martedì, Ottobre 19

L’Africa si allontana dall'Occidente

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L’offensiva antioccidentale attuata dal Continente è ora visibile anche sul piano finanziario e militare. Vari Paesi africani stanno introducendo come terza valuta pregiata lo Yuan cinese. Uno dei primi Paesi africani a siglare degli accordi valutari con la Cina è stato l’Angola (accordi di Luanda agosto 2015). Ben presto seguiranno: Ghana, Sud Africa, Sudan, Sud Sudan, Rwanda, Kenya, Nigeria, Uganda, Zimbabwe, Zambia. Il riconoscimento da parte degli Stati africani dello Yuan come terza valuta pregiata apre le porte al riconoscimento della moneta cinese a livello mondiale. Un riconoscimento sostenuto dai Paesi del BRICS ed inserito all’interno della Banca BRICS che si pone come alternativa al FMI e Banca Mondiale.

Parallelamente all’introduzione dello Yuan si è innescato un pericolosissimo processo di delegittimazione del circuito finanziario del CFCA creato alla fine degli anni Quaranta dalla Francia per controllare le risorse finanziarie delle sue ex colonie africane. L’attacco al CFCA giunge da uno dei più sicuri alleati francesi, il presidente ciadiano Idris Deby Itno. Lo scorso agosto ha lanciato la proposta ai Paesi africani dell’aerea CFCA di creare valute proprie sganciandosi dal circuito monetario controllato dalla Francia e conquistando così l’indipendenza economica. Il presidente Deby sta rafforzando la difesa nazionale e il controllo del paese conscio di una probabile strategia di destabilizzazione di Parigi. Se il CFCA dovesse crollare significherebbe per la Francia il crollo finanziario nazionale.

Sul piano militare si sta assistendo alla creazione di eserciti regionali indipendenti dall’Occidente. Il primo esercito regionale è quello creato dalla East African Community, il Eastern Africa Standby Force (EASF) composto dagli eserciti di Kenya, Rwanda, Uganda. Iniziative simili ma a livello larvale sono in discussione presso l’ECOWAS e l’Africa del Sud. Si assiste anche ad una corsa agli armamenti molto accentuata sopratutto di armamenti ad alta tecnologia per rendere moderni ed efficienti gli eserciti africani. Nel Continente vari Stati detengono eserciti con caratteristiche molto simili agli eserciti occidentali: Angola, Etiopia, Nigeria, Rwanda, Sud Africa, Uganda. Parallelamente alla creazione di forze militari regionali e al rafforzamento degli eserciti nazionali si assiste ad un impegno militare diretto della Cina, con truppe operative in Sud Sudan e con la prima base navale cinese a Djibuti. Anche la Russia mette piede in Africa con la base aereo navale in Guinea Equatoriale.

Contrastate sono le offerte occidentali di collaborazione militare contro il terrorismo. La Nigeria nella lotta contro Boko Haram si affida alla alleanza militare con Ciad, Camerun e Niger ma ha sempre rifiutato la collaborazione attiva di Europa e Stati Uniti. L’alleanza con i tre paesi africani confinanti e vittime del terrorismo di matrice islamica proveniente dalla Nigeria è interpretata da molti esperti come l’embrione di un futuro esercito regionale autonomo. Il rifiuto nigeriano è motivato dai sospetti che l’occidente appoggi il terrorismo in Africa come elemento di destabilizzazione per impedire il progetto economico politico del Continente. Sospetti avvalorati dai recenti blitz militari del Camerun che hanno intercettato tre consegne di armi effettuate dalla Francia a favore di Boko Haram.

