lunedì, Giugno 21

L’Afghanistan a un mese dalle elezioni field_506ffb1d3dbe2

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A burqa-clad Afghan woman shows her face to an election commission employee before casting her ballot at a polling station in Herat

Fra meno di un mese, il prossimo 5 aprile, in Afghanistan si terranno le elezioni presidenziali. La tornata elettorale di quest’anno porterà con se un risultato storico, infatti per la prima volta dalla caduta dei Talebani il paese avrà una nuova guida. Il Presidente in carica Hamid Karzai, che vinse il secondo mandato nel 2009, non è più rieleggibile. In prim’ordine, all’indomani della caduta dei Talebani, Karzai fu nominato presidente ad interim dall’Assemblea Nazionale, vincendo poi regolarmente le successive elezioni del 2004. La conclusione del doppio mandato di Karzai, coinciderà con l’allontanamento progressivo delle forze militari internazionali dal territorio afghano, e la nuova presidenza sarà un barometro per valutare se, e come, l’impegno decennale nel paese ha effettivamente posto le basi per un’apertura democratica a tutti gli effetti.

I 12 milioni di votanti, su una popolazione totale di 31 mila persone, saranno chiamati a scegliere fra gli undici candidati alla presidenza, negli oltre sei mila seggi sparsi in tutto il paese. È la questione della sicurezza a preoccupare le autorità nazionali e internazionali, ancor più di quella sulla trasparenza del processo elettorale. Il primo trasferimento di potere democratico e pacifico, potrebbe essere messo a serio rischio dagli attacchi dei gruppi di opposizione armata. Recentemente, in un comunicato rilasciato in lingua inglese, i Talebani hanno minacciato la popolazione che si recherà ai seggi, ammonendola del pericolo. Le elezioni, che per le frange più estremiste sono ‘una perdita di tempo’, rischiano di essere compromesse da attacchi violenti e dalla scarsa affluenza ai seggi a causa delle minacce talebane.

Le violenze contro gli addetti al processo elettorale, sono in corso già da qualche tempo. Nella provincia di Kunduz, al poroso e difficile confine con il Tajikistan, è stato assassinato il direttore provinciale della Commissione Elettorale Indipendente. Anche nella provincia di Herat due uomini dell’entourage di Abdullah Abdullah, uno dei preferiti fra i canditati alla presidenza, sono stati uccisi a colpi di pistola. Il fatto è avvenuto appena due giorni prima dell’inizio della campagna ufficiale, e sebbene l’omicidio non sia stato rivendicato ufficialmente dagli ‘insurgents’, la dinamica lascia chiaramente pensare ad un coinvolgimento dei Talebani.

La sicurezza è stata la sfida numero uno in tutte le precedenti tornate elettorali in Afghanistan, dal 2004 ad oggi. Le statistiche non sono incoraggianti. Nel 2010 la situazione relativa alla sicurezza nel paese è deteriorata velocemente, le forze di polizia nazionali sono fragili e difficilmente capaci di fronteggiare il rischio concreto. L’annuncio del ritiro graduale delle truppe americane e internazionali dal terreno, risale già al 2011, quando il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama annunciò che dal 2014 l’Afghanistan sarebbe stato ‘riconsegnato’ alle sue autorità.

Sul piano talebano, l’atteggiamento diffuso è quello di mantenere un livello di insicurezza sufficiente ad impedire al governo di portare avanti effettive riforme sociali ed economiche, lanciando discredito sul suo operato agli occhi della popolazione. Prendere di mira gli esponenti politici e tribali, proseguire negli attacchi suicidi che coinvolgono la popolazione civile, sono tutte forme di deterioramento del sistema costituito.

Dopo la creazione del corpo delle Forze Speciali all’interno della Polizia Afghana, e il loro dispiegamento su tutto il territorio nazionale, anche nelle province da sempre considerate più ‘ingestibili’, la copertura mediatica delle loro azioni sembra aver influito positivamente sulla percezione della sicurezza. Un accurato sondaggio eseguito da The Asia Foundation, rivela come la credibilità delle Forze di Sicurezza Afghane agli occhi della popolazione non sia così scontata. Prendere parte alle elezioni nazionali come avente diritto al voto, oggi, fa più paura che nel 2006. Sia la popolazione rurale, che quella urbana, ha sperimentato violenze su se stessi o sui propri familiari, partecipando ad attività legate alle elezioni.

La fiducia nell’Esercito e nella Polizia sono relativamente stabili dal 2007, già solo per la loro esistenza. La loro presenza sul territorio aiuta a mantenere un senso di ordine e di sicurezza, e l’arresto dei responsabili di diversi crimini ha aiutato ad aumentare il livello di fiducia fra la popolazione. Ciò nonostante, però, il sondaggio rivela anche un’importante diffidenza nei confronti dei corpi di sicurezza dello stato, troppo spesso accusati di corruzione.

Sempre il sondaggio di The Asia Foundation, evidenzia come l’insicurezza sia al primo posto di ben tre delle sei categorie in cui è stato suddiviso ‘l’andamento nazionale’: ragioni del pessimismo, maggior problema in Afghanistan a livello nazionale e maggior problema in Afghanistan a livello locale (dopo l’inoccupazione). Un quadro poco confortante, considerando che dopo il 2015, la responsabilità del processo di pace e riconciliazione sarà trasferito dall’Alto Consiglio di Pace ai rispettivi ministeri.

Le Forze di Sicurezza Afghane dovranno sperimentare maggiore professionalizzazione, e definire una strategia coerente anche nelle aree più difficili, dove oggi la sicurezza è gestita da milizie tribali o da altri organi come la Polizia Locale Afghana. Il crimine nel Paese è in crescita, così come l’incidenza della violenza. Il numero delle vittime civili è aumentato del 23% nel 2013, a confronto con i dati del 2012. Le forze di polizia afghane, benchè oggi siano alla guida della maggior parte delle operazioni militari in territorio afghano, mancano di equipaggiamento, supporto aereo, supporto logistico e know-how tecnico. La Commissione Elettorale Indipendente, dopo un lungo lavoro di assessment e di accertamento delle capacità delle forze di sicurezza, ha dichiarato che saranno 6.600 i seggi sicuri, anche se quasi sicuramente, l’‘election-day’ ne saranno aperti fra l’80% e il 90%.

Nel periodo di ‘limbo gestionale’ che il Paese vive tutt’ora, le ANSF – Afghan National Security Forces, non hanno acquisito la piena capacità operativa sul terreno. Per questo motivo, le prossime elezioni più che quelle che le hanno precedute, saranno un banco di prova per l’Afghanistan che verrà. Sarà una sorta di test per le istituzioni e le forze di polizia, e riveleranno l’andamento politico che guiderà il paese nel delicatissimo prossimo futuro.

 

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