sabato, Aprile 17

L'agricoltura familiare salverà l'Africa

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«È davvero utopico pensare che il cambiamento del sistema alimentare possa avvenire rispettando le risorse del pianeta e la sovranità alimentare dei popoli?». È la domanda che Carlo Petrini, a Expo 2015, ha posto come riflessione sul tema del ruolo dei contadini, i protagonisti della manifestazione che devono assicurare il futuro al nostro pianeta.

All’esposizione universale di Milano, dal 3 al 6 ottobre, sono stati invitati da 150 Paesi i coltivatori diretti del sud del mondo perché «loro sono i veri protagonisti della politica alimentare mondiale». Questa manifestazione è iniziata in un momento particolare e critico per il sistema alimentare mondiale. In questo preciso momento il mondo, a causa anche della crisi finanziaria, ma non solo, ha bisogno di cambiamenti radicali, e le vere innovazioni stanno avvenendo nel mondo rurale. I coltivatori, nel bel mezzo della globalizzazione, sono soggetti che non solo resistono ai cambiamenti e ad alcune drammatiche situazioni, ma riescono a essere competitivi nel mercato: alimentando le relazioni sociali e basandosi sulle forme di autonomia, riescono a trarre vantaggio per la promozione e per la difesa dell’ambiente e per la biodiversità. Un modello questo, che in futuro può diventare vincente, e che pone al centro sopratutto il ruolo della famiglia.

«Non si può condurre una battaglia vincente senza identità: l’identità radica la battaglia, le fornisce senso. (…) La lotta ha sempre un’origine: è l’elemento fondamentale per il suo esito vittorioso». Con questa citazione Josè Bove (‘Un contadino del mondo‘) ci ricorda che i contadini di questo secolo, sopratutto nel sud del mondo, sono una delle più importanti forze lavoro del pianeta, che nutrono e sostengono la nostra società, ma sono anche i più sfruttati dalle multinazionali e da politiche poco attente al loro lavoro. Inoltre devono adattarsi e lottare quotidianamente con il cambiamento climatico in corso, che ogni giorno nel sud del mondo porta ingenti e drastici cambiamenti.

Il mondo contadino in occidente può evocare immagini negative come la scarsa educazione scolastica, una società conservatrice, l’arretratezza tecnica e l’inefficienza del sistema produttivo, ma in realtà esso si basa su concetti diametralmente opposti, come la difesa della cultura tradizionale, la protezione delle risorse naturali, la solidarietà comunitaria e la visione di un sistema produttivo alternativo. Questa tipologia di economia contadina si fonda sulle piccole unità agricole familiari, costituite da gruppi familiari che devono assicurarsi in prima istanza i propri consumi e un volume di attività economiche sufficiente per poter soddisfare i bisogni dell’economia domestica. Fino al 1950 la quasi totalità dell’Africa occidentale era sottoposta a diversi regimi coloniali, sopratutto per opera della Francia, che aveva una pianificazione agricola basata sul proprio fabbisogno e non su quello delle regioni locali. A partire dal 1959 e fino al 1980, periodo in cui molti Paesi ottennero l’indipendenza, l’Africa ha visto sorgerere la SODE (Società di Sviluppo), volta alla divulgazione delle tecniche, basate su soluzioni standardizzate per ampliare e migliorare il settore agricolo; ma i contadini sono stati solo parzialmente inseriti, educati e ascoltati. Negli anni Settanta, a causa di un’importante ondata di siccità e dell’assenza degli interventi statali in aiuto al mondo agricolo, si è verificata una forte spinta dal basso, sopratutto con la nascita delle prime formazioni contadine autonome, pilotate dai giovani e dalle donne. E in questa fase che nascono i più importanti movimenti contadini sopratutto nei Paesi di stampo socialista come il Senegal e il Burkina Faso.

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