domenica, Ottobre 17

L'Agenzia per la coesione territoriale: qualche info 40

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Questo è un periodo di prova per l’Italia, soprattutto dopo il Rapporto della Commissione Europea sul miglioramento degli squilibri macro-economici del nostro Paese. Un focus molto importante riguarda, anche, l’utilizzo dei fondi europei. Tra le righe però si legge anche il ritardo di attuazione dell’Agenzia per la Coesione Territoriale. Nata nel 2013 tramite decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, «recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni» (convertita nella legge del 30 ottobre 2013, n. 125 ).

Da subito ci sono state polemiche in merito ai poteri dell’Agenzia. Ci riferiamo al potere sostitutivo (dell’Agenzia) nei confronti dell’amministrazione inadempiente nell’utilizzo dei fondi. Tale potere, ha voluto precisare il ministro Carlo Trigilia nella conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri, sarà ben circoscritta: «c’è la possibilità che la stessa Agenzia in condizioni molto particolari e ben definite possa intervenire direttamente nella gestione di alcuni programmi». Si tratta, di programmi «particolari e in casi ben delimitati» e comunque «in caso di gravi ritardi e gravi inadempienze». Siamo nel 2013, esisteva ancora la carica di Ministro per la Coesione Territoriale (eliminata dal governo Renzi) e già c’era qualcosa che non andava. Lo scopo principale, si legge, è «il monitoraggio sistematico degli interventi, l’accompagnamento e supporto delle amministrazioni centrali e regionali titolari degli interventi finanziati dai fondi strutturali e dal Fondo sviluppo e coesione».Per poi aggiungere che è uno «strumento propulsivo di una strategia più ampia che vedrà tutte le amministrazioni impegnate in uno sforzo comune per utilizzare al meglio i fondi  strutturali e  dare così un contributo significativo alla ripresa economica e sociale di tutto il Paese». Per dovere di cronaca ci riferiamo ai fondi per il periodo 2014-2020 (quindi adesso!). Purtroppo c’è stato qualche rallentamento nel dar vita a questo organismo, sicuramente dovuto anche al cambio di governo Letta-Renzi.

Solamente recentemente, luglio 2014, è stato designato il nome per la carica di Direttore dell’Agenzia, Maria Ludovica Agrò. Altro punto fondamentale è l’organigramma, che dovrebbe essere composto da  «120 assunzioni qualificate di alto livello con selezione rigorosa di persone con esperienza Ue e di uso dei fondi. Ci giochiamo su questa vicenda la nostra capacità di usare i fondi. È un modo di essere più europei», dichiarava Letta all’epoca dell’istituzione. Ma allo stato attuale qualche dubbio esiste, anzi forse qualcosa in più. “Ritengo che l’Agenzia sia nata e sia sorta con l’idea, quando Carlo Trigilia ha lavorato a questo progetto, di farne un centro strategico delle politiche di sviluppo”. Ci spiega Amedeo Lepore, professore di Economia alla Seconda Università di Napoli. “Il rischio, con gli emendamenti che sono stati approvati in Parlamento, è quello di renderne inefficace l’azione, e soprattutto c’è un rischio di eccesso di burocratizzazione anche nell’Agenzia stessa. L’intento iniziale era buono, poi è stato modificato. Spero che si torni ad un’impostazione corretta, e che il Governo stia attento a quello che sta per fare”.

Quindi qualche falla c’è. “Ci sono sicuramente dei ritardi in merito a questo progetto, ritardi in gran parte di natura amministrativa e burocratica: dalle nomine ai trasferimenti, fino al varo dello statuto. E’ vero anche che queste sono situazioni normali quando si mette in piedi un’organizzazione complessa come dovrebbe essere quella dell’Agenzia”. Questo il parere di Claudio Virno, Economista ed Esperto di finanza Pubblica. “I tempi sono lunghi, considerando che fino al governo Renzi l’Agenzia era già stata approvata ma mancava l’attuazione amministrativa. La lunghezza dei tempi è la normalità del caso italiano, a questo punto Bruxelles chiede di agire velocemente, ma il punto centrale resta il merito dell’Agenzia: i suoi compiti”. Perché creare questa Agenzia, si potrebbe correre il rischio di avere l’ennesima sovrastruttura con poteri limitati? “Dal punto di vista dell’attuale stato dell’amministrazione, noi non siamo in grado di gestire. Mi riferisco all’amministrazione centrale e locale, non siamo assolutamente in grado di fare programmazione e di gestire i fondi, questo è un dato di fatto”.

