venerdì, Agosto 19

Landini e la sua ‘politica politicante’ Landini, come una parte del PD, vuole Draghi al Quirinale per poter riprendere il vecchio gioco di tira e molla con un nuovo Governo, molto più debole, ma specialmente molto più 'tradizionale'

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Premetto che non ho dubbio alcuno a dire e ripetere che la scelta di Maurizio Landini di indire uno sciopero per il 16 Dicembre, cioè con poco più di otto giorni di anticipo sulla data prevista, non mi piace e non la condivido. Furbetta, la CISL non ci sta, perché difende proprio i ceti avvantaggiati dalla legge finanziaria.
Ciò premesso, è ovvio che cade in un momento difficile per Mario Draghi, assediato da Matteo Salvini, messo continuamente in difficoltà da un Matteo Renzi più scatenato e rozzo che mai, pericolosissimo, ‘sostenuto’ malvolentieri da uno scardinato Enrico Letta, latticino vivente in attesa di assurde Agorà con l’accento sulla a, che facciano da ‘caglio’, e quindi quello sciopero serve unicamente a scoprirlo ancora di più, non a sinistra o a destra, ma rispetto ai suoi progetti di recupero di un Paese ancora largamente allo sbando. E, per di più, è destinato, platealmente solo, a piantare anche lui l’ennesima bandierina a difesa dei meno abbienti, spesso, e in questo caso certamente, solo utilizzati come scusa per piantare grane oltre alle bandierine, e vantare di avere raccattato qualche spicciolo inutile.
Si potrebbe dire, ma lo dicono tutti i giornali, che il colpo basso è ad una Italia che faticosamente si sta riprendendo, ma, inopinatamente, corre a razzo … più di altri. E la sorpresa è immensa. Lo dicono tutti, e quindi non approfondisco, salvo a dire che sono stupito del fatto che Maurizio Landini non colga l’occasione persaltaresulla ripresa, soffiarci sopra e chiedere di esserne partecipe, anzi, forza propulsiva. Che preferisca l’Italia del deficit, dei bilanci scassati, della dis-amministrazione sistematica?

La scelta di ‘difendere’ i più deboli, come quelli che il sindacato, ad esempio, accompagna alla stesura di ‘conciliazioni’ per chiusura del rapporto di lavoro ‘senza avere nulla a pretendere’ … a spese dei datori di lavoro, perché anche questo accade, o sbaglio? quella scelta a cosa mira?
In altre parole: qual è il senso dello sciopero? Di pretendere che una parte della piccola (perché è piccola) somma ricavata da un abbassamento delle tasse, sostanzialmente al ceto medio, cioè a quello che spende per beni di consumo ora, sia devoluta come una mancetta irrilevante a vantaggio dei meno abbienti?
Certo, in astratto è perfettamente giusto che ciò si faccia, che ciò si pretenda, ed è ottima cosa da portare in piazza sbraitando. Ma in un momento in cui l’Italia sembra in grado di riaccendere i motori per ripartire alla grande, a prescindere dalla Confindustria, mai così dura contro la manovra di bilancio del Governo perché costretta a metterci i propri soldini nella ripresa, il compito, ma principalmente l’interesse di tutti, è quello e solo quello. Una redistribuzione del reddito va fatta, ma nella produttività, non neltogliereai ricchi per dare aipoveri‘: queste sono cose ottocentesche. È una riforma fiscale profonda che va fatta; uno scioperetto sotto Natale, serve solo a prendere qualche spicciolo o … a ‘fare politica politicante‘, cioè a ritirarlo.

