martedì, Luglio 27

'L’Africa è il nostro futuro', per il meglio, soprattutto per il peggio

0
1 2


ParigiJean-Marie Bockel, avvocato e senatore dell’ Haut-Rhin (Alsace-Champagne-Ardenne-Lorraine), già Ministro del Commercio – nel 1986 -, dopo l’elezione di Nicolas Sarkozy alla presidenza della Repubblica, lasciato il PS, nel 2007 entra nel Governo in veste di Segretario di Stato responsabile per la Cooperazione e la Francofonia. Nel 2008 diventa Segretario di Stato per gli Affari della Difesa e nel 2009 va alla Giustizia.

All’Eliseo, il 29 ottobre 2013, a pochi giorni dal vertice per la pace e la sicurezza in Africa, la Commissione per gli Affari Esteri, della Difesa e delle Forze Armate del Senato, manda il rapportoL’Afrique est notre avenir‘, firmato proprio da Bockel. L’obiettivo della Commissione era fare il punto sulla presenza francese in questo continente. Bockel è sicuramente tra i politici francesi che più conoscono l’Africa e la politica francese nel continente. A Bockel abbiamo, così, tentato di porre qualche domanda sulle politiche francesi nel continente: politiche, anche militari, al centro delle cronache, dalla Libia al Mali fino al Burundi.

 

Senatore Bockel, parliamo del rapporto ‘L’Afrique est notre avenir‘. Il rapporto sosteneva che la politica africana della Francia si è evoluta più lentamente rispetto a quanto si è evoluta l’Africa. Potrebbe spiegarci, anche alla luce degli eventi di questi ultimi mesi, quali sono, secondo Lei, i grandi errori compiuti dalla Francia in Africa?

Non faccio assolutamente questa analisi. Penso che sia necessaria la presenza militare, sopratutto in quella grande zona del Sahara-Sahel. Il rapporto non affrontava solo i problemi di sicurezza, bensì anche la sfida dello sviluppo dell’Africa. Tuttavia la presenza francese è ancora molto importante. Presenza alla quale i nostri amici africani sono molto attaccati. Penso alle scuole, ai licei, alle università o le Alliances françaises (alleanza francese). Penso anche a dei Paesi non francofoni come l’Etiopia, che apprezza molto questi contatti come tutta la nostra cultura. Parlando della dimensione economica, molte grandi e prestigiose società francesi sono presenti e si sono sviluppate in Africa, ma anche altre più piccole per le quali questo mercato è vitale. La presenza della Francia rispetto ai Paesi emergenti è diminuita. C’è sempre attrazione per questi territori da parte dalle nostre imprese, nonostante le travagliate guerre e la povertà presente. Oggi ci sono alcune sfide che abbiamo davanti, come le sfide demografiche con le previsioni di 1 miliardo di africani entro il 2040 che graveranno sul flusso migratorio verso l’Europa. Un’Africa che se si sviluppasse armoniosamente con tanti consumatori, farebbe la fortuna dei partner economici di questo continente. Ma un sussulto demografico oggi aggrava i flussi migratori, i giovani sentono che il loro futuro non è in Africa e il problema è europeo. A questo possiamo aggiungere le sfide psicologiche dell’eccessivo sfruttamento del suolo e del sottosuolo e l’urbanizzazione incontrollata in una parte dell’Africa.

In questi due anni la Francia cosa ha fatto per recuperare il tempo perduto in Africa ?

Abbiamo messo in atto la nostra organizzazione economica esterna. L’Agence Française de Développement (L’Agenzia francese per lo sviluppo) è una storia di successo alla francese e sviluppandosi è diventata una banca, come parte di una legge sostenuta dalla Caisse des dépôts che ora contribuisce allo sviluppo dell’Africa e delle infrastrutture. L’approccio economico esterno verso l’Africa avviene con dei prestiti più convenienti da parte dalle banche e la collaborazione europea tra i Paesi. Dobbiamo far passare il messaggio alle PMI che l’Africa è un mercato con tanti consumatori potenziali. Non ho nessuna preoccupazione per la Bolloré o Total o le società agro-alimentari già presenti sui territori con una margine di crescita significativa.

Poco più di un anno dopo il suo rapporto, all’Eliseo arriva il rapporto Baumel, altra bastonata alla politica francese in Africa. Quel rapporto era ancora più drastico del suo e metteva sotto accusa la militarizzazione dell’Africa. Che ci può dire in proposito?

Gli ex Paesi coloniali ancora presenti in Africa, non hanno saputo adattarsi e dare una risposta di qualità alla posta in gioco. È una questione di sicurezza, non c’è pace senza uno sviluppo economico duraturo, nessuna crescita economica equilibrata. La Francia, rispetto alla situazione in Mali, riorganizza le forze militari presenti nella regione e il supporto ai militari sul posto. Il supporto è anche stato riassegnato alla zona della Mauritania fino a Gibuti, e secondo il mio parere è un buon orientamento. Quanto inquieta è cosa accadrà dopo. Gli africani dovranno garantire la sicurezza alle loro popolazioni. L’intervento in Mali è stata una decisione buona per l’Esercito e le istituzioni di questo Paese, perché il Paese va molto male. Se non c’è una risposta o un’intervento, la situazione interna minaccia anche la nostra sicurezza, la nostra presenza permette di controllare le forze terroristiche. Il problema della sicurezza è solo all’inizio.  La presenza francese è costosa per lo Stato e pericolosa in termini di truppe presente in Africa. La Francia aveva fatto un passo indietro, ma ormai tale posto lo ha rioccupato e ciò va a suo onore. Contribuire alla sicurezza permette di migliorare la nostra attività. Aiutare l’Africa permette agli africani di assicurarsi un futuro migliore.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->