualunque risposta sarà un grandioso successo proprio per quel mondo di scienziati ed intellettuali che lui ha così nobilmente rappresentato. E se così sarà, comunque gli atenei italiani si mostreranno leader di discipline scientifiche di valore incommensurabile.