giovedì, Gennaio 27

‘L’anno vecchio è finito … Ma qualcosa ancora qui non va’ Il nuovo anno è iniziato, la corsa al Quirinale pure, ma tutto resta come prima, dalla scuola (a che serve? tanto c'è Nicola Savino che fa 'pedagogia nel varietà'), al Covid (obbligo vaccinale sì, obbligo vaccinale no), ai partiti e i loro capataz

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Ho un brutto carattere, si sa. Cioè, non si sa, lo sanno quelli cui accade di leggere queste righe … e ovviamente i miei vari familiari, che non fanno altro che parlarne, ma non ne scrivono sui giornali.
Il 2022 è iniziato. Tra poco si dovrà eleggere il Presidente della Repubblica e i partiti e i loro capataz sono impazziti a discutere del nulla assoluto, salvo a trovare il modo per fare al massimo il proprio tornaconto. Patetico Matteo Salvini, che si è messo in testa di essere il ‘pivot’ della situazione, e vuole fare «sedere tutti i partiti intorno a un tavolo» (sempre sti tavoli di mezzo!) ma non si capisce come e perché: se lui parte, e non può non partire, da Silvio Berlusconi o morte, gli altri che ci vanno a fare a discutere? Vabbè, direte voi furbastri, ma si sa che Salvini dice Berlusconi o morte per dire morte a Berlusconi. Può darsi, ma intanto uno che ci va a parlare a fare? Al massimo ci va a parlare nel cortile di dietro, di nascosto, per tramare qualche furbata: non fanno altro che questo i nostri politicanti. A ma pare che chi sta lavorando sul serio non è lui, ma il livido Giancarlo Giorgetti.

Ma lasciamo perdere. Il nuovo anno è iniziato, ma tutto resta come prima: non è passato tempo, tutto è uguale, tutti i buoni propositi sono saltatati, è tutto come prima.
Spiluccando qua e là.
Ovviamente, si ‘scopre’ che se Mario Draghi fondasse il suo partito sarebbe il più votato di tutti, Monti docet. Ma si uscirà mai dal cortile della servitù?
Di fronte all’aumento dei contagi da Covid-19, certamente in gran parte favoriti dalla ormai dilagante disattenzione o -chiamiamola col suo nome- strafottenza, anche di moltissimi cittadini, ora i politicanti parlano, e al solito parlano a vanvera, e si azzuffano. I cittadini, si sa, in Italia sono il frutto della nostra scuola, del nostro modo di essere, della nostra politichetta: buoni a protestare e a parlare, mai fatti miei innanzitutto!
Di fronte casa mia, le auto vengono regolarmente ‘parcheggiate’ in seconda fila (e anche più!) e non solo perchè manchi il posto nelle strisce blu (in gran parte, credo, illecite, perché spazi liberi non ne vedo), ma perché così non si paga nulla. Per uscire e rientrare in casa mia, devo fare manovre allucinanti. Alla mia protesta, la risposta dei parcheggiatori in fila doppia (per lo più negozianti o ‘professionisti’) è: ‘ma io devo lavorare’ … come quel vigile urbano tanti anni fa che mi diceva che non faceva multe per non stancarsi perché, smontato dal servizio ‘devo andare a lavorare’ … in un negozio della moglie, naturalmente!

 

Tornando all’epidemia: subito, immediata, la prima cosa che è venuta in mente a tutti, anche ai capataz più capataz di tutti (vedi Luca Zaia e Vincenzo De Luca) è stata spostiamo l’inizio della scuola‘. Al solito: la scuola non serve, meglio tenerla chiusa, così non ci sono problemi, a Napoli diremmo ‘levi la frasca da mezzo’. Tanto la scuola a che serve! Per imparare qualcosa, certo che no, tanto c’è internet; a socializzare, e che bisogno c’è, tanto c’è twitter. E questi grandi uomini di cultura, sedicenti ‘governatori’ (convinti come sono di abitare in Arkansas) non hanno dubbi, intanto la scuola no: breve, succinto e compendioso.
In compenso -siamo sempre in Italia no?, c’è sempre un’alternativa …- un certo Nicola Savino, che non so chi sia e perché esista, ma lui dice di essere un elemento fondamentale della nostra vita, è anche amico di Jovanotti e si è preso il Covid con lui, ma ora gli è passato, è un uomo importantissimo per la cultura universale e italiana in particolare, sostituisce la scuola a modo suo, facendo -grazie a “quelle persone gentili di Mediaset” (Silvio?)-, ‘pedagogia nel varietà‘, fa gli esami di scuola elementare a Salvatore Schillaci e non so chi altri, noti luminari della cultura.
Eccola qui la risposta alla domanda a che serve la scuola: a fare divertire Savino e Jovanotti, il resto non conta. Anzi, diciamoci la verità, i nostri concittadini più incolti e stupidi sono, meglio è. Se hanno idea di qualcosa di storia e di geografia (faccio per dire), poi magari si accorgono che li stanno prendendo per il c… e si ribellano. Se li tieni a casa a giocare con twitter e con Schillaci (ma chi cavolo è Schillaci?) stai sicuro che, appena possibile faranno gli idraulici, male perché comunque nessuno ha insegnato loro farlo, ma non romperanno le scatole. E, quindi, si occuperanno a tempo pieno di Fedez, la parte tatuata dei Ferragnez, che non percepisce più i sapori e mangia bendato, e nei ritagli di tempo seguiranno le lezioni del premio Nobel per la fisica, che spiega come non so quale scoperta clamorosa sia fondamentale per assegnare i posti a tavola.

