sabato, Luglio 24

'Lamagara', un monologo universale true

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Cecilia

Tremate, tremate, le streghe son tornate. Veramente, e a dirla tutta, non erano mai partite. Per secoli e secoli, le società umane hanno sempre perseguitato i diversi. E la storia delle streghe non fa eccezione, ma rappresenta una delle più note forme che il potere ha scelto per conservare il suo dominio.
Le streghe e le loro pratiche sono state specialmente perseguitate dalle religioni monoteiste, generalmente a dominio gerarchico maschile. Le pratiche persecutorie sono spesso rientrate nella volontà di cancellare, con le streghe stesse, anche le antiche reminiscenze dei culti pagani che loro rappresentavano. Rappresentano?

Sappiamo che il 25 dicembre, prima che fosse il Natale, è stato la festa pagana del Sol Invictus. L’iconografia del Cristo bizantino risale all’immagine precedente di Apollo. Le streghe, infine, riportano alla memoria contemporanea i rituali di antiche religioni politeiste, spesso affidati alle donne.

In Italia i processi alle streghe sono durati almeno fino al 1769, anno in cui fu celebrato quello contro Cecilia Faragò, nel Regno delle Due Sicilie. Un tempo abbastanza recente, a venti anni dalla Rivoluzione Francese, un tempo nel quale la parola chiave di ogni movimento culturale, nazionale e perfino linguistico ed espressivo era ‘Libertà’. E Giustizia. Di lì a pochi anni avrebbero preso slancio i movimenti risorgimentali, e il processo a Cecilia ha rappresentato in qualche modo un’istanza di libertà e il suggello conclusivo della pratica odiosa della persecuzione contro le donne. Ops! Contro le streghe.

Uno spettacolo -‘Lamagara‘-, tutto al femminile, è stato presentato in prima il 30 giugno al Rome Fringe Festival, con repliche il 1 e il 3 luglio. Un monologo che porta in scena la figura apotropaica di Diana, l’unione alchemica dei simboli del Sole e della Luna, le voci archetipali delle donne di ogni epoca. Forse anche degli uomini, se è vero che ogni essere umano, nel più profondo fondo di sé stesso, nutre le stesse ragioni ideali, gli stessi valori, alleva le medesime emozioni.

Lamagara è un dialogo interiore da un’idea di Emanuela Bianchi, che l’ha scritto in collaborazione con Emilio Suraci e lo porta in scena. 

A Emanuela abbiamo chiesto di raccontarci in che modo l’accusa di stregoneria sia servita, nei secoli, a mettere sotto controllo soggetti potenzialmente capaci di intaccare il potere dominante.

 

Emanuela, esiste una storia delle streghe ‘risorgimentali’?
Se per streghe intendiamo tutte quelle donne che hanno scelto di condurre una vita lontana dalle costruzioni dello status e quindi considerate “diverse”, donne che hanno usato le loro capacità e intelligenze per emanciparsi, allora il risorgimento è pieno di streghe! Come Giuditta Sidoli o Cristina Trivulzio di Belgiojoso o Clara Maffei, per restare in Italia.

Spieghiamo ancora meglio: in che modo Cecilia Faragò ha contribuito a celebrare l’indipendenza femminile e dunque la libertà?
Cecilia ha contribuito all’indipendenza delle donne ponendosi come ‘pari’,  come ‘eguale’ agli uomini e al potere costituito, che poi era per l’appunto gestito da uomini. Non ha tanto guardato il suo status e il suo ruolo sociale, quanto la dignità del suo essere donna con il diritto acquisito per nascita di vivere come una donna libera, a maggior ragione avendo ereditato un patrimonio che le permetteva di dedicarsi alle sue passioni, che poi non erano altro che le sue stesse radici. Ciò che il sapere femminile tramandava di generazione in generazione; ed invece proprio perché donna non le era concesso. Il suo atto d’amore è aver perseguito nel suo ‘istinto’ per la giustizia, nel suo coraggio di non lasciarsi sopraffare finanche sotto tortura dall’uso demoniaco del potere che si manifesta  nell’esercito dell’apparenza e del servilismo. Cecilia ha osato dire di no.

