martedì, Aprile 20

L’altro volto di Napoli

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“Siamo incazzati neri ma non ci abbattiamo, andiamo avanti perché questi ragazzi hanno bisogno di noi”. L’altro volto di Napoli, quello del rispetto della legalità, della speranza fatta di concretezza e non di meri slogan, ha la determinazione e l’entusiasmo di Riccardo Peirce e Pasquale Aiello.

Peirce, sessantadue anni, sguardo intenso di chi ne ha viste molte e linguaggio schietto di chi non ama mandarle a dire, è il responsabile del palazzetto Urban, il Centro Aggregazione Infanzia e Adolescenza finanziato dal Comune di Napoli per il recupero dei ragazzi a rischio della città. Aiello, invece trent’anni, è  uno dei membri dell’ ’Associazione Quartieri Spagnoli’ che dal 1986 cerca di garantire un futuro migliore ai ragazzi difficili di Napoli. Attualmente l’organizzazione ha preso parte al progetto ‘Educativa Territoriale’ finanziato dal Comune, ciò consente all’associazione di poter usufruire del Palazzetto Urban per le proprie attività.

La struttura, così come riferito da Peirce ha perso 250 mila euro di finanziamento da parte dell’associazione ‘Save the Children’ l’organizzazione umanitaria a tutela dell’infanzia.  “Questa mattina” dice Peirce “ho litigato in Comune, abbiamo perso il finanziamento per una delibera mancata, un atto dovuto, a costo zero per le casse comunali, che ci avrebbe consentito il completamento di altri spazi dedicati allo sport. E’ insostenibile”.

Muoversi all’interno del palazzetto che sorge in una struttura un tempo adibita ad ospedale militare, a due passi dall’inizio dei Quartieri Spagnoli e dal Corso Vittorio Emanuele, l’arteria che congiunge la Napoli degli scugnizzi con quella dei gagà, è un po’ come toccare con mano le mille contraddizioni di questa città. Una sala conferenza, campetti di basket, aule dedicate allo studio, sale per il gioco ma soprattutto una miriade di ragazzini, circa 100 dagli otto ai 16 anni, che trovano qui un punto di riferimento piuttosto che un luogo dove riappropriarsi della propria infanzia violata.

“I ragazzi, spesso con alle spalle storie difficili legate alla povertà e alla criminalità organizzata, vengono divisi in fasce d’età, poi a seconda delle loro inclinazioni vengono indirizzati verso un’attività piuttosto che un’altra” a parlare è Aiello, simpatia da vendere ma soprattutto tanta disponibilità ed amore per il prossimo “Certe cose non le fai se non le senti davvero dentro”. L’ultima attività in corso di svolgimento è l’Enciclopedia dei Quartieri Spagnoli. Cosa c’è di meglio che far raccontare i Quartieri a chi ci vive da sempre? Ecco quindi l’idea di realizzare degli sketch visibili da chiunque su You Tube in cui i ragazzi, dopo aver recitato un modo di dire in dialetto napoletano, ne spiegano il significato in italiano. “I ragazzi coinvolti ne sono entusiasti ma il grosso limite di iniziative simili è la discontinuità, adesso per esempio il progetto ‘Educativa Territoriale’, iniziato lo scorso Aprile scadrà il 6 ottobre, a partire dal 7 noi qui non ci saremo più”

Per capire realmente cosa significa tutto ciò è necessario osservare l’affetto e la riconoscenza dei tanti bambini e ragazzi che gli girano intorno. C’è chi l’aspetta per iniziare i compiti, chi gli chiede del torneo di calcetto, chi invece attende diritte riguardo le attività di tipo pratico volte ad imparare un mestiere. “Noi nel nostro piccolo cerchiamo di trasmettere anche questo, l’importanza di conoscere un lavoro ed il rispetto delle regole”. Già, il rispetto delle regole, impresa non di certo semplice, specie qui, nel cuore della Napoli verace, dove la norma per antonomasia è l’anarchia ed i figli sono una gioia immensa ma talvolta vissuta con eccessiva leggerezza.

