martedì, Ottobre 19

L’appello inascoltato di Umberto Eco

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Ancora nelle ultime settimane vi sono stati alcuni eclatanti episodi di pubblicazioni di notizie farlocche come vere da parte di diversi quotidiani e la malaugurata abitudine a frequentare social media per ricavarne dotte e utili citazioni ha spinto il Primo Ministro del Governo italiano ad utilizzare un testo falsamente attribuito a Jorge Luis Borges nel corso di una Lectio Magistralis tenuta presso l’Università di Buenos Aires.
Proprio questa gaffe svela la drammaticità degli effetti del problema, così lucidamente posto da Umberto Eco, sul piano culturale. In particolare ne svela la tragica influenza sui meccanismi che determinano -nella dimensione sociale- le attribuzioni di valore sulle produzioni artistiche.
La citazione del falso Borges ha avuto migliaia di condivisioni ed esistono decine di video su Youtube con immagini e musiche che riportano quel testo.

Sarebbe bastato aver letto un paio di libri di Borges, scritti davvero da lui, per capire che quelle frasi così convenzionalmente melense erano distanti anni luce dal pensiero e dall’estetica del grande intellettuale argentino.

In altre parole la gaffe sostanziale è consistita nell’affermare, citandole, che quelle frasi avevano un valore estetico alto, degne di un Borges, quando, invece, sono il frutto di una manipolazione di luoghi comuni dolciastri e consolatori, con intenti edificanti e di livello pedagogico piuttosto elementare.

L’appiattimento verso il basso nella definizione del gusto, così fortemente esplicitato dalla gaffe argentina del nostro Primo Ministro, è solo un frammento della punta dell’iceberg del declino culturale italiano: ormai siamo assuefatti al banale, al già ascoltato, a ciò che non può e non deve impegnarci più di tanto sul piano cognitivo -nel leggere, ascoltare o guardare.

Tanto ciò che conta è l’emozione, non il pensiero, e meno che mai il pensiero critico.

Così le notizie dell’apertura di chiese che celebrano il culto del demonio in città italiane, le orribili immagini di poveri cuccioli di delfino sacrificati al rito del selfie o le reazioni di crudeltà giustificabili da parte di genitori di ragazze a cui maghrebini hanno fatto violenza  -tutti clamorosi falsi facilmente verificabili, peraltro- hanno continuato ad imperversare nella pagine dei giornali.

Poiché non ha molta importanza che una notizia sia vera o falsa, ciò che è importante è che possa sollevare lo sdegno del Lettore per distrarlo da ciò che lo circonda e che è, troppo spesso, realmente brutto, falso, corrotto e degradato.

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