Il parere di Virno, purtroppo, non è una sorpresa. In quanto a mala gestione (non volendo scadere in polemica) abbiamo qualche esempio che sarebbe meglio non ricordare. Inoltre “c’è la questione che riguarda il compito di interloquire con le istituzioni europee”. Aggiunge Lepore. “Questo compito è stato, per un errore credo, affidato nell’accordo di partenariato, al vecchio dipartimento delle Politiche di Coesione (DPS). Se all’Agenzia non si dà il compito di confrontarsi con le istituzioni europee, chi lo dovrebbe fare? Delrio qualche settimana fa ha detto che entro una decina di giorni si sarebbe risolto questo problema con un DPCM. Al momento non è stato ancora risolto questo problema, cioè chi si deve rapportare con le istituzioni europee che gestiscono i fondi strutturali. Questo è un vulnus che, se non viene sanato, rende abbastanza difficile la partenza dell’Agenzia”.

C’è chi l’ha considerata una seconda «Cassa del Mezzogiorno», anche perché il controllo e il coordinamento dei fondi per il sud dell’Italia è un’altra questione spinosa. Magari ci fosse una Cassa del Mezzogiorno come quella delle origini. Per i pochi anni in cui ha funzionato bene c’erano dei tecnici di elevatissimo valore, da ingegneri a economisti che preparavano la programmazione e la realizzazione delle opere o finanziamenti alle imprese. Lavoravano in maniera estremamente dettagliata con studi e analisi, poi dopo è degenerate ed in pochi anni è diventata un carrozzone”, ha affermato Claudio Virno. “In realtà questa agenzia non è che la trasposizione, in un nuovo organismo, di tutto il vecchio sito amministrativo responsabile di tutti gli insuccessi che si sono verificati negli ultimi 15 anni. Si procede senza fare una selezione, senza nuove assunzioni di tecnici o di economisti dentro questa Agenzia. E’ il mantenimento della situazione attuale. Non si può comprendere dove sia la novità, se non nella costituzione di un nuovo organismo stesso. Le persone che saranno inserite in questo nuovo organismo non hanno il know-how tale per cui possono intervenire in maniera innovativa rispetto a situazioni critiche di cattiva spesa”. Aggiunge che “Sono le stesse persone, invece, che seguono la gestione attuale, e che se anche intervenissero sugli enti locali, sulle regioni saprebbero agire solo come hanno fatto in passato. Da questo punto di vista la novità viene automaticamente meno. Quell’aspetto d’ interventismo non ci potrà essere se non ci sarà un personale qualificato ed innovativo”.

Amedeo Lepore aggiunge sottolinea un altro problema: quali sono i rapporti tra l’Agenzia e Invitalia. La legge prevede un percorso molto contradditorio: all’Agenzia sono affidati compiti di monitoraggio, mentre quelli relativi alla gestione possono essere assegnati all’Agenzia. Però esiste una concorrente in quella legge che è Invitalia, che potrebbe svolgere gli stessi compiti. Siccome la Presidenza del Consiglio sta dando compiti sempre più pregnanti a Invitalia, bisogna capire se sono organi concorrenti e in che modo questa concorrenza si può coordinare. Potrebbe esistere un rischio di una collisione”. Nonostante tutto “da ora in poi non sono ammessi ritardi”. Per quanto riguarda un cambiamento di rotta, Lepore ci spiega che “la SVIMEZ ha proposto da qualche tempo un’ipotesi di agenzia che era molto più coraggiosa. Una cosa positiva potrebbe essere quella di riprendere la proposta della SVIMEZ e di confrontare nella parte attuativa del provvedimento che cosa si può recuperare di quella proposta. Molto articolata e coraggiosa”. E’ evidente che esistono degli errori progettuali: “sicuramente se si voleva fare un organismo di natura tecnica si poteva fare, però non è stato così. In questo caso, avrebbe potuto risolvere i problemi fondamentali, di natura programmatoria e progettuale, che sono alla base di tutto, ritardi compresi. Non sappiamo fare programmazione e facciamo una cattiva progettazione”. Virno spiega che esisteva anche un’alternativa, “il tutto si poteva risolvere anche senza la creazione di un nuovo organismo. Cogliendo il problema di base (fare una buona progettazione) si poteva dare delle nuove regole di programmazione, estremamente vincolanti, per tutte le amministrazioni, e far sì che queste fossero gestite da un organismo tecnico indipendente o meno, ma che fosse formato da persone che riuscivano a risolvere questo tipo di problemi. Bisogna partire dai fabbisogni territoriali effettivi, tramite calcoli, analisi e studi. Agenzia o meno i problemi resteranno. Non si superano con la creazione di un nuovo organismo. Se l’attività è la stessa di quella del Ministero (DPS) i problemi non si risolvono”. Le soluzioni potevano essere due: fare “un’agenzia di natura tecnica, oppure dare certe responsabilità ad un gruppo di tecnici presso un Ministero”.

 

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