mercoledì, Settembre 22

L’America Latina aperta ai rifugiati siriani Brasile, Argentina, Venezuela pronti per accogliere migliaia di profughi

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Almeno 4 milioni di siriani sarebbero pronti a dirigersi verso l’Europa a cercare accoglienza, se la comunità internazionale non fornirà sostegno e aiuti ai tre Paesi confinanti con la Siria -Giordania, Libano e Turchia- dove ora vivono. Lo ha detto il capo dell’ufficio di Ginevra delle Nazioni Unite Michael Moeller intervistato da ‘Ap’. Mentre la fuga dalla Siria, guerra e ISIS permettendo, continua e continuerà, in particolare la classe media del Paese «perchè‚ dopo 5 anni di guerra hanno perso la speranza», ha dichiarato Staffan de Mistura, inviato speciale Onu, in una conferenza stampa dopo un incontro con l’alto rappresentante Federica Mogherini -quella elitè del Paese, fatta di commercianti, imprenditori, medici, ovvero la spina dorsale della classe media urbanizzata, che nell’estate 2014 abbiamo visto sbarcare in Italia. Una classe media che fa gola non solo alla Germania -la lungimirante solidarietà tedesca che in questi giorni i media internazionali hanno raccontato sollecitata dalla necessità di forza lavoro della locomotiva tedesca- inizia essere guardata con attenzione anche dall’America Latina, in particolare Brasile, Argentina, Venezuela.

Dallo scoppio della guerra, non sono pochi i siriani che hanno scelto di rifugiarsi in America Latina; il Brasile, in particolare, ne ha accolto, secondo i dati ufficiali, già 2.077, in Argentina, dove c’è una grossa comunità siriana, ha dato asilo ad alcune centinaia di persone, così come l’Uruguay.

In questi giorni, proprio Brasile e Venezuela hanno dichiarato la loro disponibilità a ospitare nuovi profughi siriani.

«Anche in un momento di difficoltà, per la crisi che stiamo attraversando, teniamo le
nostre braccia aperte per accogliere i rifugiati
», ha dichiarato ieri la Presidente brasiliana Dilma Rousseff, in un messaggio trasmesso in occasione delle celebrazioni per il 193° anniversario dell’Indipendenza. «Voglio ribadire la disponibilità del Governo ad accogliere tutti coloro che sono costretti a lasciare il proprio Paese e che vorranno venire a vivere, lavorare e contribuire alla prosperità e alla pace del Brasile», ha aggiunto Dilma, che sabato scorso ha criticato l’Europa per aver «costruito barriere per impedire l’accesso» dei rifugiati. Il Brasile, nel 2014, è stato il Paese che ha ricevuto il maggior numero di domande di asilo in America Latina, e a guidare la classifica dei richiedenti proprio i siriani; il Brasile, infatti, è il Paese che in tutto il subcontinente accoglie il maggior numero di profughi siriani. Due anni fa il Comitê Nacional para os Refugiados (Conare) brasiliano ha emesso un regolamento che facilita l’ingresso dei siriani nel Paese. Da allora ci sono state molte richieste di asilo, con molti siriani che scelgono il Paese per sfuggire alla guerra, persecuzioni e povertà –secondo alcune stime 4.000 siriani richiedenti asilo sono entrati nel Paese. La maggior parte delle domande di asilo, però, vengono trattate dalle ambasciate del Brasile in Libano, Giordania e Turchia. «Il Brasile ha avuto una politica della porta aperta ai rifugiati. E’ un esempio da seguire in tutto il mondo», ha detto il rappresentante dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR ) nel Paese, Andres Ramirez. A differenza di altri Paesi, i siriani possono lavorare in Brasile e avere accesso alla sanità e all’istruzione in attesa di vedersi riconosciuto lo status di rifugiato.

Sempre ieri, il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato che il suo Paese è pronto a ospitare 20mila rifugiati siriani.

