domenica, Agosto 1

L’agosto di Israele e Mali. Ma Giggino non lo sa Chi ha detto che in agosto il mondo si ferma? Trattato Israele - Emirati Arabi, colpo di Stato in Mali. Ovvero consolidamento di potenze regionali molto aggressive: Turchia, Emirati, Israele. Siria e Iran isolate, ma sotto la ‘protezione’ russa. Il ruolo e gli interessi dell’Italia?

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Mentre, per concludere questa prima settimana di racconto e discussione di quanto accade in quel cortile disordinato e non pulitissimo che è diventato il nostro Paese, qualche parola su ciò che ci accade intorno non guasterebbe, anche se il titolare della Farnesina sig. Di Maio Luigi, meglio noto come Giggino, non sembra intenzionato ad occuparsene.
E per fortuna, visto che lui e i suoi confondono la Libia col Libano, il Venezuela col Cile e chi sa che altro e parlare, ad esempio del Mali (su cui un titolo di ‘Limes’, geniale, lascia di stucco: ‘i mali del Mali’ … ah ah ah neanche l’estathè, e meno male che si autodefinisce la migliore rivista di geopolitica europea!) ma no, per carità fermate Giggino, non sta in America Latina, il Mali; oppure di Israele e della Palestina (per carità, che i nostri amici israeliani si arrabbiano); oppure della Siria (troppo cara a Putin, meglio lasciar perdere); o, infine, della Turchia e delle sue mene di superpotenza locale (per carità, già ne abbiamo avuti danni bastanti); o magari della Libia, quella vera, della quale saremmo alleati e sostenitori nonché risibileguidadell’Europa in materia, alla quale vendiamo armi da usare contro i migranti e navi per affondare le barche dei migranti, ma che ormai ci sbeffeggia dato che, nella nostra indifferenza e, forse, impotenza, ma comunque incompetenza, abbiamo lasciato allegramente arrivare i turchi a prendersi il petrolio nell’Egeo, e i francesi a prendersi il petrolio nel deserto libico e i russi a farcisi basi militari.

Una volta dire ‘arrivano i turchi’ era un modo di dire per terrorizzare i bambini! Ora, ci sono paludati ricercatori, che propongono di allearci con la Turchia, contro la Francia, la Russia, l’Arabia Saudita, gli Emirati, e chi sa forse la Siria e l’Iran. Turchia, tra l’altro, della quale siamo già tecnicamente alleati, visto che fa parte come noi della NATO … mah, in queste Università a guida tecnocratica, ormai, una ne fanno e cento ne pensano.
Certo, ‘scoprire’ che alla fine proprio turchi e russi, apparentemente avversari (nemici), sono quelli che promuovono effettivamente una possibile pace ed elezioni in Libia, ma specialmente un cessate il fuoco, comunque vada fa fare una figura a dir poco barbina alle sceneggiate di pochette e Giggino … a proposito, si metta l’anima in pace Giuseppe Conte, l’altro giorno anche Joe Biden (aspirante Presidente degli Stati Uniti di America, lo dico a beneficio di Giggino, hai visto mai) inalberava una pochette a tre punte tre, probabilmente di plastica: coraggio, è una bella gara!

Insomma, meno male che non facciamo nulla!, credetemi. E sì che alla Farnesina ci sono dei funzionari, dei diplomatici, che su queste cose sarebbero maestri se avessero un minimo di indirizzo politico … da chi da Giggino o dalla sottosegretaria, pardon viceministro, Del Re, che rilascia interviste evanescenti a Formiche.net?
Ma insomma, giusto per godere di quel pizzicore al fegato roso dalla rabbia, parliamo un momento, solo un momento, di due questioni di grandezza siderale: Israele e Mali.

Israele dovrebbe essere alla nostra attenzione quotidiana per tre motivi importantissimi: la nostra tradizionale amicizia col mondo arabo e in particolare palestinese, la partecipazione di Israele e della Palestina a trattati con la UE dove si dice che se uno usa la forza contro un altro i favori economici debbono cessare ‘illico et immediate’ e c’è anche una bella e corposa sentenza della Corte UE a ribadirlo, e, infine, perché un nostro contingente militare, molto consistente e molto apprezzato, si trova in Libano (non in Libia, sottosegretari e Ministri vari) proprio allo scopo di favorire la pace tra Israele e la Palestina.

Israele, qualche giorno fa, ha sottoscritto un trattato, il cui contenuto esatto è ancora segreto, con gli Emirati Arabi Uniti, una piccola potenza locale, finora ostile ad Israele. In questo accordo, del quale molto si vanta Donald Trump, che infatti lo ha voluto annunciare proprio lui (che, secondo me, non c’entra niente), gli Emirati riconoscono Israele e instaurano accordi commerciali ed economici e militari (militari!) in cambio di unasospensione’ (sospensione!) della annessione dei territori palestinesi da parte israeliana, annunciata più volte da Netanyhau e sbandierata da Trump come la soluzione del problema.

