lunedì, Ottobre 18

Laika: una vita da cani, una morte da star Prima vittima della scienza dello Spazio e non sarà l’ultima

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L’evento della cagnetta doveva avere una forte valenza mediatica perché il 7 novembre l’Unione Sovietica era solita commemorare l’insurrezione avvenuta nel 1917 a Pietrogrado, in cui i bolscevichi costituirono un governo rivoluzionario presieduto da Vladimir Il’ič Ul’janov, ovvero Lenin, e si era sperato fino all’ultimo di celebrare la Rivoluzione d’Ottobre con il lancio di un cosmonata, strada ancora impraticabile, oppure con una sonda che comunque portasse un essere vivente con il proprio battito cardiaco al di fuori della coltre atmosferica terrestre. Per questo si era deciso di avviare la costruzione di un satellite che avesse quelle performance, ma non ancora in grado di garantire l’incolumità al rientro sulla piattaforma terrestre.
A dire il vero a quei tempi le conoscenze del ‘quarto ambiente’ erano veramente limitate e non si sapeva nulla delle possibilità o meno di sopravvivenza nelle condizioni più critiche da immaginare. Chi ha visto il film ‘Gravity‘ di Alfonso Cuarónc, con gli unici personaggi Sandra Bullock e George Clooney, sia pur con molte libertà sceniche può comprendere quanto siano ostiche le condizioni di vita nello spazio. Non si sa se la scelta di una bestia frutto di un accoppiamento di Terrier con Husky abbia avuto particolari significati scientifici o se hanno prevalso opportunità dei suoi cinque chili. Ancora oggi, per quanto riguarda il metodo di selezione e i criteri con i quali si sia deciso di utilizzare proprio lei, Laika, non si è ritrovata mai nessuna dichiarazione ufficiale.

Come ha raccontato Boris Chertok, il braccio destro del capo programma, Sergej Pavlovič Korolëv, l’abitacolo della prima cavia spaziale fu realizzato in un’officina non convenzionale e con disegni improvvisati. Era semplicemente un cono di quattro metri di altezza pesante mezza tonnellata da montare in cima a un missile balistico intercontinentale R-7.

In realtà, sia l’Unione Sovietica che gli Stati Uniti d’America non avevano all’epoca alcuna esperienza nell’inviare esseri viventi nello spazio e ancor meno sapevano se il corpo di questi potesse sopravvivere per lunghi periodi in situazioni di assenza delle condizioni di vita sulla Terra e le uniche informazioni ricavate dai voli suborbitali non erano certo sufficienti a dare indicazioni adeguate. Ne era ben consapevole Oleg Gazenko, che ne diresse il programma e stabilì quale dei tre cani prescelti dovesse essere protagonista del primo lancio. La povera cagnetta non ha saputo mai di essere uno degli animali più famosi al mondo, tanto da essere ricordata tra i cosmonauti morti in missione e in numerosi omaggi nella cultura popolare. E soprattutto, la bestiolina non avrebbe saputo che il suo prestarsi alla scienza sarebbe stato un evento shock in Occidente, avendo dimostrato al mondo intero che l’Unione Sovietica disponeva sia dei mezzi sia delle tecnologie necessarie per poter portare in orbita qualcosa di più pesante di un cane, ovvero le micidiali testate nucleari simili o più potenti di quelle trasportate e fatte scientemente esplodere su popolazioni inermi in Giappone appena 12 anni prima a bordo dei Boeing B-29 Superfortress.

Per questo gli USA implementarono immediatamente il proprio programma spaziale, costruendo un primo satellite Vanguard TV3, che per altro si distrusse al lancio, causando un grave danno di immagine al mondo intero. Gli Stati Uniti sarebbero riusciti solo il 31 gennaio 1958 a mandare in orbita il loro primo satellite, l’Explorer 1, seguito poi il 17 marzo 1958 dal Vanguard 1. Programmi rigidamente seguiti dalle Forze Armate sotto l’attenzione diretta della Casa Bianca.

Strana sorte per un cane, essere parte di un programma così ambizioso. E in effetti la pattuglia di quadrupedi chiamata alla cattedra della ricerca spaziale ebbe un addestramento molto rigoroso, con sollecitazioni sferzanti e temperature… da cani.

Quanto durò il viaggio della bestiolina? La versione ufficiale dell’epoca data dal Governo sovietico è che la Laika sopravvisse per oltre quattro giorni. Secondo un menestrello dello spazio russo Anatoly Zak, l’agonia della cagnetta si sarebbe prolungata per ben quattro giorni. Poco probabile dal momento che quando la sonda rientrò in atmosfera cinque mesi dopo il lancio e dopo aver compiuto 2.570 giri intorno alla Terra, furono trovate ancora tracce di cibo. Il resto era tutto un pezzo di carbone dal momento che la capsula era sprovvista di uno scudo termico. Tutto tranne l’animale che era semplicemente cenere. Ma nell’ottobre del 2002, nel corso di un convegno a Houston, Dimitri Malascenkov, uno degli scienziati che partecipò all’impresa, è stato più esplicito, rivelando che la cagnetta era morta poche ore dopo il lancio per stress termico. Lo Sputnik 2, dunque, fu la bara spaziale della Laika, fino a quando la sua orbita decadde e tutto finì, il 14 aprile 1958, con un’infuocata pietruzza nell’atmosfera.

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