giovedì, Luglio 29

Lamento per la morte di mamma Daniza, orsa field_506ffb1d3dbe2

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Questo è un articolo molto triste. Perché è scritto da una mamma, della specie umana, che parla di una mamma della specie animale.

Una mamma orsa, come quella della fiaba ‘Riccioli d’oro e i tre orsi’. Si chiamava Daniza e da Ferragosto era in fuga per un’incomprensibile  -sotto il profilo etologico- persecuzione umana. Braccati, lei e i suoi due piccoli di 6/7 mesi, che vigilava premurosa.

Per difenderli ha aggredito un cercatore di funghi, tal Daniele Maturi, che aveva sfidato la protettività tipica di una madre e si era avvicinato troppo ai suoi cuccioli.
Anche la mamma del cercatore di funghi, se avesse fiutato il pericolo quando il suo Daniele era neonato, avrebbe aggredito chi gli si fosse avvicinato non comprendendone le intenzioni.
Perché una mamma, di qualsiasi specie vivente sia   -non sono un’etologa, me ne vado per un’idea-  per istinto, per amore materno tende a tutelare i suoi piccini.
Anche un padre: mica sono tutti come quell’americano del South Carolina, Timothy Ray, che di figli ne ha uccisi 5 dagli 1 agli 8 anni e li ha seppelliti nei sacchi della spazzatura.
Né sono tutte come quella madre messicana che ha cavato gli occhi con un cucchiaio al figlio cinquenne durante un rito satanico o quella turca che ha lasciato in casa per nove giorni il figlio neonato a morir di sete.

No, per lo più, noi mamme siamo più simili a Daniza che può anche uccidere un altro animale o un umano, se qualcosa le fa pensare che siano in pericolo; che uccide per sfamarli: nel caso in questione tre pecore in una stalla della Val di Borzago, altre a Caderzone Terme e una capra a Bocenago, in una sorta di alimentazione pre-letargo.

Ogni giorno andiamo al supermercato e compriamo la carne per sfamare noi e i nostri figli…; ma qualcuno ha fatto il killer per noi, in un asettico ambiente chiamato ‘Macello’; e se quelle pecore fossero state destinate a finire in pentola come spezzatino di montone, nessuno avrebbe gridato al sacrilegio!
Purtroppo per lei, Daniza non si era messa in fila col carrello al supermercato e non aveva neanche una borsetta con un portafogli pieno di euro o la carta di credito.

Ha agito come la sua specie agisce dalla genesi, esplicitando il suo istinto di caccia per la sopravvivenza, mica era un barboncino da salotto o uno degli orsi di Hanna & Barbera che hanno allietato la nostra infanzia, Yoghi e Bubu!
D’altronde, la 19enne Daniza non viveva in Trentino in quanto nativa di lì. Quattordici anni fa, nell’ambito di un progetto di ripopolamento dell’area alpina intorno a Pinzolo, denominato Life Ursus, era stata deportata in loco. Tale iniziativa era stata fieramente avversata dalla Lega Nord (a loro bastano gli orsi dai tratti umani che candidano…).
E a questo proposito, vedete come il demagogo Matteo Salvini, nel suo profilo FB, s’impadronisce della vicenda dell’orsa Daniza per portare acqua al suo mulino: «In Italia si può UCCIDERE un orso, ma non si possono toccare spacciatori, rapinatori, clandestini e delinquenti vari. Vergogna, qualcuno deve pagare!». Vergogna, infatti, Salvini, vergognati proprio!
La ‘salvinata’ mi è stata segnalata dal mio amico virtuale di FB, Francesco Emilio Borrelli che mi ha anche informata del banchetto a base di carne di orsa (specie protettissima, in Italia pare ne rimangano solo 80 esemplari) organizzato neanche troppo tempo fa, appunto in Trentino.