La figura della strega in passato faceva paura. Ma la letteratura è ricca di figure stregonesche ricche di fascino ed erotismo. Da bambini ci insegnano a temerle, da adulti a adorarle… è una contraddizione storica o una forma di distorsione contemporanea?
Credo che la storia delle donne vada riletta alla luce della nuova consapevolezza storica, la domanda da porci potrebbe riguardare chi scrive la storia, come la cultura ne è influenzata…di streghe buone e cattive si parla nella favole e nelle fiabe, i racconti popolari ne sono intrisi, la strega è un archetipo del nostro mondo interiore.

Solo la donna sa ‘creare’ la vita, seppure con il contributo (significativo, direi) dell’uomo. Ma è nel ventre femminile che cresce la vita. Il lato femminile della divinità, le streghe sono anche questo? E in questo senso: ogni donna è una strega?
Ogni donna ha il potere del femminile e il femminile ha il potere di creare valore e dare senso laddove si vede solo profitto. La divinità nasce come madre, terra, femmina.

Cosa disse esattamente Cecilia durante il processo? Conserviamo immagini o testi che riportano le sue parole?
Non sono stati ritrovati gli atti del processo né presso l’archivio di Sato di Napoli né di Catanzaro. Fortunatamente, però, ci è pervenuta la memoria difensiva dell’avvocato Raffaelli, dalla quale si evince – nel primo capitolo – il dibattito che all’epoca emergeva sulla stregoneria e la magia, e poi  tutto il suo discorso difensivo. Vi emergono l’incuria e l’ignoranza dei medici, infine la consueta manipolazione delle carte processuali. Grazie a questi e altri materiali storici e antropologici che inquadrano l’epoca e la società, è stato possibile ricostruire socialmente e culturalmente oltre che giuridicamente tutta la vicenda, il resto delle notiziole biografiche della Faragò si trovano presso il catasto onciario di Soveria.

Il tuo lavoro sulla storia di questa donna ha significato per te anche ‘scriverla’ immedesimandoti nel suo archetipo femminile, ti sei attenuta alle fonti storiche o hai lavorato sull’emozione per trasmettere un  messaggio che in parte resta ineffabile?
Le carte processuali sono l’effetto dell’audacia, della tenacia, dell’incrollabile determinazione di Cecilia ed è questo aspetto che abbiamo cercato di far emergere, immaginando la sua vita, il suo quotidiano. Lavoro sempre sulle emozioni poiché esse travalicano la storia e raggiungono il cuore di ogni persona, ognuno di noi può aver vissuto disperazione, ingiustizia, morte, e ognuno di noi può campiere il miracolo della Giustizia.

Il corpo come mezzo di comunicazione, un monologo ‘esteriore’, il parossismo della magia… le streghe esistono davvero?
Se per strega ripeto intendiamo tutte quelle donne che contro gli abusi hanno dovuto crearsi una vita ai limiti della normalità, si esistono. Le donne hanno dovuto re-inventarsi spesso, forse è proprio questa, la magia.

‘Strega’ richiama l’interiorità più viscerale, l’alchimia attiva tra pensiero e azione che è poi il senso concreto della parola ‘magia’. Il ritorno a varie forme di neopaganesimo indica un’esigenza di spiritualità degli esseri umani contemporanei, forse perché si intuisce quanto sia potente la capacità introspettiva?
Credo che in una società come quella contemporanea, dalle forti contraddizioni, in cui la democrazia non equivale necessariamente alla libertà, in cui permangono stati di crisi e guerre, crolli economici, in tale contesto la razionalità non può essere la sola risposta, ed è quel lato sconosciuto di cui vogliamo riappropriarci, poiché esiste. Sicuramente il ritorno a forme di ricerche spirituali che traggono spunto e origine dal paganesimo sono una ricerca dell’uomo contemporaneo per far fronte a quello che non è spiegabile con la sola ragione. Credo che gli esseri umani stiano cercando un  modello umanistico e naturalistico, segno che abbiamo la necessità di ricostruire un legame fra gli uomini e l’ambiente.

Vogliamo dire a tutte le donne (e anche agli uomini, perché no) come si fa a trovare la strega che è in tutte (tutti) noi?
Facile: basta cercare la via della sovranità, della bellezza e del profondo valore che ciascuno di noi custodisce dentro di sé.

 

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