sabato, Settembre 18

L’America Latina diventa autonoma

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Nel 1974, quando l’economista statunitense Hyman Minsky avvisò che i cicli economici sarebbero potuti diventare una bomba a orologeria, che i governi avrebbero dovuto prevenire le crisi finanziarie e che la speculazione finanziaria eccessiva aumenta il credito fino a renderlo impossibile da pagare, Milton Friedman lo ha preso in giro. Entrambi hanno vissuto abbastanza a lungo da poter vedere come l’America Latina fosse stata sommersa dalla crisi dei pagamenti del 1982 e da quella finanziaria del 1994, con il cosiddetto “Effetto Tequila”. Minsky si è perso la crisi asiatica, quella russa, il Corralito argentino, la caduta di Wall Street, la crisi spagnola, quella greca…e come ognuna di queste avesse contagiato il resto del mondo dandogli ragione.

Nel 1945 fu creato il Fondo Monetario Internazionale FMI con il compito di garantire la stabilità del sistema monetario internazionale dopo la crisi finanziaria del 1929. Nel 1989 fu creato il Consenso di Washington che senza dubbio ebbe molto poco consenso e troppo Washington. Le direttive imposte all’America Latina colpirono duramente la popolazione e aumentarono la disuguaglianza in una regione che, di fatto in accordo con quanto sostenuto dall’ONU, è la più disomogenea del mondo, in cui convivono l’uomo più ricco del pianeta e 180 milioni di poveri (78 milioni in povertà estrema). In accordo con il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo PNUD, in altre parole potremmo sostituire la popolazione dell’Italia, della Francia e della Germania con quella povera dell’America Latina.

Non solo le direttive sono state troppo dure ma addirittura, secondo l’ex presidente colombiano César Gaviria, al giorno d’oggi l’FMI «si è convertito in uno strumento del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti» ed è stato incapace di risollevare l’America Latina dalla precedente crisi. Ha ignorato l’Argentina «senza darle nemmeno una consulenza su come svalutare la moneta», dice l’ex presidente riferendosi al caso del Corralito, in cui gli argentini hanno perso tutti i loro risparmi e con le rivolte hanno mandato via cinque presidenti in 10 giorni. «Il Brasile è stato trattato male», assicura Gaviria. Quando il gigante latinoamericano ha cercato di svalutare la moneta non solo non è stato appoggiato, ma addirittura l’FMI ha cercato di boicottarlo: «Questo ha causato anni bui. Il Tesoro degli Stati Uniti non tollera che si prendano decisioni importanti senza interpellarlo», commenta l’ex presidente aggiungendo che anche il Brasile è entrato a far parte del Mercosur, un gruppo in cui «nessuno ama il commercio».

Tutto ciò che è successo prima, aggiunto alla quasi paralisi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio OMC, ha fatto sì che il mondo intero abbia rinunciato al multilateralismo in favore del regionalismo, la cui sperimentazione è stata vissuta dall’America Latina alcune volte con successo ed altre meno. Nella parte finale del secolo la regione ha visto la nascita dell’Unione delle Nazioni Sudamericane UNASUR e la caduta dell’Area del Libero Commercio delle Americhe ALCA stimolata dagli Stati Uniti. In risposta nacquero l’Alleanza Bolivariana per le Americhe ALBA, organizzata dai governi vicini alla nuova sinistra continentale, e la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi CELAC, un ambizioso schema di articolazione politica ed economica in gestazione da tempo ma formalmente stabilito nel 2011.

Risulta inoltre interessante che tutte queste iniziative escludono esplicitamente gli Stati Uniti e il Canada anche nel caso dell’Alleanza del Pacifico che, va sottolineato, presenta un elemento integratore innovatore che è la creazione di un mercato di borsa comune, conosciuto come Mercato Integrato Latino Americano MILA, del quale fanno già parte Cile, Colombia e Perù, e si spera presto anche il Messico. Nel piano finanziario del 1978 fu creato il Fondo Andino delle Riserve, che poi cambiò nome in Fondo Latinoamericano delle Riserve FLAR, che è cresciuto man mano negli ultimi 35 anni e che al giorno d’oggi conta otto membri (Colombia, Perù, Bolivia, Costa Rica, Venezuela, Ecuador, Paraguay e Uruguay) ed è in cerca di nuovi azionisti all’interno della regione.

«Tutti noi siamo coinvolti nella costruzione del FLAR. Il nostro più grande desiderio è che, in un futuro prossimo, il FLAR inglobi tutti i Paesi della regione, con il fine di continuare a contribuire alla stabilità macroeconomica regionale e globale», ha detto Ana María Carrasquilla, presidente del FLAR, durante la presentazione di un libro in cui si pongono le basi per la nuova linea che la banca deve seguire nel suo ruolo di prestatore di “prima istanza”.

“Questo è l’unico caso, unito a quello della Banca di Sviluppo dell’America Latina CAF, di istituzioni finanziarie regionali, di successo, create e dirette esclusivamente dai Paesi in sviluppo”, ci dice Guillermo Perry, ex Ministro delle Finanze della Colombia e aggiunge che giustamente il fatto che queste due banche non abbiano soci extraregionali con potere decisionale, fa sì che sia il CAF che il FLAR abbiano una maggiore flessibilità e capacità di risposta, che non ha per esempio la Banca Mondiale, l’FMI o la Banca Interamericana dello Sviluppo BID“Effettivamente i fondi monetari regionali sono chiamati ad interpretare un ruolo più importante nella nuova architettura finanziaria internazionale, come già previsto sia dal G20 che dall’FMI. Il FLAR ha gettato le basi che permettono di trasformarlo in un fondo latinoamericano che abbia realmente il compito di prestatore regionale di prima istanza in periodi di crisi di liquidità come complemento al ruolo di prestatore globale di seconda istanza che deve compiere l’FMI, ma anche come suo intermediario”, spiega Perry.

In materia commerciale, in accordo con il rapporto del commercio mondiale del 2011 dell’OMC, attualmente la maggior parte degli accordi regionali vanno oltre i dazi, includendo i servizi, l’investimento, la protezione della proprietà intellettuale e la politica commerciale, assieme ad altri settori che corrispondono maggiormente all’integrazione profonda. Di fatto in alcuni casi gli stati si compromettono molto di più tra di loro che dentro i margini dell’OMC. Questo stesso rapporto conferma che nel 2010 erano in vigore quasi 300 accordi regionali, anche chiamati accordi commerciali preferenziali. Questo indica che in media ogni membro dell’OMC fa parte di almeno 13 accordi di questo tipo. L’America Latina, che a questo proposito è la regione con meno guerre tra i Paesi del pianeta, sembra incamminarsi solidamente verso diversi tipi di integrazione regionale funzionali.

 

Traduzione di Sara Merlino

 

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