martedì, Settembre 21

L’anno bisestile deve far paura? field_506ffbaa4a8d4

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La misura del tempo

Come si vede, nel giro di un arco temporale piuttosto modesto si è andata sempre più raffinando la misura del tempo fino ad arrivare all’uso degli orologi atomici montati sulle costellazioni satellitari per assicurare la massima precisione nella triangolazione dei rilievi effettuati. Ma restiamo ancora a Terra, nella sua antichità, quando nel libro ‘Le opere e i giorni’ di Esiodo, un poeta dell’ottavo secolo a. C. i giorni dell’anno per seminare e raccogliere erano riferiti al primo apparire di particolari stelle ma sei o sette secoli dopo il grande astronomo Ipparco di Nicea asseriva che gli anni misurati dalle stelle fossero identici agli anni tropici. Era il suo, un calendario basato sul ciclo delle stagioni.

 

Il volere di Papa Gregorio XIII

Facciamo un salto in avanti: tra il 325, anno in cui il Concilio di Nicea stabilì la regola per il calcolo della Pasqua e il 1582 si era ormai accumulata una differenza di circa 10 giorni. Un fenomeno che stralciava la primavera rispetto alle osservazioni astronomiche e così la fine dell’inverno non cadeva il 21, ma già l’11 marzo e la Pasqua, che secondo i dettati conciliari sarebbe dovuta cadere la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, veniva spesso a cadere nella data sbagliata e di conseguenza si sfalzavano anche la Quaresima e la Pentecoste.

Eventi che la Chiesa non avrebbe potuto giustificare e dunque Gregorio XIII, al secolo Ugo Buoncompagni, fautore della Riforma Cattolica, decise di intervenire sul calendario e sotto il suo pontificato fu stabilito di riallineare la data d’inizio delle stagioni con quella che si aveva nel 325 e modificare la durata media dell’anno, in modo da prevenire il ripetersi di questo problema anche perché molte generazioni di contadini basavano sulle scadenze liturgiche le fasi di semina e raccolta delle piantagioni che coltivavano. Per recuperare i dieci giorni perduti, una commissione di esperti presieduta dal gesuita bavarese Cristoforo Clavio, con il medico calabrese Luigi Lilio, l’astronomo siciliano Giuseppe Scala e il matematico perugino Ignazio Danti, elaborò le misurazioni di Niccolò Copernico, pubblicate nel 1543 sotto il titolo di ‘De Revolutionibus orbium coelestium libri sex’ e stabilì che il giorno successivo al 4 ottobre 1582 fosse il 15 ottobre; inoltre, per evitare interruzioni nella settimana, si convenne che il 15 ottobre fosse un venerdì, dal momento che il giorno precedente, il 4 era stato un giovedì. Anche i Paesi che adottarono il calendario gregoriano successivamente dovettero stabilire un analogo ‘salto di giorni’ per riallinearsi. Pazienza per i nati in quella settimana che persero di festeggiare il compleanno!

Il calendario gregoriano entrò subito in vigore il giorno di Santa Teresa d’Avila del 1582 e fu recepito dall’universalità cattolica. Gli altri Paesi si uniformarono in epoche successive: la Svezia si decise nel 1699, gli Stati luterani, calvinisti e anglicani nel diciottesimo secolo e quelli ortodossi, come abbiamo visto, parzialmente e ancora più tardi. Per quanto riguarda i Paesi non cristiani, in Giappone il calendario romano fu adottato nel 1873, in Egitto nel 1875, in Cina nel 1912, in Turchia nel 1924. Un’eccezione che merita di essere ricordata è quella dell’Unione Sovietica che sebbene nel 1918 avesse adottato il calendario gregoriano, nel 1923 la formula per decidere quali anni centenari fossero bisestili fu ufficialmente modificata, ottenendo il calendario rivoluzionario sovietico. In esso, tra gli anni divisibili per 100 sono bisestili solo quelli che divisi per 9 danno come resto 2 o 6. Il primo anno di discordanza con il calendario gregoriano sarebbe stato il 2800. Ma già dal 1940 il calendario rivoluzionario sovietico fu abbandonato e si ritornò al gregoriano.

Tuttavia, la ricerca di un calendario perfetto è utopistica perché per quanto si possa calcolare con esattezza infinitesimale la lunghezza di un anno attuale, la misura non è costante su lunghi periodi in quanto l’orbita terrestre, a causa dell’interazione gravitazionale con gli altri pianeti, cambia lentamente e la durata dell’anno varia di conseguenza.

Inoltre, a causa dei fenomeni di marea la rotazione terrestre sta rallentando, e quindi la lunghezza del giorno è di poco più lunga. Proprio a causa di questo fenomeno negli ultimi decenni è entrato in uso l’inserimento, quando necessario, di un secondo aggiuntivo, in modo da mantenere sostanzialmente allineato il giorno astronomico con quello civile. La tendenza attuale è di non cercare proporzioni matematiche più accurate e maggiormente corrispondenti alla realtà fisica, ma di correggere il computo del tempo mediante l’aggiunta di un secondo, quando la discordanza raggiunge tale valore; le variazioni che tale pratica comporta risultano accettabili per la maggior parte degli usi comuni della unità di misura del tempo.

 

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