mercoledì, Agosto 4

L'altra faccia di Ségolène (Royal) Nuovo ritratto di una politica che, sul lavoro, non è una pecorella di zucchero

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Mi aveva messa in guardia la mia amica Sabine Oberti, alla quale mi ero rivolta per chiederle lumi su un certo termine francese che corrispondesse all’ormai universale ‘vajassa’, volendomi sbizzarrire sui jeux d’amour dell’attuale Presidente François Hollande.

Quando Sabine che, nel passato, ha anche fatto vita politica in patria, ha capito che volevo sciogliere un peana all’ex signora Hollande, Ségolène Royal non mi è apparsa troppo convinta. ‘Qui dall’Italia la lontananza fa apparire le persone diverse – ha obiettato, dubbiosa – In Francia, Ségolène è conosciuta non proprio come la dipingi tu’.

Successive indagini – perché proprio la mia amica si rifugiava dietro mezze frasi diplomatiche – mi hanno dato un ritratto assai meno lusinghiero di Madame Royal, che ne esce come una specie di virago comandona… che, chi la conosce, la evita.

In questo quadro, Monsieur le President appare come quello che, in slang partenopeo, si chiama un ‘cucuzziello’, ovvero un omminicchio senza spia dorsale, preda della donna di turno.

E’ l’equivalente italiano di zucchino, avvero di un ortaggio di scarso sapore ed acquoso, così come appare un uomo privo dei fondamentali. Ségolène ha imperversato per un bel po’ di anni, anche in virtù del vincolo matrimoniale, e lo faceva marciare come un soldatino.

Ma anche gli zucchini arrivano al massimo livello di sopportazione, talché lei ha tirato troppo la corda, facendolo così cedere al canto da sirena di Valerie Vattelapesca – non riesco mai a memorizzarne il cognome che, d’altronde, mi pare che non sia neanche il suo, visto che lo ha trattenuto in pegno da un precedente marito, stile Santanché – che, probabilmente, all’approccio, nulla fece trasparire dei suoi raptus di distruttrice di porcellane di Sevres.

Dunque, è stato un duello di Erinni, con il conteso, dal volto imperturbabile di gelatina, magari persino lusingato di essere tanto appetito.

Come vuole il proverbio, almeno per un po’, è stata una troisieme femme a prevalere, almeno per un pochino.

Era lei, Julie a donare una ventata di monelleria all’uomo stretto nella morsa fra gli affari di Stato e la convivente scassa-zebedei, mentre Ségolène era stata rimossa e le sue performance da ‘rompi’ sprofondavano nel dimenticatoio. Dopo un  periodo di sabbatico, in cui tutt’e tre le dame sono state messe a debita distanza, la moglie è ritornata partner politica.

Probabilmente, la quarantena – voluta o no – che aveva separato i due ex coniugi aveva fatto sì che lui sottovalutasse l’impatto del caratterino di lei nel contesto politico, cosicché anche noi, a cui queste segrete cose di casa Hollande sfuggono – mentre facciamo i guardoni dei menage di alcuni politici di casa nostra – restiamo un po’ basiti da una notizia che ci giunge da Oltralpe.

Già il titolo de ‘Il Messaggero‘ è tutto un programma: ‘Subito difficoltà per il neo-ministro Ségolène Royal: ‘Nessuno vuole lavorare con lei’’. Un titolo che spinge ad approfondire, specie alla luce delle curiosità suscitate dalle mezze ammissioni di Sabine. E si scopre subito l’arcano: il caratterino di Ségolène la fa evitare come la peste da ogni potenziale collaboratore, in primis da chi avrebbe potuto assumere il ruolo di sottosegretario ai Trasporti, timoroso di restare spiaccicato da questa ministra schiaccia-sassi.

Scrive ‘Le Figaro – il maggiore quotidiano francese -: ‘I nomi dei nuovi sottosegretari dovrebbero essere annunciati nella giornata di mercoledì, ma «Nessuno vuole lavorare con lei», avrebbe dichiarato un anonimo pezzo grosso del nuovo governo, precisando che numerosi candidati avrebbero già rifiutato l’offerta temendo (a ragione, secondo i beninformati) di non poter godere di nessun tipo di autonomia. Uno su tutti l’ex ministro dei Trasporti Fréderic Cuvillier, che anzi si è schierato apertamente contro l’ecotassa annunciata dalla Royal’.

Insomma, una specie di Crimilde, la matrigna di Biancaneve, o giù di lì. François ha, dunque, messo in atto un nuovo autogol? Oppure ha una specie di masochistica passione per le donne che lo strizzano come una centrifuga?

Ma, seppure così fosse, finché è nella vita privata, è liberissimo di farsi passare sulla pancia con gli stivali chiodati dalla sua partner, temporanea, a tempo indeterminato o semplicemente da breve incontro.

Il fatto è che, coinvolgendo una di queste – nello specifico, Ségolène – anche nella cosa pubblica, le mattane della destinataria dell’investitura si ripercuotono sulla Francia intera!

Chi ha avuto a che fare con lei, non ne serba un ricordo positivo. Sempre dall’articolo – rivelazione da cui ho attinto le male gesta di M.me Royal, mi arriva la voce di un suo ex collaboratore, ‘Alain Etchegoyen, che sull’argomento ha perfino scritto un libro nel quale descrive la propria esperienza con la Royal come «una delle più desolanti che abbia vissuto nel mondo della politica», terminata con le dimissioni motivate, tra l’altro, con «i comportamenti e abitudini insopportabili della signora Royal». Opinioni dettate da dinamiche politiche o tristi verità? «Buona fortuna a chi otterrà l’incarico, ne avrà bisogno», ironizzano intanto i dirigenti socialisti.’   Insomma, poiché, come dice il saggio, ‘Solo i cretini non cambiano mai idea’, il mio articolo odierno va quasi a emendare il tono troppo pro-Ségolène del precedente; e mette in atto una tecnica, che direi sofista, che mette in campo sia la pars costruens che quella destruens rispetto a certi argomenti.

Pertanto,voglio convincere chi sta facendo un po’ di recruitment politico, che sono matura ad entrare nell’agone! (Naturalmente, la chiusa è un concentrato di auto-ironia… ma non si sa mai…).

 

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