domenica, Settembre 26

L’Africa si allontana dall'Occidente

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Kampala – Lo scorso aprile l’Unione Africana aveva deciso di rivendicare la sovranità delle risorse naturali per orientarle verso lo sviluppo sociale ed industriale dei singoli Paesi membri. La notizia era stata quasi ignorata dai media occidentali ma non dal Gruppo Blinderberg, la potente struttura segreta e sopra-statale creata dal banchiere statunitense David Rockefeller il 29 maggio 1954 adottata dalle multinazionali e dalle istituzioni finanziarie per dettare le linee guida del capitalismo occidentale. Una organizzazione massonica molto potente che fece parlare di se durante il convegno del 2010 in Austria, dove fu vietato l’accesso ai giornalisti. Un convegno oggetto di un interessante documentario: “Democrazia sospesa per proteggere il Blinderberg” trasmesso dal programma La Gabbia dell’emittente televisiva La7 condotto da Gianluigi Paragone. Il Gruppo Blinderberg lo scorso aprile esaminò la proposta economica e politica scaturita dalla riunione dell’Unione Africana con ansia decidendo di attendere il verificarsi di eventuali seguiti.

La loro attesa non è durata molto. A distanza di due mesi la proposta prende maggior forma e vigore presso il 33simo Summit dei Capi di Stato dei Paesi membri della NEPAD organizzato dall’Unione Africana tenutosi il 13 giugno a Johannesburg, Sud Africa.  Il summit fu aperto dal presidente senegalese Macky Sall con il supporto della Banca Africana per lo Sviluppo.  Durante il summit, Robert Mugabe, presidente della Unione Africana e dello Zimbabwe ha esortato i Paesi africani a interrompere le esportazioni delle materie prime. «L’Africa deve interrompere l’economia coloniale imposta dall’Occidente di esportazione delle materie prime. Deve al contrario accelerare il processo di industrializzazione per diventare uno dei principali attori del mercato mondiale».

L’indicazione della rotta economica da seguire data da Mugabe è stata inaspettatamente sostenuta dal suo principale avversario politico, il presidente Sud Africano Jacob Zuma, che dal suo secondo mandato ottenuto nel 2014 ha portato avanti una politica di indipendenza dall’Occidente di cui segno più clamoroso  si è verificato proprio durante il summit NEPAD dell’Unione Africana: il rifiuto di arrestare il presidente sudanese Omar el Bashir e consegnarlo alla Corte Penale Internazionale. Il Presidente Zuma non solo appoggia la direzione economica politica di Mugabe ma rincara la dose affermando che occorre potenziare il mercato continentale ai danni di quelli esteri. Uno degli strumenti per potenziare il mercato continentale è proprio la New Partnership for Africa’s Development – NEPAD (La Nuova Alleanza per lo Sviluppo dell’Africa). Trattasi di una piattaforma politico – economica ideata nel 2001 dalla Unione Africana che si basa sugli ideali del Pan Africanismo e che tende a risolvere i problemi legati allo sviluppo e alla marginalizzazione internazionale del Continente.

Dalle parole si è passati immediatamente ai fatti tramite la rivitalizzazione del progetto di Comunità Economica Africana denominata: African Free Trade Zone (AFTZ) creata il 22 ottobre 2008 tramite la collaborazione tra tre blocchi economici africani: East African Comunity (EAC – Comunità Economica dell’Africa Orientale) , Southern African Development Community (SADAC – Comunità per lo Sviluppo dell’Africa del Sud) e il  Common Market for Eastern and Southern Africa (COMESA – Mercato Comune dell’Africa Orientale e dell’Africa del Sud).  La Comunità Economica Africana ha inglobato nel 2012 la Economic Community of West African States (ECOWAS – Comunità Economica degli Stati Africane dell’Occidente) e la Economic Community of Central African States (ECCAS – Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale).  Ora l’Unione Africana sta lavorando per finalizzare i protocolli vincolanti per la messa in pratica della AFTZ un mercato di 527 milioni di persone con un Prodotto Interno lordo di 625 miliardi di dollari.

Cifre che lo rendono un mercato superiore a quello della Comunità Europea e degli accordi delle Americhe NAFTA.  I protocolli saranno finalizzati entro il 2017 come stabilito dalla Unione Africana.  Il periodo di tempo di due anni serve a risolvere vari problemi legati al questo immenso mercato comune quali: il protezionismo dei singoli Stati, l’equilibrio finanziario delle varie monete, il rafforzamento delle infrastrutture per superare gli attuali ostacoli logistici che comprimono il mercato inter continentale. Attualmente gli scambi commerciali inter continentali rappresentano il 12 per cento del totale degli scambi dell’Africa. Il 58% avvengono con l’Europa e  Nord America, il restante 30% con i mercati asiatici. La realizzazione della Comunità Economica Africana aumenterà significativamente la percentuale di scambi interni e quelli con i mercati asiatici a scapito di quelli con Europa e Nord America. Non sono assolutamente casuali le difficoltà riscontrate nei rinnovi degli accordi commerciali con Europa APE (Economic Partnership Agreement)  e con gli Stati Uniti (African Growth and Opportunity Act – AGOA)

Sul piano delle infrastrutture e del lancio della rivoluzione industriale un grande supporto proviene dai paesi del BRICS, in special modo la Cina. Le mega opere pubbliche (strade, ferrovie, porti, aeroporti) iniziate nel 2012 e il potenziamento del fabbisogno elettrico energetico sono state interpretate dall’Occidente come dei progetti faraonici, delle cattedrali nel deserto ad esclusivo vantaggio della Cina. Solo ora le potenze occidentali si sono rese conto che la realizzazione delle infrastrutture dei singoli Stati africani seguono un progetto Continentale di rafforzamento dei mercati africani nell’ottica della Comunità Economica Africana. La Cina sta iniziando a trasferire la tecnologia necessaria per avviare la rivoluzione industriale.

Il progetto di Pechino è di delocalizzazione parte del suo potenziale industriale in Africa al fine di godere di mano d’opera meno costosa e di tagliare i costi sul trasporto delle materie prime. Collegati ai progetti di rivoluzione industriale e diminuzione delle esportazioni sono gli improvvisi e bruschi cambiamenti nei rapporti con le multinazionali occidentali, ora soggette a accordi più favorevoli per gli Stati africani, alla abrogazione degli esoneri da tasse e a una pressione fiscale in costante aumento. Nello strategico settore degli idrocarburi la tendenza dei paesi africani (sopratutto di area anglofona) è quella di escludere o limitare la presenza di multinazionali occidentali a favore di Cina, Russia, Turchia, Iran, Brasile.  Paesi che accettano che la trasformazione del greggio in loco e il 60% della vendita dei derivati destinato ai mercati nazionali e regionali.

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