martedì, Settembre 21

L’America rompe e l’Europa paga

0
1 2


La Libia odierna si è trasformata in una minaccia per l’intero bacino del Mediterraneo. Il terrorismo e l’immigrazione clandestina sono diventate le tristemente note esportazioni del Paese, in un ambiente apocalittico e anarchico. E oggi, l’Europa deve gestire tale situazione. Per Paesi come la Francia e il Regno Unito è difficile trovare una scusante circa le loro responsabilità in merito. Il detto recita: ‘chi rompe paga e i cocci sono suoi’, ma la responsabilità è condivisa con gli Stati Uniti. Tuttavia, il Paese di Barack Obama è in un altro continente, ben lontano dalla Libia e dai suoi problemi, come lo è anche dall’Iraq e dai suoi problemi. Non appena le sue truppe lasceranno l’Afghanistan, il presidente USA con ogni probabilità continuerà a perseguire la propria politica di lasciare i cocci rotti e farli raccogliere ai suoi partner.

Nel cuore dell’Europa le cose non sono diverse. Gli Stati Uniti e i partner UE hanno trascinato il vecchio continente in una spirale negativa in Ucraina. La vista di Victoria Neuland, John McCain, e addirittura John Kerry nel cuore di Kiev, incoraggiando la rivolta di Maidan, potrebbe aver contribuito a dipingerne un quadro lusinghiero e a rafforzarne la posizione nella sfera politica americana come grandi difensori della democrazia. Ma ciò ha anche dimostrato il programma egemonico intervenzionista perseguito in Ucraina dalla NATO e dall’UE.

E ancora, l’Ucraina e l’Europa sono ben lontane dagli Stati Uniti. Gli effetti del conflitto tra l’Occidente e la Russia si ripercuotono molto più duramente su Ucraina, Europa e Russia. Invece per gli USA tale situazione è molto simile ai suoi attacchi con i droni in cui, rimanendo a distanza, riescono a non avvertire i danni in patria. La logica del confronto tramite terzi e l’abitudine di lasciare i partner ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni sono costanti elementi della politica estera USA.

Il tema degli aiuti ai rifugiati è stato al centro della recente visita del Papa negli Stati Uniti, durante la quale il Papa ha ricevuto grandi plausi per i suoi sforzi in tal senso. Ora però le emozioni scaturite da tale incontro sono svanite e gli affari sono tornati alla normalità. Durante l’Assemblea generale dell’ONU si è svolto un confronto tra Barack Obama e Vladimir Putin, in cui il leader russo ha dichiarato che l’attuale situazione in Siria, il fulcro della crisi per i rifugiati che l’UE sta attualmente affrontando, è una conseguenza della guerra in Iraq. Washington, probabilmente, non reagirà positivamente a tale affermazione o alle richieste del Papa in merito ai rifugiati.

In Iraq, in Libia e in Ucraina la politica estera americana è stata interventista, a livello militare e/o diplomatico, e l’UE, agendo spesso come delegato degli USA, ha dovuto pagare lo scotto per i propri errori e per quelli commessi dal suo potente partner. Il problema, dunque, è che l’UE accetta di pagare di più della propria parte di responsabilità nel caos generato insieme agli USA.

In realtà, in un partenariato tra potenze mondiali, la parte di responsabilità dovrebbe essere più o meno equamente divisa, in quanto la continuità e il bisogno di ciascun partner nei confronti dell’altro creano e generano potere. L’attuale posizione dell’UE nella sua alleanza con gli USA non comporta alcuna influenza da parte sua.

Esiste un tipo di partenariato tra Stati in cui una parte non ha alcuna influenza. Il ruolo di tale parte si limita all’esecuzione strategica e all’allineamento secondo la posizione del partner più forte. Questo è quello che storicamente si chiama impero‘. Il rapporto USA-UE segue ovviamente tale configurazione.

Alcuni intellettuali asseriscono che la globalizzazione ha creato un mondo post-westfaliano in cui il potere è condiviso secondo la legge della diplomazia multilaterale. Ma, in realtà, siamo tornati a una configurazione pre-westfaliana dell’Occidente, in cui il potere è gerarchico, sotto il controllo dell’imperatore Obama, lo stesso Barack Obama che sembrava camminare sulle acque per il bene dell’umanità durante le elezioni presidenziali USA del 2008.

 

Traduzione di Maria Ester D’Angelo Rastelli

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->