domenica, Giugno 20

L'Alternative für Deutschland (AfD) si divide? field_506ffb1d3dbe2

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Ad appena quattro mesi dal grande successo ottenuto alle elezioni regionali nel Baden Württenberg del 13 marzo scorso, l’Alternative für Deutschland (AfD) rischia di sperperare tutto il credito accumulato. Fondata nel 2013, dichiaratamente di destra, l’AfD aveva subìto nel 2015 una grave scissione che aveva coinvolto alcuni dei suoi esponenti più conosciuti, sostenitori del libero mercato con poche regole e perciò decisamente antieuropeisti, ma disturbati dall’accentuarsi in seno al partito di temi nazionali e sociali (i fuoriusciti hanno nel frattempo fondato un nuovo partito, l’ALFA, Alleanza per il progresso e la crescita).

La breve storia e la rumorosa scissione non avevano impedito all’AfD di ottenere in primavera un risultato clamoroso nel secondo Land più popoloso e ricco della Germania: 15,1% dei voti e 23 deputati (su 143). Non era mai successo a un partito esordiente. L’AfD aveva molto approfittato della cattiva gestione della questione dei profughi da parte del governo democristiano-socialdemocratico. Poiché anche i Verdi e l’estrema sinistra, cioè le opposizioni, sostenevano la politica delle frontiere aperte ai migranti, non rimaneva altro ai tedeschi non convinti delle possibilità illimitate del loro paese che votare per questo nuovo partito, che appariva senz’altro credibile nella sua richiesta di ristabilire ordine alle frontiere. Ma se la questione immigrati poteva essere, elettoralmente parlando, il trampolino, all’AfD si schiudevano prospettive interessanti, meno contingenti, perché le scelte e lo stile della Merkel, che la rendevano sempre più popolare a sinistra, sembravano aprire spazi per la stabile presenza nello spettro politico tedesco di un solido partito conservatore sulla destra della democristiana CDU. Non solo in Germania ma anche all’estero ci si domandava se l’AfD potesse ambire ad un ruolo di così grande responsabilità, anche in vista delle elezioni federali dell’anno prossimo.

Gli avvenimenti degli ultimi giorni sembrano smentire queste aspettative. L’AfD ha due segretari nazionali, Jörg Meuthen, che è il capogruppo dell’AfD nel Parlamento di Stoccarda e Frauke Petry. Fra i due l’intesa non è mai stata perfetta, col primo che passava per moderato e la seconda abituata a toni più radicali. Il dissidio è diventato pubblico in maniera clamorosa quando ci si è accorti che un consigliere regionale del Baden Württenberg, Wolfgang Gedeon, aveva pubblicato nel 2012 un libro (Il comunismo verde e la dittatura delle minoranze) che in diversi punti lascia trasparire un pensiero antisemita. Critica, ad esempio, le condanne penali inflitte ad alcuni negatori dell’Olocausto, paragonandoli a combattenti per la libertà di pensiero, e trova inopportuno aver eretto un monumento in una delle piazze centrali di Berlino a ricordo degli ebrei sterminati dai nazisti.

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