mercoledì, Dicembre 1

'L’Africa è il nostro futuro', per il meglio, soprattutto per il peggio

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Cosa risponde a chi sostiene che la Francia non esisterebbe nei termini economici attuali se perdesse il controllo delle ex colonie, e nello specifico se venisse meno il sistema monetario FCFA? E’ corretto? E, comunque, quale, secondo Lei, sarebbe lo scenario?

Dobbiamo riconoscere che oggi l’Africa francofona, che in passato era sotto le colonie francesi, spesso sul piano economico sta facendo meno bene che le ex-colonie anglofone. L’impressione è che sia un pò in ritardo, dobbiamo interpellare i nostri partner africani perché hanno voluto sviluppare un sistema alla francese che non funziona. Sulla questione monetaria: devo dire che non ha funzionato; lo sviluppo del sistema in modo francese frena la crescita o al massimo permette solo più sicurezza. In questo modo sanno quello che hanno, ma non sappiamo quello che avremmo domani se questo sistema si fermasse. Questo non è un tabù, ma non possiamo ridurre tutto a questo.

L’Africa, o almeno alcuni Paesi del continente, hanno iniziato un percorso di rivendicazione del controllo delle proprie risorse naturali e stanno rivedendo le loro alleanze. La Francia come sta rispondendo a questa situazione?

La Francia non ha alcuna difficoltà ad accettare di negoziare quello che dovesse essere nell’interesse del singolo Paese africano, come con AREVA che ha rinegoziato gli accordi di uranio con il Niger. Sul piano petrolifero Total ha un atteggiamento responsabile, certamente più di altri concorrenti. La Francia è ben consapevole, sia delle sue imprese sia di come evolvono, come lo sta facendo Boloré.

Condivide la considerazione che in Africa la Cina è passata dalla fase di potenza predatrice alla fase di potenza alleata all’Africa? E quali considerazioni si sente di fare su quanto la Cina sta facendo in questa Africa, che rivendica il controllo delle proprie alleanze?

In primo luogo la Francia, ma anche altri Paesi europei, si trovano nella stessa situazione. La Francia è stata lenta ad adattarsi alle evoluzioni dell’Africa in termini di crescita, lasciando lo spazio libero alla Cina. Diventata il primo partner economico dell’Africa, seguita da altri Paesi emergenti come il Brasile, l’India, la Turchia e il Marocco molto presente nell’Africa nera. Qualunque cosa accada, la Cina è un partner molto importante per gli africani.

In questo quadro, quale ruolo sarà capace di ritagliarsi l’Europa e l’Occidente in genere? Condivide la valutazione che si aprirà una stagione inedita di conflittualità tra l’Occidente e l’Africa?

No, è difficile, perché c’è una richiesta forte di Francia e di Europa in Africa. Non vogliono essere sotto l’unica influenza della Cina. È normale che i Paesi emergenti siano in Africa, è normale che ci sia una competizione amichevole. Gli africani hanno combattuto nelle guerre mondiali per la nostra libertà, abbiamo una storia comune e gli africani ne sono consapevoli. Si deve sapere rispondere nel nostro comune interesse. La Cina quindici anni fa era apparsa come un Eldorado.

Alcuni osservatori sostengono che Stati Uniti, Francia e l’Europa risponderanno alla minaccia dei loro interessi in Africa esportando caos, e, anzi, che la proliferazione del terrorismo islamico nel continente altro non è che il frutto avvelenato dell’Occidente per tentare di mantenere il controllo sull’Occidente. Quale la sua considerazione in proposito?

Si tratta di una tesi del complotto grottesca, ridicola e insensata. Non capisco che potesse dare credito a tesi cosi assurde. È frutta di menti cattivi e deboli. È una cospirazione.

 

L’intervista si è interrotta qui, il Senatore non ha inteso rispondere ad alcune altre domande che era nostra intenzione porre, dettate dalla cronaca. Per dovere d’informazione presentiamo qui le domande alle quali non abbiamo ottenuto risposta.

Da più parti si sostiene che Boko Haram sia utilizzato dalla Francia per adottare una sorta di strategia della tensione in Africa e che Boko Haram riceve armi dalla Francia. Quali le sue considerazioni in proposito? Perché si o perché no?

Si sostiene che in questa strategia in qualche modo rientri l’attentato in Burkina Faso di scorsa settimana. Il Paese sarebbe stato utilizzato come base per varie operazioni di destabilizzazione dell’Africa Occidentale. L’elezione a Presidente di Roch Marc Christian Kaborè sfila il controllo del Paese alla Francia, e l’attentato sarebbe un modo per riprendere il controllo del Paese. Che ci può dire in proposito?

–  Dei rapporti della Francia con le FDL (Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda), in azione in Burundi in questo ultimo periodo che ci può dire?

–  Cosa farà la Francia in Libia? E quanto ha pagato caro, in termini d’interessi energetici, l’intervento del 2011?

–   E circa la guerra del petrolio che si sta combattendo in Libia tra Italia e Francia cosa ci può dire?

 

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