L’Argentina, Paese dove c’è una grande comunità araba nel contesto della quale i siriani sono numerosi, ha dato asilo a 233 cittadini siriani dall’inizio del conflitto, secondo la Commissione Nazionale per i Rifugiati, che sottolinea come nel Paese negli ultimi 5 anni siano entrati 4.533 profughi di tutte le nazionalità, e l’anno scorso, ha implementato il programma per riunire le famiglie e consentire l’ingresso legale dei profughi siriani con visto umanitario che dopo tre anni può essere trasformato, su richiesta, in residenza permanente. Nel Paese alcuni comuni hanno messo in atto iniziative volontarie supplementari, come Pilar, nella provincia di Cordoba, che ha messo a disposizione terreni e posti di lavoro per 50 famiglie. Alcuni parlamentari hanno presentato proposte per ospitare subito un minimo di 20 profughi provenienti dalla Siria.

L’Uruguay è stato il primo Paese dell’America Latina a dare il via libera ai profughi provenienti dalla Siria. Nell’ottobre del 2014, l’allora Presidente uruguaiano José (Pepe) Mujica, aveva ricevuto personalmente Montevideo i primi 42 cittadini siriani. Il Paese a tutt’oggi, secondo il Ministero degli Affari Esteri, ha ospitato 117 profughi, e il Presidente Tabaré Vázquez lo scorso marzo ha annunciato la sospensione momentanea dell’arrivo di famiglie siriane nel Paese per valutare la situazione. In queste ore il Governo ha affermato di stare lavorando alla revisione del programma di accoglienza dei rifugiati siriani e di non escludere la possibilità di riaprire gli ingressi, previo l’apporto delle modifiche che alla prova dei fatti il programma ha dimostrato di avere necessità. Infatti, il processo di accoglienza ha incontrato evidenti difficoltà a entrare in azione. Proprio ieri 5 famiglie di rifugiati siriani accolte l’anno scorso in Uruguay si sono accampate davanti alla sede della presidenza, sulla principale piazza del centro di Montevideo, per esigere che il Governo li rimandi in Libano. «Il Governo uruguaiano ci ha ingannati», hanno detto i siriani ai cronisti, sottolineando che l’Uruguay è un Paese caro, è difficile trovare lavoro e i documenti che hanno ricevuto dalle autorità non permettono loro di partire. Una delle famiglie siriane, infatti, ha tentato di raggiungere la Serbia -dove era stata invitata da parenti- ma è dovuta tornare a Montevideo dopo essere rimasta bloccata all’aeroporto di Istanbul per una settimana. «Vogliamo andare a Buenos Aires per esaminare la nostra situazione all’ambasciata siriana (a Montevideo non esiste l’ambasciata siriana), ma non ci fanno entrare in Argentina con i nostri documenti», si è lamentato uno di loro, Ibrahim Al Mohammad.
I profughi siriani si lamentano del modo in cui sono stati trattati «dal Governo, non dalla gente», e chiedono di tornare nel Libano, dove si erano rifugiati scappando dalla guerra nel loro Paese, e «dove stavamo molto meglio».

Il Cile -che ha una comunità araba di 300mila persone- sta studiando la situazione, al momento ha espresso una disponibilità minima per 50 o 100 famiglie, che potrebbe aumentare nei prossimi giorni.

L’altro Paese dal quale si attendono pronunciamenti ufficiali è il Messico. Qui il Governo di Enrique Peña Nieto è sollecitato da iniziative popolari a impegnarsi per ospitare almeno 10.000 persone.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Antonio Guterres. Ha recentemente sottolineato che i Paesi in via di Sviluppo sono quelli che nel 2014 hanno ospitato il maggior numero di rifugiati (86%), e in America Latina il ‘campione’ di accoglienza è un Paese sicuramente non leader dal punto di vista economico, ovvero l’Ecuador, che nel 2014 ha accolto 53.817 persone.

Argentina e Brasile -due Paesi Brics- dagli anni Ottanta, hanno avvitato programmi e iniziative legislative volte all’attrazione di forza lavoro dall’Europa in particolare per lo sviluppo di interi settori delle loro economia. Nel corso degli ultimi venti anni del secolo, i due Paesi latinoamericani hanno assorbito più di un quinto di tutti i flussi migratori dall’Europa. Quella siriana è una migrazione che vede protagonista la classe media, che non solo possiede competenze, alto livello d’istruzione, ma anche una buona propensione all’imprenditorialità. E’ chiaro che per questi Paesi i profughi siriani sono anche un vero e proprio investimento sul proprio futuro.

 

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