martedì, Ottobre 19

Laika: una vita da cani, una morte da star Prima vittima della scienza dello Spazio e non sarà l’ultima

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Come dicevamo, cinquant’anni fa il mondo si divise fra coloro che esaltarono l’impresa, incuranti delle sofferenze del cane, sostenendo che quella era l’unica via per verificare la capacità di un essere evoluto a sopportare le forti sollecitazioni del lancio, seguite dalla repentina e prolungata assenza di gravità; e coloro i quali affermavano che tutte le verifiche potevano essere fatte tranquillamente nei simulatori spaziali a Terra, sia sugli animali sia direttamente sull’uomo. Così, mentre gli animalisti protestavano davanti alle delegazioni diplomatiche di tutto il mondo, gli scienziati russi e poi anche gli americani, continuavano i loro esperimenti spaziali con cavie animali: non solo cani, ma anche scimpanzé, topolini, rane, alcuni dei quali recuperati, altri finiti tragicamente ma senza eccessivo clamore. Alla fine, come per gli uomini e le donne, anche per gli animali la pietà e la comprensione sono più legate alla loro provenienza che al fatto di esistere.

Non mancano i pentimenti: Gazenko ha fatto una pubblica ammissione della sua pena: «Più tempo passa e più mi rammarico per la nostra scelta. Non era proprio necessaria. Da quella missione non abbiamo imparato tanto da giustificare la tragica fine di quel cane». Quindi, secondo lo scienziato, l’esperimento della Ricciolina ha fornito ben poche risposte alla ricerca scientifica.

Come dicevamo in apertura, parlare di un cane, mentre due componenti della razza umana si stanno sfidando su un abisso del nulla può apparire paradossale. «Non più. Non più la guerra, non più questa strage inutile» ha però gridato Papa Francesco appena 5 giorni fa sulle tombe dei soldati americani caduti a Nettuno, aggiungendo: «Frutto della guerra è la morte. Quante volte gli uomini pensano di fare una guerra convinti di portare un mondo nuovo, una primavera e finisce in un inverno, brutto, crudele, con il regno del terrore e la morte». Sono parole gravi che ci mettono in guardia dalla follia e dal disprezzo della vita.

Noi oggi vogliamo ricordarla, Kudrjavka oppure Laika. Come il primo essere vivente che ha aperto una porta sul futuro. Deve essere stata la prima vittima della scienza dello Spazio e non sarà l’ultima. Il nostro Alessandro Manzoni, come per Napoleone Bonaparte, si sarebbe espresso anche per lei con un ‘Ai posteri l’ardua sentenza’?

 

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