Sul piano politico il colpo mortale proviene da due dei migliori alleati americani nel Continente: Etiopia e Rwanda. Durante un convegno svoltosi ad Addis Abeba il 21 agosto scorso ed organizzato dalla Fondazione Meles Zenawi e dalla Banca Africana per lo Sviluppo, il primo ministro etiope Hailemariam Desalegn e il presidente ruandese Paul Kagame hanno annunciato nuovi concetti democratici autoctoni inseriti nel progetto New Africa. Un progetto dirompente che prevede la rottura con i modelli democratici occidentali per creare modelli di Buon Governo corrispondenti alla cultura africana. «Occorre porre fine a modelli estranei all’Africa che sono risultati nocivi. Occorre sperimentare nuovi modelli di gestione del governo che siano nostri. Gli Africani hanno il diritto e il dovere di seguire una propria strada per raggiungere la democrazia. Dobbiamo iniziare a costruire una Nuova Africa‘ ha affermato il Primo Ministro etiope.

«I modelli democratici occidentali sono crollati nei paesi che li hanno inventati. Occorre che ci impegniamo a rafforzare modelli socio politico economici autoctoni che garantiscano lo sviluppo di grandi democrazia ove i diritti umani e civili siano pienamente garantiti. Dove la popolazione possa godere di un aumento della prosperità e della qualità della vita». ha affermato il presidente Kagame che ancora non si è pronunciato si accetterà la richiesta del popolo ruandese a presentarsi alle elezioni del 2017 per rivendicare un terzo mandato presidenziale. Il progetto della New Africa non è stato reso pubblico ma già gode del attivo sostegno del Vice Presidente Kwesi Amissah-Arthur del Ghana, un paese considerato il modello più avanzato di democrazia nel Continente.

Anche il presidente della Banca Africana per lo Sviluppo: Donald Kaberuka sostiene il progetto. «Negli anni Ottanta la Banca Mondiale costrinse l’Africa ad escludere i governi dai processi economici di sviluppo. Ora ogni governo ha il diritto di scegliere la propria strada e interagire sui processi economici» dichiara Kaberuka dinnanzi ad un sbalordito e stordito Jenday Frazer ex Segretario degli Stati Uniti per gli Affari Africani. Pur rimanendo ancora segreti i dettagli del New Africa sembra evidente che il modello guida che verrà proposto da Etiopia e Rwanda si basa sulla riappropriazione delle decisioni economiche da parte di uno Stato forte e rappresentativo della popolazione attraverso modelli partecipativi che potrebbero non corrispondere a quelli occidentali.

Il quadro descritto risulta sintetico e privo quindi di analisi approfondite sia delle sfumature all’interno del progetto politico economico continentale sia delle contro misure che l’Occidente tenterà di effettuare per impedirlo. La deficienza di analisi approfondita è dovuta allo spazio offerto da un singolo articolo e sarà approfondita in futuro. Resta comunque evidente che la posta in gioco è alta. La volontà di sganciarsi dall’Occidente, chiaramente dimostrata dai Paesi africani, crea una situazione geo-strategica pericolosissima per Europa e Stati Uniti che dipendono in gran parte dalle materie prime africane. Una situazione che avvantaggia i Paesi del BRICS (Cina in special modo) e che sembra accelerare il cambiamento in atto dei poli di potere mondiale che dall’Occidente stanno dirigendosi verso Est e verso Sud. Il Gruppo Blinderberg ha le sue ragioni per iniziarsi a preoccupare e a studiare contro misure per impedire il processo deleterio per il capitalismo occidentale. I poteri forti di Europa e Stati Uniti hanno una visione reale del Continente: sempre più indipendente e pericoloso. Una visione però tardiva che giunge quando i piani Afro Cinesi sono già in uno stadio di realizzazione molto avanzato. Solo all’opinione pubblica occidentale viene ancora elargita a grandi dosi l’immagine Novecentesca di una Africa piena di guerre e di fame, bisognosa di aiuti occidentali e dei profughi da accudire o da respingere in Europa. A titolo di cronaca nella recente ondata di profughi che ha investito i Paesi europei gli africani rappresentano una minoranza rispetto ai profughi medio orientali che fuggono dai teatri di guerra creati da Stati Uniti e Unione Europea fin dalla fatidica invasione del Iraq voluta dalla Amministrazione Bush.

 

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