mercoledì, Luglio 28

L’Amministrazione Trump e il bilancio dei ‘cento giorni’

0
1 2


L’avvicinarsi della scadenza dei cento giorni è l’occasione per tentare una valutazione – seppure provvisoria – di quello che è stata sinora l’amministrazione di Donald Trump e per azzardare qualche ipotesi riguardo alle sue posizioni future. Soprattutto nelle ultime settimane, sembra, infatti, possibile rilevare un drastico cambio di rotta rispetto a quelle che nei giorni immediatamente successivi all’insediamento erano state proposte come le linee-guida cui l’azione del Presidente avrebbe dovuto ispirarsi.

Questo cambio di rotta è stato tanto repentino da spingere qualcuno a parlare di una Casa Bianca ‘sotto ricatto’, obbligata a seguire le direttive del Congresso sotto la minaccia dell’impeachment. Senza scomodare scenari estremi (peraltro mai sostenuti da riscontri concreti), con la scelta di aumentare in maniera significativa il bilancio militare, con l’intervento militare in Siria, con l’invio della Carl Vinson nelle acque al largo della Corea e con l’impiego eclatante della MOAB in Afghanistan l’amministrazione USA sembra comunque avere deciso di assumere – sulla scena internazionale – un profilo più visibile e, sotto molti aspetti, più consono allo slogan trumpiano di ‘fare l’America nuovamente grande’.

Anche in politica interna qualcosa pare essere cambiato. Sebbene il favore di cui gode l’azione presidenziale resti scarso (44%, il livello più basso dopo il 51% registrato da Ronald Reagan nel 1981, a fronte di un 43% del campione che ‘disapprova fortemente’ le politiche del Presidente), le posizioni di rottura dei giorni immediatamente seguenti l’insediamento sembrano essere state accantonate. I problemi del Muslim ban, rigettato da varie corti statali e federali; la (parziale) marcia indietro in tema di ‘Obamacare’; le voci riguardo al fatto che i lavori per la costruzione del famigerato ‘muro’ sul confine messicano siano destinati ad essere procrastinati a causa dei costi per il finanziamento del progetto sono alcuni dei fattori che possono avere favorito questo ‘ripensamento’.

Resta il fatto che, negli ultimi tempi, se da una parte non sono mancate le dichiarazioni critiche, ad esempio sul NAFTA e la necessità di procedere alla sua rinegoziazione, il focus dall’amministrazione sembra essersi rivolto ai problemi dell’occupazione e della crescita, con il lancio in grande stile di una riforma fiscale che i fautori hanno definito ‘fenomenale’ ma che solleva non poche perplessità fra gli osservatori, soprattutto sulla posizione che i Congressmen sceglieranno di tenere nei suoi confronti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->