giovedì, Aprile 22

Maurizio Landini .1

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Maurizio-Landini

Intanto è uno che ha faticato sul serio, apprendista saldatore a quindici anni, nel 1986. Il che tra i vertici sindacali è già un’eccezione. Intanto è uno che dovendo fare il suo lavoro di rappresentante dei lavoratori, quello fa, senza tanti svolazzi. Il che da noi è già un’eccezione. Intanto è uno che va a manifestare in piazza assieme agli altri operai, in prima fila, e quindi, quando arrivano, si becca anche lui le sue belle botte. Il che è già una bella eccezione.

Maurizio Landini è, in un Paese come il nostro, un’eccezione. Dal giugno 2010 è alla guida della Federazione Impiegati Operai Metallurgici, questo il significato per esteso della sigla FIOM. Cinque mesi prima che Susanna Camusso divenisse Segretario Generale della CGIL. Dei metalmeccanici era stato alla testa a Reggio Emilia, a Bologna, nell’intera Emilia e Romagna. Poi, entrato in Segreteria Nazionale, ha avuto la responsabilità dell’Ufficio sindacale. E dei settori elettrodomestici e veicoli a due ruote. Frigoriferi e motorini, praticamente. Ma non concepisce il suo ruolo come corpo separato. “Hanno menato anche me” ha denunciato quando hanno caricato gli operai della AST, le acciaierie di Terni da cui la ThyssenKrupp vuole licenziare 537 persone. Perché era lì, tra i quattro manifestanti feriti ed i quattro agenti colpiti. E, certo, tra le anomalie di questo nostro sventurato Paese ci sono le conseguenze dell’inedita condizione di essere senza Ministro dell’Interno. Il sogno di ogni rivoluzionario da salotto, ma i danni aumentano di giorno in giorno, epperfortuna che c’è lui a governare quel che resta della nostra miglior classe operaia. Con una normalità che è difficile a farsi.

Il sindacalista normale è nato a Castelnuovo né Monti, Castalnöv, Castelnōv di Mûnt nel dialetto di Reggio Emilia, nella cui provincia si trova. Era il 7 Agosto del 1961, ha quindi 53 anni, quattordici (quasi) più di Renzi. E’ cresciuto sempre lì in zona, a San Polo d’Enza. A casa c’erano le bocche di cinque figli da sfamare, lui il quarto. Madre casalinga, padre cantoniere, con trascorsi nella Resistenza. Che nelle terre dei fratelli Cervi qualcosa vuol dire, e più di qualcosa. Comincia a studiare da geometra, ma dopo poco, a quindici anni appunto, deve lasciare per quell’azienda metalmeccanica dove gli mettono maschera in faccia, fiamma ossidrica in mano. Si impegna da subito nel sindacato, ma solo a metà degli anni ’80 inizia a farlo a tempo pieno. E poi…

Nel suo pragmatismo emiliano Landini aveva anche offerto un’iniziale apertura di credito a Matteo Renzi. Non si era impiccato ai suoi pronunciamenti proMarchionne, rimangiati a parole quando serviva, rinnovellati nei fatti. Ma adesso siamo ormai allo scontro totale. Incassate le botte di fine ottobre al corteo per le acciaierie ternane, è corpo a corpo sulle proposte governative di politiche sul lavoro. Il Capo del Governo ha deciso: “Non cambierò la delega”, e il Jobs Act non sarà modificato alla Camera, dove arriva a metà novembre, probabilmente blindato dalla Fiducia. Il metalmeccanico reggiano è, forse, ora come ora, l’unico in grado di contrapporsi realmente al caterpillar fiorentino. Derby dell’appennino toscoemiliano, fatti contro chiacchiere e distintivo. E replica “Così andrai a sbattere”, annunciando lo Sciopero Generale, il 14 Novembre a Milano, il 21 a Napoli. Pure parte di una delicata partita interna con la Camusso.

Che Renzi vada a sbattere non è affatto detto, ché ha in mano buonissime carte, di consenso parlamentare, politico, sociale. Ed elettorale. Che Landini, comunque, riesca a tenere botta, ci si può scommettere.

 

1. Continua…

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