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L’ALDE sceglie Verhofstadt field_506ffb1d3dbe2

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Bruxelles – Il secondo candidato ufficiale alle prossime elezioni per il presidente della Commissione europea sarà Guy Verhofstadt che è diventato tale solo dopo il passo indietro di Ollie Rehn, politico finlandese e attuale commissario per gli affari economici e monetari. La candidatura del politico belga viene dopo l’ufficializzazione di Tsipras alla guida della sinistra europea. Guy Verhofstadt, attuale presidente del gruppo parlamentare dell’ALDE (Group of the Alliance of Liberals and Democrats for Europe) ed ex primo ministro belga, aveva lanciato la sua candidatura già nell’estate scorsa e viene considerato tra i favoriti per la formazione della prossima Commissione. Il presidente del gruppo dei liberali  presso il Parlamento europeo ha trovato un accordo con Ollie Rehn, suo avversario nella competizione. L’accordo tra i due uomini politici riguarda le cariche da ricoprire nel caso l’Alde riuscisse a prendere una maggioranza tale da aver l’ultima parola sia sul presidente sia sulla politica di azione esterna dell’UE. Raggiungendo questo accordo, Verhofstadt diverrebbe Presidente e Rehn si occuperebbe di politica estera o di politica economica.

Il curriculum del politico fiammingo è ricco di esperienze a tutti i livelli. Ha iniziato ricoprendo la carica di presidente degli studenti liberali fiamminghi a Ghent, città fiamminga a ovest di Bruxelles e dove si laurea in Giurisprudenza. Nel 1978 è eletto membro della Camera dei Rappresentanti dopo aver ricoperto la carica del consiglio comunale di Ghent. Nel 1982 viene eletto presidente del PVV (Partito della Libertà e del Progresso) e l’incarico dura fino al 1985 quando viene nominato ministro per il bilancio, ricerca e programmazione. Nel 1988 riprende l’incarico nel partito dopo aver terminato l’esperienza di governo. Nel 1992 il partito ha assunto il nome di Democratici liberali e fiamminghi (VLD), Verhofstadt lo presiedette fino al 1995. Tra il 1995 e il 1999 Verhofstadt è stato membro del senato federale Tra il 1997 e il 1999 tornò a presiedere il VLD.

Nel 1999, il partito da lui presieduto ottiene la maggioranza le elezioni federali belghe e questo lo porta ad essere nominato primo ministro ne governo di coalizione tra liberali socialisti ed ecologisti. Il secondo semestre del 2001 vede il Belgio in carica di presidenza di turno del Consiglio Europeo e in quell’occasione, l’esponente dell’ALDE ricopre il ruolo di Presidente. Nel 2003 viene rinominato primo ministro in seguito alla vittoria dei liberali e dei socialisti e ciò gli consente di formare un secondo governo di coalizione.

La sconfitta alle elezioni legislative del 10 giugno 2007 del VLD porta alle dimissione da primo ministro e alla crisi istituzionale che dura fino al dicembre quando con un governo ad interim guidato dallo stesso si indicono nuove elezioni legislative che portano l’incarico ad Yves Leterme, attuale vice segretario generale dell’OCSE (Organisation for Economic Co-operation and Development). Fino al 2009 Guy Verhofstadt riprende a far parte del consiglio comunale di Ghent.

In questa legislatura del Parlamento europeo ha ricoperto il ruolo di parlamentare, presidente del gruppo ALDE e si è occupato tra le sue attività parlamentari dell’annosa questione riguardante l’allargamento alla Turchia, ha seguito la rivoluzione egiziana dell’approvazione del MFF (Multi annual financial framework). Inoltre ha promosso, insieme a Daniel Cohn Bendit, europarlamentare del gruppo dei Verdi ( European Greens–European Free Alliance), la creazione del Gruppo Spinelli per la trasformazione dell’Unione Europea in un Sistema federale.

L’accordo che prevede che l’ex primo ministro belga sia il volto liberale per la Commissione Europea,verrà ratificato il primo febbraio al congresso dei liberali che si terrà a Bruxelles. Guy Verhoftsadt è molto attivo in questo periodo per la promozione di un cambiamento radicale della gestione dell’Unione Europea. Per il politico belga le questioni, qualora divenisse presidente di Commissione, sono molte le questioni da porre sul tavolo. La prima è la riforma dei Trattati. Come ha detto recentemente in un convegno organizzato dal Gruppo Spinelli su una possibile struttura federale dell’Unione, I trattati sebbene spesso modificati lasciano ancora un vuoto tra gli stati membri e le istituzioni perché deresponsabilizzati di molte competenze o troppo forti in questioni europee come l’immigrazione.

Criticando la gestione della crisi economica, egli la definisce come una crisi istituzionale e politica perché mentre gli altri continenti stanno tornando in percentuale ai livelli di occupazione precedenti alla crisi, non si capisce proprio come l’Unione Europea non riesca a uscire da questo tunnel. Per questo, secondo il candidato dei liberali, il problema è ormai politico e la soluzione federale sembra quella giusta perché rende le istituzioni europee e gli stati membri in continuo contatto su tutte le problematiche. Inoltre le costituzioni degli stati membri devono rispettare i principi fondamentali dell’Unione Europea e secondo l’esponente dell’ALDE, si deve rivedere anche la politica di adesione all’UE. Ponendo ad esempio il caso britannico, Verhofstadt afferma che è giunto il momento di ridefinire anche le caratteristiche di uno stato membro: se questo non accetta o accetta solo in parte le decisioni prese a Bruxelles, non può definirsi ‘full member state’. Infine, la struttura istituzionale deve essere corredata anche da un sistema elettorale unico, non da 28 sistemi elettorali che scelgono i rappresentanti di un Parlamento che è l’istituzione dei cittadini di 28 paesi membri.  Ci vuole un’omogeneità istituzionale che adesso non esiste.

Per quanto riguarda la politica economica, la gestione della crisi ha rivelato una debolezza intrinseca delle istituzioni: cioè l’incapacità di gestire l’economica salvaguardando la struttura europea del welfare state. Le idee dell’ex primo ministro belga hanno la loro base fondamentale nel cambiamento della struttura dell’Unione Europea. Il compimento del progetto federale dovrebbe rendere l’Unione Europea un attore più influente anche per la gestione della politica estera L’Unione come unico rappresentante con poteri più ampi può partecipare e avere maggior peso nelle relazioni internazionali. La proposta liberale, cioè quella di riformare e rendere più elastici i parametri economici, che sono anacronistici alla luce della crisi che sta attraversando l’Eurozona e l’Unione nel suo complesso, cade nell’anniversario dei venti anni del Trattato di Maastricht, trattato che deve essere rivisto con una procedura di incontri multilaterali che porterebbero gli stati a far uscir fuori un testo che la maggior parte degli stati membri possa condividere. Verhofstadt si definisce un europeista, liberale e un federalista. 

 

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