domenica, Settembre 19

L’Africa si prepara alla rivoluzione edile chiamata Typha

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L’Africa dall’inizio degli anni Duemila sta conoscendo un vero e proprio boom edilizio. Il settore è tra i principali motori di crescita economica assieme alle industrie mineraria e petrolifera. Dall’edilizia popolare ai Real Estate e strutture alberghiere,  imprese locali, occidentali e asiatiche stanno facendo affari d’oro. A questo si devono aggiungere le grandi opere pubbliche commissionate dai governi.

La febbre del mattone contiene però un problema intrinseco. La scelta dei materiali edili spesso non è adatta al clima africano. Il largo utilizzo di cemento armato e lamiere metalliche per i tetti crea gravi problematiche termiche in quanto sono tutti materiali accumulatori di calore. Questo crea disagi per proprietari e inquilini e un considerevole quanto preoccupante impatto ambientale. Abitando in una casa costruita con l’uso spropositato di cemento armato si è costretti a utilizzare sistemi di condizionamento d’aria che aumentano l’emissione nella atmosfera di gas dannosi al clima quali il HCFC e il CFC. In Paesi come Senegal e Sudan i condizionatori d’aria rappresentano il 84% della emissione locale nell’atmosfera di gas dannosi all’ambiente, con drammatiche ricadute effetto serra.

L’utilizzo del cemento armato ha aumentato a dismisura lo sfruttamento intensivo della sabbia di mare creando importanti fenomeni di erosione che si possono riscontrare lungo le principali coste africane. L’era del cemento armato è stata imposta in quanto questo materiale edile garantisce minor tempi di realizzazione del edificio ed azzera le ricerche su materiali termici adattabili al clima africano. L’utilizzo forsennato del cemento armato ha declassato tradizionali ma efficaci materiali edili locali quali i mattoni cotti e le tegole che sono stati scoperti nei secoli per conciliare le necessità abitative con le necessità bio climatiche.

Dal 2016 ricercatori del settore stanno cercando alternative per offrire sul mercato edile africano materiali bio climatici più appropriati e interrompere questa folle escalation del cemento armato. Invertire la tendenza attuale di utilizzo di materiali edili inadatti e a forte impatto ambientale è ancora possibile. UN-Habitat segnala che il 80% delle attuali necessità abitative nel Continente saranno assicurate tra il 2020 e il 2050. Questo largo spazio temporale permette ad architetti, ingegneri, imprenditori e governi di trovare materiali di costruzione adatti al bio clima africano.

Tra i pionieri della ricerca di materiali edili innovativi spiccano celebri architetti africani quali Hassan FatyFrancis KéréKunlé Adéyemi e David Adjaye. Le loro ricerche dimostrano concrete possibilità di costruire edifici più adatti al clima africano, confortevoli sul piano termico utilizzando materiali locali, economici e rispettosi dell’ambiente.

Il materiale edile oggetto di particolare attenzione da parte di questi architetti innovativi è la Typha, una pianta appartenente alla famiglia delle Typhaceae. La pianta è presente sia in Africa, Bolivia, Perù che nell’emisfero nord del pianeta in special modo: Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda. La pianta è unisex con un sistema di riproduzione individuale. La pianta coltivata nel suo ambiente offre una rapida riproduzione e i suoi semi possono essere conservati per 10 anni senza che perdano il loro potere riproduttivo.

La Typha in Africa viene utilizzata sotto forma di fibra per la fabbricazione di sedie e poltrone, per creare tessuti di qualità superiore al cotone e al lino, come alimento per vacche e polli. Essendo la pianta digeribile per l’essere umano viene utilizzata per produrre farina alternativa al mais e al riso. La farina prodotta ha un alto potere nutritivo: 266 calorie per 100 grammi. La Typha è usata anche nella industria del Biofuel per produrre etanolo. Durante la seconda guerra mondale la marina militare americana utilizzò la Typha per produrre giubbotti salvagente 100 volte più resistenti e impermeabili di quelli tradizionali.

Ma è nel settore edile che la pianta trova il suo perfetto utilizzo in quanto contiene importanti qualità di isolazione termica che se associata ad altri materiali organici quali vetro e legno offre un perfetto microclima all’interno dell’abitazione che protegge dalle alte temperature come da quelle fredde. Le prime tracce dell’utilizzo della Typha nel settore edile si registrano circa 4000 anni fa. La pianta era utilizzata per isolare le abitazioni da tribù del Lago Tittaka in Perù e Bolivia. La Typha è presente nell’Africa sub sahariana ed è attualmente soggetta a studi edili finanziati dal governo francese con l’obiettivo di perfezionare le tecniche di costruzione e avviare la produzione e utilizzo della pianta su larga scala per il settore edile per via delle sue alte qualità isotermiche. L’utilizzo della Typha in costruzioni sperimentali a Bamako, capitale del Mali, permette di avere una temperatura interna abitativa costante tra i 22 e i 26 gradi mentre la temperatura esterna raggiunge i 40 gradi. Questo materiale isotermico permette di diminuire drasticamente o di azzerare l’uso dei condizionatori d’aria e l’emissione nella atmosfera di dannosi gas.

A questo tradizionale ma innovativo materiale edile il pool di architetti africani dedica la maggior parte delle ricerche e sperimentazioni, coinvolgendo non solo il governo francese ma anche UN-Habitat e i principali imprenditori edili occidentali e asiatici. Si calcola che la Typha può divenire uno dei principali materiali edili associato a mattoni cotti, legno e vetro, capaci di fermare la colata di cemento nel Continente. Le potenzialità economiche sono altissime. I costi contenuti di coltivazione e lavorazione della pianta permettono di estrarre un eccellente materiale isolante del tutto naturale a costi bassissimi. Un ottimo affare per il fabbisogno di nuove unità abitative in Africa da qui al 2050, stimato in 450 milioni di nuove unità abitative. Un affare conveniente anche per la salute dei cittadini e la salvaguardia ambientale.

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