giovedì, 2 Febbraio
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L'Afghanistan può attendere

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Il primo Presidente afghano democraticamente eletto, Hamid Karzai, vede esaurirsi, dopo dieci anni, il suo mandato.

Nonostante la sua leadership sia stata ufficializzata nel 2004, Karzai, ufficiosamente, esercitava i poteri dal 2001, dalla fine della guerra.

Gli undici concorrenti ammessi a partecipare a questa tornata elettorale  -decine le candidature pervenute alla Commissione Elettorale Indipendente che ha dovuto filtrarle secondo i parametri stabiliti-, danno praticamente per scontata l’impossibilità di raggiungere il cinquanta percento delle preferenze. Un turno di ballottaggio, in questo caso, sarà necessario, per dare un nuovo Presidente al gigante del centro Asia.

Quanto, però, è già constatabile in questa elezione, definita dai media come una delle più importanti del 2014, sono alcuni dati sensibili.
Innanzitutto la presenza di una serie di candidati già in corsa per le precedenti elezioni presidenziali del 2009, come Abdullah Abdullah, candidato delle Province Nord del Paese, e l’ex Ministro delle Finanze Ashraf Ghani. I due rappresentano la linea di diversificazione etnica che corre all’interno del Paese: i pashtun, popolazione maggioritaria sul territorio, da sempre hanno avuto un peso maggiore nelle elezioni afghane, e, oltre l’ex Ministro, possono contare su un consistente numero di candidati minori cui poter dare fiducia. Abdullah si presenterebbe, invece, come rappresentante delle restanti etnie del Paese.

Oltre loro, fra i candidati maggiormente conosciuti, spunta il nume di Quyum Karzai, fratello maggiore dell’ex Presidente, e Zalmay Rassoul, suo uomo di fiducia.

Un ruolo importante è stato svolto dalle donne afghane, per la prima volta determinanti nelle scelte del Paese. Circa trecento candidate sono iscritte alle liste provinciali dei distretti del Paese e, la ex Governatrice della Provincia di Bamian, Habiba Sarobi, potrebbe diventare Vicepresidente.
La Sarobi, particolarmente attiva e popolare, si è distinta per i suoi comizi a sostegno di Zalmay Rassoul. Avrebbe anche tentato di concorrere alle elezioni presidenziali, presentando la propria candidatura alla commissione che, a causa della sua giovane età -39 anni ed il requisito deciso era di 40-, è stata respinta.

La giornata di voto è stata piuttosto tesa, secondo quanto riportato da Reuters, oltre sette milioni di cittadini afghani si sono recati ai seggi, circa il 58% degli aventi diritto, e, di questi, oltre un terzo erano donne. Il numero di votanti, superiore alle aspettative, è un segnale incoraggiante riguardo la voglia di partecipazione della popolazione.

Tuttavia, ‘The Guardian’ riporta lo scarso controllo riguardo la richiesta di schede elettorali multiple e la facilità di contraffazione, fanno calcolare la presenza nel Paese di un numero di schede elettorali quasi doppio rispetto al numero di votanti, che potrebbero, nel caso fossero consegnate in più seggi, inficiare la bontà dello scrutinio. Chi, invece, votava per la prima volta ed ha richiesto la scheda direttamente al seggio, a Kabul potrebbe essere rimasto sorpreso dall’esaurimento delle stesse a causa dell’alta affluenza.

Il blocco dei seggi, fra i disguidi che hanno caratterizzato la tornata elettorale afghana, è stato forse il problema minore.

Numerosi attacchi delle forze talebane si sono registrati, soprattutto nelle Province più periferiche del Paese, e circa il dieci percento dei seggi non è stato aperto per ragioni legate alla sicurezza.

Il conteggio finale si attesta a 45 morti e alcune decine di feriti durante gli attacchi di matrice talebana ai seggi elettorali.

In realtà, nonostante i 200 mila soldati schierati a presidio delle manifestazioni, si suppone che gli attacchi più duri arriveranno al prossimo turno, decisivo, di ballottaggio.

In un attacco avvenuto nella cittadina di Khost, situata nella Provincia orientale di Tani, vicina al confine pakistano, un ufficiale di Polizia ha aperto il fuoco contro un convoglio di scorta su cui viaggiavano due reporter di Associated Press. La fotografa premio Pulitzer Anja Niedringhaus è morta in seguito alle ferite riportate e la collega, Katthy Gannon, è rimasta gravemente ferita.

In questa atmosfera, alla conclusione del voto, è iniziato lo spoglio.

Simbolicamente trasmesso dalla televisione pubblica, si dovrà attendere il 24 aprile per i risultati preliminari ed almeno il prossimo mese di maggio per la pubblicazione degli esiti che, se come previsto porterà ad un ballottaggio, sarà seguito da un secondo turno di votazioni.

Il percorso dell’Afghanistan per proclamare il nuovo Presidente, quindi, è ancora lungo.

 

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