Il Progetto Life Ursus  -forse un po’ utopistico, in quanto introdotto in un territorio fortemente antropizzato, pullulante cercatori di funghi ed escursionisti poco avvezzi a confrontarsi con gli orsi-, incoerentemente, è stato smentito da una delibera della stessa Provincia di Trento che lo aveva lanciato, che consente l’abbattimento del cosiddetto orso dannoso’.

Non si capisce bene: ma l’orso, in Trentino, lo si vuole o se ne auspica l’estinzione? Nel primo caso, Life Ursus ha un senso; nel secondo, lo ha la delibera sull’ ‘orso dannoso’. Tutti gli orsi, se li si sfrucuglia, se li si affronta come se fossero automi animati, sono potenzialmente orsi dannosi

Insomma, un bel pasticcio, a cui ora si vorrebbe mettere una toppa con l’alibi dell’uccisione preterintenzionale della povera orsa in fuga, attraverso una dose di anestetico, in realtà rivelatasi applicazione della suddetta delibera.

Sono molto adirata per la manifesta ipocrisia con cui è stata condotta l’operazione. Noi umani regaliamo ai nostri bambini gli orsetti di peluche, che divengono i loro giocattoli per portarseli a letto, quelli che molti bimbi chiamano Dudù (ogni riferimento a barboncini politicizzati è puramente casuale).
Né riesco a capire: se Daniza non avesse aggredito il molesto cercatore di funghi, come si pensava che avrebbe accumulato il cibo pre-letargo? Andando al supermercato (arieccoci…) a Pinzolo?

Quando ero una bambina, logorroica ma credulona, c’era la tata mia e di mia sorella  -la mitica Ersilia, ormai chissà se ancora fra i vivi… –   che chiedeva sempre a mia madre di portarsi appresso Adele, lasciandomi con lei a casa, perché ‘Annamaria si crede pure gli asini che volano’ (nella mia fiduciosità, non sono cambiata molto da quando avevo 5 anni…). Anche la mia sagace sorella non è cambiata di un’ette da quando di anni ne aveva uno e mezzo e capisce gl’inganni sempre tre anni prima di me.
Però ogni creduloneria ha un limite. Persino in me desta sospetto l’infelice destino di Daniza. Guarda caso, la dose di anestetico destinato a lei è stato fatale; quella lanciata al suo cucciolo no.
E’ ben curioso che proprio alla madre, più pesante e adulta, sia toccato di soccombere, rispetto al suo bebè, che, insieme col fratellino gemello, ora si trovano soli (e allo sbaraglio) a cercarsi cibo. Come dei poveri orfanelli umani, chissà come faranno a superare le difficoltà generate dal fatto di non poter più contare sull’aiuto materno per cibarsi.
Saranno svezzati ed autosufficienti, come dicono gli esperti, ma riusciranno a sopravvivere?
Non sono iscritta a nessuna associazione animalista e, devo confessare, non sono neanche un’appassionata degli animali domestici, fatta eccezione per il defunto canarino ‘Mariolino Giuppy’, a cui eravamo talmente affezionate da averlo seppellito nell’aiuola della tomba di famiglia (l’emotività umana fa fare anche di queste cose apparentemente ridicole).
Ora, la mia coriacea sorella   -quella che a un anno e mezzo sbeffeggiava chi voleva farle credere che gli asini volassero-   ha un cane meticcio di 9 mesi, dalla coda quasi più lunga di lui, che le dimostra una devozione di gran lunga superiore rispetto a qualsiasi altro essere umano.
E’ Cookie, salvato da morte certa e raccolto piuttosto malmesso dalla strada. A lui Adele, volendone a forza ravvisarne un filo di razza, certifica un’origine per una qualche minima percentuale fra i Jack Russell.
E, pertanto, guardando l’affettuosità di questo botolo, ‘azzeccoso’ come un umano un po’ maniaco di coccole, mi chiedo: siamo certi che gli animali anaffettivi non siamo noi?

 

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