Il quadro della situazione mediorientale con questo accordo può mutare radicalmente, per due motivi. Il primo, dicono gli esperti, perchéisolal’Iran, sostenitore dei palestinesi, avversario della Turchia e dell’Arabia Saudita e amico della Siria e, attraverso di essa, della Russia. Il secondo, che in questo momento mi interessa di più, perché potrebbe significare la fine definitiva delle speranze palestinesi di avere uno Stato, o almeno di averne uno che assomigli ad uno Stato.
In un bell’articolo su ‘
The Independent, Robert Fisk, probabilmente il miglior giornalista europeo in materia di Medio Oriente, riprende la storia della questione, affermando che ciò completa e chiude il cerchio delle intenzioni reali degli inglesi, espresse nella famosa Dichiarazione Balfour del 1917 (Balfour era il Ministro degli esteri inglese, l’omologo, direbbe Giggino, di quest’ultimo) in cui, nell’offrire agli ebrei sparsi nel mondo unnational home’ (cioè un luogo per l’insediamento e lo sviluppo del ‘popolo’ ebreo), esprimeva la propria idea razzista verso gli arabi, che considerava inesistenti, e quindi da non trattare alla pari degli ebrei.
Sulle intenzioni di Balfour si può discutere (a me pare eccessivo attribuirgli tanta lungimiranza), ma sul disprezzo razzista non si può che convenire. La dichiarazione è del 1917, quando l’Inghilterra è alla canna del gas sia militarmente che economicamente con la guerra mondiale, non diversamente dai francesi; con i quali, dopo essersi fatti prestare moltissimi soldi dai banchieri Rotschild (ebrei, residenti in Francia), da un lato ricambiano i sionisti eredi del ben noto Theodor Herzl, il fondatore del ‘sionismo’, con il ‘national home’ e dall’altra, con quel cinismo durissimo che ha caratterizzato il colonialismo franco
britannico e olandese (non che gli altri siano Stati meglio, il nostro incluso, ma certamente assai meno estesi), si spartiscono letteralmente il Medioriente dopo la guerra (accordi Sykes-Picot e famose ‘carte’ MacMahon, documenti veramente allucinanti specialmente letti oggi!), che infatti finisce l’anno dopo con l’inattesa vittoria franco-britannica e italiana.
Da quel momento, come ho raccontato qui più volte, è iniziata la costruzione dello Stato ebraico a danno dei palestinesi, considerati inesistenti, letteralmente: ‘Palestina, territorio senza popolo’: guarda caso le stesse parole del Deuteronomio e di Giusuè 24.13 (ringrazio l’amico Paolo per la citazione che devo a lui, che leggendo capirà).
I palestinesi, dopo la seconda guerra mondiale, fecero l’errore di non accettare il piano delle Nazioni Unite di divisione del territorio, mentre gli ebrei, prima cacciarono a suon di bombe gli inglesi (ma io sono convinto che la cacciata fu ‘concordata’), e poi costituirono lo Stato di Israele. Da allora in poi hanno continuamentemaltrattatoe discriminato i palestinesi, occupandone il territorio un po’ alla volta, fino alla pretesa di Netanyhau di annettersi praticamente tutto, tranne pochi spazi non contigui inadatti a costituire uno Stato, che comunque sarebbe una ‘enclave’, e quindi non uno Stato. Che ciò sia o meno accaduto, come qualcuno dice, grazie alla complicità nascosta dello stesso Abu Mazen (il Presidente della Palestina), già sospettato di avere contribuito all’assassinio (quasi certamente così) di Arafat, non è importante: il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Ora l’accordo con gli ex-nemici arabi degli Emirati, che ufficialmente dice che Israele sospende le annessioni, potrà essere un modo per annettere un po’ alla volta senza proteste arabe significative, tranne i lontani e deboli iraniani. In altre parole, il rischio che per il popolo palestinese, ormai temo completamente isolato, ogni speranza di avere uno Stato sia caduta è più di un rischio … e magari a questo punto i palestinesi preferiscono, contando sulla loro maggiore prolificità (è la tesi di Zeev Sternhell, se non sbaglio) e forse per mettere fine ad una situazione impossibile che dura da cento anni ormai, adattandosi ad una sottomissione ad Israele, magari in cambio di ‘favori’ economici a vantaggio dei maggiorenti palestinesi: ma questa è solo una mia illazione.

I francesi, a loro volta, non contenti dei guai fatti in Siria e Libano e in Vietnam, ne hanno fatto di altri notevoli in Africa centrale. E in particolare in Mali, dove, per contrastare i fondamentalisti islamici, hanno insediato un Governo amico a Bamako mentre lottavano contro il popolo Tuareg, ‘il popolo blu’ (non parlatene a Giggino che penserà che sono pesci) che, non riuscendo a conquistare (come è loro sacrosanto diritto) l’indipendenza, sono stati a loro volta subissati dagli eredi di Al Qaeda e dell’ISIS, che ora combattono i francesi, ai quali il colpo di Stato in Mali, probabilmente, costerà caro. A meno che, come qualcuno sostiene, non sia un colpo di Stato fatto d’accordo con i francesi: le ‘sottigliezze’ della politica, Bettini sarebbe felice!

Il tutto, inoltre, consolida due potenze regionali molto aggressive: la Turchia e gli Emirati, ostili all’Iran e alla Siria, che si aggiungono alla super aggressiva Israele, longa manus, fin qui, degli USA da quelle parti, ma in futuro chi sa. Siria e Iran resterebbero così isolati, ma sotto laprotezionerussa. Francamente dubito molto che la situazione resterà così, la Russia non credo che voglia restare tagliata fuori e, forse, l’improvvisa ‘forse pacificazione’ in Libia, potrebbe esserne un segnale.

Il ruolo e gli interessi dell’Italia? Ci sarebbe da scriverci dieci volumi, partendo dal fatto che l’Italia è, volendo, una potenza militare più che notevole, ma lo faremo un’altra volta, tanto Giggino mica sa leggere, e quanto a questo, pochette non gli è da meno.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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