Avrei capito, con perplessità ma avrei capito, che Landini scatenasse uno sciopero vero e durissimo, molto più duro delle otto ore o meno proclamate (che se veramente ci saranno, saranno un fallimento, ci scommetto … con grande dolore) contro quei quattro approfittatori che, nel Governo, hanno impedito a Draghi di tassare minimamente i ceti più ricchi, proprio per agevolare quelli più deboli. Renzi, Salvini, Confindustria, il Principe Vittorio Emanuele (amico sicuramente del principe Henry Windsor di Charles e Diana di cui racconta Gramellini con parole di fuoco) e chi sa chi altri, hanno sparato a zero contro il Governo che avrebbemesso la prima pietra per una patrimoniale‘ (orrore!), e Landini non ha nulla da dire, ma vuole una fettina misera di una torta miserrima, da poter dire di avere distribuito ai meno abbienti. Mi domando certe volte, da quanto Landini e altri come lui abbiano veramente parlato con un ‘meno abbiente’, che quella mancetta gliela sbatterebbe in faccia, diciamoci la verità.
Ma nemmeno ha nulla da dire sull’evasione fiscale mostruosa che devasta lo Stato, privandolo ogni anno di oltre 100 miliardi … e non mi dica Landini che non lo sa, non mi dica Landini che sono solo i riccastri che imbrogliano sulle tasse. Non prendiamoci in giro.
Appunto. Io pensavo che Landini fosse, finalmente, un’aria nuova del sindacato e nel sindacato, uno che ponesse ad esempio seriamente il tema del lavoro nero, che è la medicina pietosa che uccide il paziente. Ma questo è un tabù, non se ne parla. Nemmeno quando i datori di lavoro stessi ne approfittano, ad esempio per assumere i lavoratori a part time e farli lavorare (in nero) per l’altra metà del tempo e anche di più. Perché è questo ciò che accade nel mercato del lavoro vero, dove i lavoratori non hanno alcun potere contrattuale e firmano, perché non possono fare altrimenti, i ‘verbali di conciliazione’ proposti dai sindacati e … pagati dai datori di lavoro.
Mi sarei aspettato Landini barricadero come è nel linguaggio urlato, mi sarei aspettato Landini schierato in primissima fila a difesa, ad esempio, dell’eliminazione del contante, che sarebbe un grosso aiuto al controllo della evasione fiscale. E invece su ciò tace, e chiede i tamponi gratis, per non scombinare le carte sulle quali si regge l’intero sistema e, purtroppo, lo stesso sindacato, che non ha interesse a combattere il lavoro nero, con la scusa che toglierebbe lavoro agli stessi lavoratori più poveri, anche grazie alle leggi corporative che, nell’illusione di favorire il lavoro dei giovani, vietano il lavoro extra a chi sia dipendente o pensionato o con un sussidio di disoccupazione. La fabbrica del lavoro nero! Lo sappiamo tutti, solo Landini no?

Ma poi. Un’altra domanda mi pongo rispetto a questo sciopero, che ha tutta l’apparenza di nascere per essere ritirato, ma in tempi brevissimi, troppo brevi perché si faccia in tempo a comprenderne la ragione. Posto che ottenga qualche mancia da Draghi (e qualcosa, temo, otterrà) lo sciopero, per caso, non è che servisse a mettere bocca nell’elezione del Presidente della Repubblica?
Mi ha colpito il lunghissimo applauso a Sergio Mattarella l’altra sera al Macbeth: il teatro in piedi, non era il teatro dei meno abbienti, ma dei ceti medio-alti, che hanno espresso una voglia quasi commovente di Mattarella al suo posto. Perché la sua presenza lì, garantirebbe la presenza di Draghi … là! Ma un’operazione del genere, probabilmente desiderata dall’establishment, compresi i padroni delle ferriere, nonostante le arrabbiature per le mancate prebende ai ‘padroni’, equivarrebbe ad un commissariamento della Repubblica. E, ne sono certo, Mattarella non lo vuole, ma, ne sono anche più certo, nemmeno Draghi lo vuole.
L’unico modo per uscire dall’impasse, che è (permettetemi questo inciso) l’unica cosa realmente seria e realmente pericolosa che viene, malamente, ricordata e chiamata in causa dal ‘think-thank’ (e ti pareva che non ci mettevano anche loro lo slang anglo-veneto!) Freccero-Cacciari (volesse il cielo che lo avessero fatto in altro modo e in termini più diretti: sarei in prima fila, ma evitando con cura di immaginare Padri ideali, opportunamente morti, che vergogna!), sarebbe eleggere in una delle primissime votazioni un Presidente di vera garanzia. Il guaio è che non c’è, almeno non di sesso maschile, tanto più che di sesso femminile dubito possa ormai essere la signora Marta Cartabia. E allora?
Ecco il dubbio. Landini vuole indebolire Draghi, per spingerlo al Quirinale, in questo aiutato dalla improvvida e stupida (o ben trovata?) manovra di Luigi Zanda e soci, che ha, semmai ce ne fosse stata l’intenzione, sbarrato definitivamente la strada ad una rielezione di Mattarella … e Zanda è troppo vecchia ‘volpe’, benché spelacchiata, per non saperlo.
E allora? Landini, come una parte del PD (mozza-Letta, incluso), vogliono Draghi al Quirinale per poter riprendere il vecchio gioco di tira e molla con un nuovo Governo, molto più debole, ma specialmente molto più tradizionale‘. Un Governo potrebbe essere, cioè, silurato Draghi tra gli ori del Quirinale, del PD e del Centro (non per nulla spinto da molti) di Renzi, erede di Berlusconi, tagliando fuori o sterilizzando di fatto gli stellini, Conte in testa. Un disastro, a parte la cancellazione degli stellini che è auspicabile, ma non subito, finché c’è Renzi in gioco. La vecchia politichetta da condominio fatiscente, che ‘salverebbe’ l’establishment politico ed economico, ma riporterebbe l’Italia ad essere quella ruota sgonfia dell’Europa di cui ho spesso parlato. Del resto a Renzi dell’Europa non importa nulla, e per Letta, temo, il caglio è ancora assente.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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