sabato, Ottobre 16

L'Aquila: l'infinita sentina del post sisma Tangenti a gogò: arrestati l'ex subcommissario Marchetti e una dirigente del MIBACT

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Nel corso degli anni, più di una volta mi è capitato di fare cenno  -e più che cenno-  riguardo all’affetto e alla solidarietà che nutro per L’Aquila e le ferite ancora aperte che reca, per una ricostruzione post sismica molto rallentata e persino rapinosa.
Le cronache nazionali si sono più volte dedicate alle operazioni spericolate e alle connivenze che legavano una consorteria pubblico/privata, fatta da esponenti istituzional/amministrativi (in servizio o a termine) e imprenditori edili – e non solo -, denominata la Cricca’.

La magistratura ha appurato reati ed irregolarità, secondo la regola, osservata anche nei casi dell’Expo, del Mose ed ogniqualvolta si verificano le condizioni di dover agire sotto la frusta dell’urgenza, allentando controlli e vincoli di tutela anti-irregolarità: la legge del ‘Salta chi può’.

Per terremoti e opere pubbliche presuntamente indifferibili (persino per l’abortito G8 alla Maddalena, poi trasmigrato proprio a L’Aquila), si cancellano tutte le regole e chi si trova in certe posizioni di comando cerca di lucrare illecitamente a proprio vantaggio.

Ogni tanto riciccia una qualche storiaccia su L’Aquila, direttamente o indirettamente riconducibile ad un simile meccanismo. Le indagini vanno inesorabilmente avanti e per chi ha la coscienza ‘sporca’, presto o tardi, verrà il momento del ‘redde rationem’.

Si ha la sensazione di un andamento carsico che, periodicamente, vede emergere imputazioni contro chi è stato manovratore della messa in sicurezza e della ricostruzione (poco ricostruttiva) de L’Aquila.

L’ultimo ‘caso’ ha portato le manette ai polsi a Luciano Marchetti, ex vicecommissario alla Ricostruzione, il ‘secondo’ di Guido Bertolaso (quest’ultimo l’ho perso di vista… dobbiamo rivolgerci a Federica Sciarelli?), alla funzionaria del MIBAC(T) Alessandra Mancinelli, che svolgeva un ruolo importante nella sua segreteria e a tre imprenditori Nunzio Massimo Vinci, Patrizio Cricchi   –un Cricchi nella Cricca? Nomen omen- e Graziano Rosone. L’accusa è di aver intessuto un sistema tangentizio sulla ricostruzione, in particolare di beni ecclesiastici.

Contemporaneamente alla diffusione della notizia, son venute a galla un po’ di notiziole di contorno su Marchetti, già ex funzionario del MIBAC,  che aveva svolto il ruolo in altra epoca di Commissario alla Domus Aurea (straordinaria reggia neroniana che, per scarsità di fondi, è ridotta al caso quasi disperato per il quale, proprio l’altro ieri, il Ministro Dario Franceschini ha chiesto a sponsor privati un intervento straordinario perun ammontare di 31 milioni di euro).

Ad esempio, pare che Marchetti godesse di una casa a canone molto agevolato nel patrimonio della Propaganda Fide, fatto, questo, già emerso nel 2010 e considerato la riprova di un suo coinvolgimento in quel sistema opaco che si estendeva fra la cosiddetta Lista Anemone (dal nome dell’imprenditore che aveva un tourbillon di favori in piedi al fine di ‘ungere le ruote’ e procurarsi grandi appalti), le contiguità dell’ex Presidente del Consiglio Superiore delle Opere Pubbliche, Angelo Balducci e tutta una fauna che , sott’acqua, muoveva i fili di appalti e maneggi vari.

Penso con grande dolore alla L’Aquila ancora scarnificata che la Mostra di Paolo Porto Pressoché ignuda’, di cui vi ho parlato lo scorso 7 aprile, ha mostrato con tutte le sue piaghe, poeticamente accostate, nelle immagini, alla plasticità nel gesto di famosi performer, fermato dall’obiettivo del fotografo. Quelle polverose rovine urlano vendetta contro chi, la sera del sisma, incurante di vittime e distruzione, si fregava le mani perché la Natura gli aveva creato un nuovo business.

La stampa ha tuonato più volte contro l’imprenditore-squalo (che ogni tanto riemerge, per destino invischiato sempre in vicende sgradevoli) che si rese protagonista di un simile gesto maramaldesco; ma io lo accosterei, nel vituperio, a chi ha creato un ignobile sistema di lucro continuo sul denaro pubblico destinato a dare soccorso, ricostruire, recare una speranza nuova a una popolazione così terribilmente colpita. A chi accessoriava il lavoro per cui era pagato con incassi indebiti, pretesi dagli imprenditori che volevano far parte del ‘Grande Gioco’.

Non è insolito, come nel caso di Giancarlo Galan e della sua segretaria Claudia Minutillo, che un personaggio al timone di un’organizzazione in grado di sviluppare il volano tangentizio, si appoggi ad una collaboratrice che svolge il ruolo di ‘ambasciatrice’.

Così come è pressoché un copione ricorrente che le controparti, ovvero gl’imprenditori interessati a acquisire appalti, calcolino i costi con la tara  (parola ambivalente, pertanto molto adatta) di quanto verseranno per conquistarseli.

Ritroviamo una trama simile in ogni vicenda putrida, di corruzione, concussione, cinismo e spregiudicata vessazione del pubblico denaro ci offrono i giornali, a L’Aquila come a Venezia, a Milano come a Genova.

In ogni ‘pizzo’ (parola di multiforme espressività) del nostro sventurato Paese, dove ci sono tanti di questi alligatori impegnati a masticarsi l’Italia.

Ho ripetuto quasi come una giaculatoria che amo L’Aquila ed ho a cuore moltissimi aquilani. Innanzitutto, Goffredo Palmerini, Serafino Patrizio, la sua deliziosa consorte e Lucia Gunning, la loro figliola; lo stesso Paolo Porto, Pierluigi Tosone. E tanti altri che mi perdoneranno se la mia memoria da vecchietta funziona a scartamento ridotto (quattro giorni fa è stato il …esimo compleanno).
Anche se a L’Aquila son cinquant’anni che non c’è più, il grandissimo commediografo Mario Fratti, stella di Broadway fa parte di questa pattuglia di cittadini illustri di una città ferita ma mai doma.

A tutti loro, poi, sta a cuore un luogo, simbolo aquilano per antonomasia: la Basilica di Collemaggio. Non ho più la cognizione in che stato ora versi. Ricordo che c’è stata una raccolta fondi ad hoc, per il restauro della Cappella dell’Abate, con una forte partecipazione dei dipendenti di Price Waterhouse. Mi piacerebbe sapere: quel denaro ha sortito l’obiettivo per cui era stato donato?

 

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