venerdì, Maggio 7

L'Arabia Saudita ha la bomba nucleare? Escalation in Medio Oriente

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Lo scorso 19 febbraio, l’influente analista politico saudita Daham al-Anzi ha infine dichiarato all’emittente in lingua araba di ‘Russia Today’ che il suo Paese possiede la bomba atomica da almeno due anni e che i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono al corrente di tutto ciò.

L’esternazione ha avuto una grande ed immediata eco in tutto il mondo arabo, persiano ed israeliano, ma una risonanza pressoché nulla in Europa e negli Stati Uniti. Eppure, c’erano già state numerose avvisaglie in questo senso. Nel marzo 2015, durante un’intervista rilasciata alla ‘Cnn’, l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti Abdel al-Jubeir aveva maldestramente eluso una domanda del suo interlocutore che gli chiedeva delucidazioni riguardo il programma nucleare di Riad.

Quattro mesi dopo, l’esperto di intelligence Duane Clarridge aveva dato per conclusa la vendita di almeno una bomba atomica ai sauditi da parte del Pakistan in diretta sul canale ‘Fox’.

Di fronte a queste esternazioni, il segretario di Stato John Kerry ha cercato di rassicurare i cittadini statunitensi illustrando le difficoltà che comporta il trasferimento di un ordigno nucleare da un Paese all’altro e annunciando pesanti conseguenze per l’Arabia Saudita nel caso venisse appurata una così grave violazione del Tnp, cui Riad aderisce dal 1988.

Ciononostante, le ammissioni di un uomo addentro all’establishment saudita come al-Anzi – molto vicino a re Salman – non hanno avuto alcun seguito. Il che suggerisce che gli Usa, alleati dei sauditi dal 1945, fossero stati informati da Riad di cosa stesse bollendo in pentola e abbiano lasciato fare per poi mettere gli altri Paesi di fronte al fatto compiuto. L’equilibrio di forze in Medio Oriente è del resto sempre stato l’obiettivo cardine degli Stati Uniti, conformemente al quale Washington istigò l’Iraq di Saddam Hussein ad aggredire l’Iran rivoluzionario foraggiando poi entrambi gli schieramenti affinché nessuno dei due sopraffacesse l’altro. Lo ha spiegato con disarmante disinvoltura George Friedman, direttore dell’agenzia di intelligence ‘Stratfor’.

 

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