“Il grande colpevole di tutto ciò” interviene Peirce “sono le istituzioni, questa gente si sente abbandonata al proprio destino e reagisce come può”. Lungi dal giustificare l’illegalità il responsabile del Palazzetto sottolinea come a volte sia importante la correttezza dell’agire più che gli slogan. “Con le persone dei Quartieri non abbiamo mai avuto problemi semplicemente perché hanno capito che non facciamo altro che portare un aiuto”. Riguardo poi il secondo aspetto, Peirce non nasconde un leggero sorriso: “Quando ho iniziato 11 anni fa a lavorare qui, la pensavo esattamente come lei. Quasi non capivo come le persone potessero mettere al mondo così tanti figli non avendo poi la possibilità economica di garantire loro un’educazione ed un avvenire. Poi però ho compreso”.

Vivere a Napoli ed in particolare nei Quartieri Spagnoli significa in qualche modo colmare la propria vita di vuoti. “Nascere in un basso – argomenta Peirce – Quasi sempre vuol dire non avere nessuna prospettiva, ecco allora che la famiglia ed i figli, corollario necessario dell’unione, diventano l’unico riscatto di una vita che altrimenti non varrebbe la pena vivere”. In ogni caso qualcosa sta cambiando: “Oggi insegniamo ai ragazzi anche questo, il matrimonio, la famiglia, i figli sono delle responsabilità che ci si assume solo allorquando ci siano i presupposti per farlo; non le nascondo che dei risultati li stiamo già ottenendo. Se prima per un ragazzo il matrimonio era un traguardo che prescindeva dal lavoro, oggi non è più così”.

Intorno a noi, il gioioso melting pot continua incessante, tra bambini di ogni provenienza geografica, unico comun denominatore vivere nei Quartieri Spagnoli, si materializza Francesca Riso, 18 anni. Riso è stata tra le interpreti del film ‘L’Intervallo’ di Leonardo Di Costanzo. La pellicola ebbe una grande attenzione anche alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti. La Riso fu insignita del Premio De Sica consegnatole di persona dal presidente Giorgio Napolitano“Lei – dicono quasi all’unisono Aiello e Peirce – è il nostro fiore all’occhiello, rappresenta la nostra più grande conquista”.  La Riso, lungi dall’atteggiarsi a diva preferisce sgattaiolare via in compagnia di altri piccoli ragazzi della struttura.  

La Napoli dell’illegalità, quella dell’indifferenza ma anche quella della tormentata rassegnazione sembra aleggiare lontana da queste stanze. “Pasquale oggi abbiamo un gran da fare, quando ci raggiungi?” Ammonisce un’educatrice, intuiamo che forse il nostro tempo è scaduto, sono già le 15 passate e le attività sono iniziate da un po’. Entusiasmo, passione, voglia di dedicarsi agli altri, ma deve per forza esserci anche dell’altro per spingere persone spesso pagate con anni di ritardo a dedicare così tanto tempo ai cosiddetti invisibili di casa nostra. “Sono gli occhi lucidi  – dice Peirce  – di chi ce l’ha fatta e non si dimentica di te, piuttosto che l’abbraccio, finalmente forte, di chi, solo qualche anno prima quasi tremava nell’avvicinarsi a te”.  

Andiamo via, incrociamo un ragazzo di colore, avrà al massimo 10 anni, zaino sulle spalle, al collo porta un rosario, al lobo dell’orecchio un finto diamante. Saluta Aiello, si appresta a studiare, ma come tutti i bambini della sua età proprio non riesce a rinunciare al gioco. “Il torneo di calcetto si farà?” chiede all’educatore “Vedremo” risponde evasivo Aiello.  La verità e che qui il 7 finisce tutto.  I progetti, a differenza dei sogni, hanno scadenze. “Noi però non ci arrendiamo, siamo incazzati neri ma andiamo avanti. I sogni”  conclude Aiello  “non possono morire così, per un atto burocratico mancato o per l’indifferenza della politica”. 

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