Direte: ecco, il solito ‘aristocratico’ (per non dire la parolaccia che state pensando) che vuole la cultura paludata, il professore che parla latino. Fate voi. Io ho sempre cercato di ‘insegnare’ senza paroloni, di scrivere senza paroloni, di spiegare facilmente, ma … seriamente. Scherzare con la cultura si può, anzi, si deve, ma scherzare sulla cultura dovrebbe essere vietato per legge.
E vabbè, tanto il premio Nobel non me lo dà nessuno e quindi posso stare tranquillo.
Però, intanto, il nostro super-Ministro per la trasformazione di non so cosa, si dà da fare (sarebbe interessante sapere perchì … non è un errore di stampa!) per farci fare le centrali nucleari, mezza Europa protesta, la Germania pianta una grana mostruosa, ma noi ci occupiamo di Savino, e del nucleare nulla sappiamo, anzi, i premi Nobel ci spiegano come mettere i posti a tavola, invece di spiegarci che cosa è una centrale nucleare, quanto costa, quali pericoli propone, che se ne fa delle scorie, ecc.! Premio Nobel va bene, toccare il manovratore, mai.

Ma mica c’è solo il tema della scuola, cioè della cultura (ammesso e non concesso che la scuola serva alla cultura), c’è anche il tema dei temi: l’epidemia, pardon, la pandemia!
E dunque, ricomincia la solita trita e ritrita discussione, tutta destinata alle prima pagine dei giornali beninteso: obbligo vaccinale sì, obbligo vaccinale no.
E i pezzi da novanta scendono in campo, con le solite frasi fatte e affermazioni rituali. Serve il super-green-pass (altra buffonata … super) per tutti quelli che vanno al lavoro, dice il solito Alberto Bombassei, quello che usa il gatto a nove code che gli ha regalato Carlo Bonomi per perseguire gli operai e per costringere in pratica i lavoratori a vaccinarsi. No, grida scandalizzato il solito Maurizio Landini, oggi assecondato da Pierpaolo Bombardieri, bisogna essere chiari se si vuole che i lavoratori si vaccinino si deve adottare l’obbligo vaccinale, se no si creano discriminazioni. Dei non vaccinati verso i vaccinati: sono questi ultimi ad essere discriminati, caro Landini!
E che volete, che mi metta di nuovo a discutere delle inesistenti discriminazioni e della sciocchezza dell’obbligo, che oltre tutto non servirebbe a nulla, se non altro perché, una volta che fosse in opera e cominciasse a funzionare, saranno passati sei o sette mesi, e nel frattempo tutta l’Italia sarà in ospedale. E uno pensa che va bene, ormai questa discussione di lana caprina è superata, eccetera.
Macché, attenti: siamo sotto elezione del Capo dello Stato e quindi in prospettiva di elezioni generali, e quando il gioco si fa duro entrano in ballo i duri. E quindi scendono in campo i ri-pensatori pensosi (proprio così) e si scoprono favorevoli all’obbligo vaccinale, naturalmente Matteo Renzi, ma poi anche Franco Locatelli (che in quanto membro del CTS dovrebbe tacere, ma si sa, da noi non si usa di rispettare i ruoli) e infine Luca Ricolfi. Ecco allestita una bella tribuna per litigare, chiacchierare, ribadire … perdere tempo.
Bene: contributo di chiarezza e di assenza di discriminazioni!
Lo devo ripetere ancora una volta? No, è vero il contrario: l’obbligo sarebbe un errore. Uno, per i tempi necessari; due, perché non obbligare è forma di libertà nel caso specifico di un vaccino trovato in corso d’opera e che vaccina ‘a rate’; tre perché l’ultima frase dell’art. 32 della Costituzione afferma che a nessuno comunque possono essere imposte cure in contrasto con i suoi diritti fondamentali (e non perdo tempo a spiegare perché l’obbligo vaccinale anti-Covid sarebbe diverso da quello anti-morbillo) e quindi l’obbligato potrebbe fare, giustamente, ricorso, la cosa finirebbe alla Corte Costituzionale e se ne riparlerebbe fra tre anni! Lo perderebbe il ricorso, è ovvio, ma nel frattempo saremmo tutti morti.
Occorrerebbe invece un Governo, di persone serie e oneste. Se sei vaccinato sei meno pericoloso per te e per gli altri, quindi per andare al lavoro vaccìnati, se no resta a casa … magari pagato dallo Stato, potrei accettare pure questo! Ma con chiarezza, senza ambiguità tipo tamponi di un certo tipo o di un altro. Norma semplice e chiara: se sei vaccinato fai parte della società italiana attuale, se no fai parte, liberamente e legittimamente, di un’altra società, che tutti rispettiamo e ti aiutiamo a viverla, ma che teniamo a distanza.
Per dirla banalmente: la legge non può vietare l’imbecillità, può solo difendersene!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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