lunedì, Luglio 26

L'Africa al Consiglio di Sicurezza ONU? field_506ffbaa4a8d4

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Dal 2002 l’Unione Africana richiede di entrare a far parte dei membri permanenti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in considerazione del peso che il continente detiene a livello mondiale, non adeguatamente rappresentato. Fino ad ora vari Stati africani hanno ricoperto il ruolo di membri temporanei con mandato annuale. Una posizione politicamente debole per poter incidere sulle scelte del Consiglio di Sicurezza decise dalle grandi potenze: Cina, Russia, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna. Lo scorso aprile la rivendicazione é stata strutturata durante il Forum on Security in Africa  tenutosi nella città etiope di Bahir Dar.

Al convegno, organizzato da TANA Foundation, una associazione specializzata in materia di sicurezza e anti terrorismo, hanno partecipato il Primo Ministro etiope Haile Mariam Desalegn, il Ministro ruandese degli Affari Esteri, Louise Mushikiwabo, gli ex presidenti del Burundi, Mozambico e Sud Africa (Pierre Buyoya, Joaquim Chissano, Thabo Mbeki), il Segretario Esecutivo della United Nations Economic Commission for Africa (UNECA), Carlos Lopes, il direttore della Conferenza della Sicurezza di Monaco Wolfgang Ischinger, il Rappresentante Speciale del Segretariato Generale ONU per la Libia Martin Kobler (ex capo della MONUSCO, missione di pace ONU in Congo) e il Consigliere speciale del Primo Ministro etiope Adreas Eshete. Il tema del convegno era incentrato sul contributo che il continente può offrire alla sicurezza e alla risoluzione dei conflitti mondiali.

La rivendicazione di un posto permanente presso il Consiglio di Sicurezza ONU é stata motivata dal fatto che il Continente spesso subisce le decisioni prese dalle grandi potenze riguardo conflitti e lotta anti terrorismo. Decisioni che celano un atteggiamento coloniale che colloca l’Unione Africana in un ruolo subalterno. «L’Africa é divenuta troppo importante per non essere rappresentata presso il Consiglio di Sicurezza ONU e di non poter interagire sul dibattito e l’agenda della sicurezza mondiale», afferma il Direttore della Tana Foundation: Olusegun Obasanjo.

Attualmente, nel continente vi sono in atto otto conflitti in Mali, Repubblica Centrafricana – RCA, Burundi, Libia, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sud Sudan e Sudan. Tutti questi conflitti sono interni ai Paesi, quindi catalogati come guerre civili.
Altri conflitti ruotano attorno alla risorse naturali (Congo, Libia, Sud Sudan e Sudan), alla necessità di mantenere il potere a tutti i costi da parte di anacronistiche dittature (Burundi) e problematiche politiche intrecciate con il terrorismo (Mali, RCA, Nigeria, Somalia). Conflitti latenti riguardano motti indipendentisti (Tanzania – Zanzibar, Angola, Nigeria-Biafra) e conflitti interregionali, tra cui la guerra latente sul controllo delle risorse idriche del Nilo che contrappone Egitto, Sudan, Sud Sudan, Eritrea, Etiopia, Rwanda, Kenya, Tanzania e Uganda. Il Rwanda é minacciato di invasione dal gruppo terrorista ruandese FDLR (autore del genocidio nel 1994) che attualmente controlla la vita politica e militare in Burundi.

In questo scenario si assiste all’espansione del terrorismo di matrice sunnita e del ISIL DAESH che sta minacciando i Paesi del Nord Africa -Egitto, Tunisia, Algeria- e quelli dell’Africa Occidentale -Burkina Faso, Costa d’Avorio, Niger, Ciad e dell’Africa Orientale, in special modo il Kenya. Situazioni esplosive causate dal mancato processo democratico coinvolgono Congo-Brazzaville, Congo-Kinshasa e Angola, Liberia, Costa d’Avorio, Zimbabwe, Marocco, e Sudafrica.

La maggioranza di questi conflitti sono un riflesso indiretto delle politiche geostrategiche dell’Occidente per mantenere il controllo delle risorse naturali africane  -l’aggressiva politica estera della Francia é la vergognosa punta di diamante. La potenza europea che si definisce minacciata dal terrorismo internazionale, negli ultimi dieci anni ha causato una serie di conflitti e tentativi di colpi di Stato, in Burkina Faso, Mali, RCA, Burundi, arrivando a inviare il proprio Esercito per destituire il Presidente democraticamente eletto della Costa d’Avorio, Laurent Gagbo, o impedendo la caduta del regime in Burundi. La Francia sostiene politicamente e militarmente il gruppo terrorista ruandese FDLR ed é sospettata di fornire armi a gruppi terroristici, quali Boko Haram.
Terrorismo e guerre civili sono utilizzate dall’Occidente per mantenere una situazione di caos permanente, al fine di impedire al continente di rendersi economicamente indipendente tramite la rivoluzione industriale, divenendo, così, il quarto polo economico e politico a livello mondiale.

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