martedì, Settembre 28

L’affaire Bygmalion mette in ginocchio l’UMP

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Jean-Francois Cope bygmalion

 

Parigi – In Francia, mentre il Front National di Marine Le Pen si sta godendo l’inaspettato successo ottenuto alle ultime elezioni europee, il partito di centrodestra UMP si trova a dover affrontare uno scandalo che in questi ultimi mesi ha messo in ginocchio buona parte della dirigenza, costringendo il suo leader, Jean-François Copé, a dover dare le dimissioni dopo neanche un anno passato alla guida del partito.

Tutto è cominciato il 27 febbraio scorso, quando il settimanale ‘Le Point’ ha pubblicato un’inchiesta in cui rivelava che, per la campagna alle presidenziali del 2012 di Sarkozy, la società di comunicazione Bygmalion, di proprietà di due collaboratori di Copé, Bastien Millot e Guy Alves, aveva intascato dal partito 8 milioni di euro grazie ad una serie di sovrafatturazioni legate a delle spese di organizzazione di eventi. Secondo il giornale, i prezzi sarebbero stati gonfiati fino a raggiungere il 20% in più dei costi effettivi. Dinnanzi a queste accuse, Copé, che all’epoca ricopriva il posto di segretario generale del partito, non ha esitato nemmeno un secondo a negare il tutto, rispondendo che «non si sarebbe mai potuto evitare di passare per le Forche Caudine della CNCCFP (Commissione nazionale dei conti della campagna e dei finanziamenti politici), che verifica i costi della campagna elettorale e del candidato».  Una difesa debole, quella dell’ormai ex-leader del centrodestra francese, che non teneva conto del fatto che il potere della commissione è in realtà molto limitato. I suoi controlli, infatti, riguardano la corrispondenza tra spese e fatturazioni, senza entrare nel merito del reale costo delle prestazioni. In altre parole, il suo ruolo non gli permette di giudicare le cifre spese dal partito o dal candidato.

Il 15 maggio, il quotidiano ‘Libération’ è tornato sull’argomento con altri particolari, gettando benzina su un fuoco che ha finito per divampare su tutta la struttura del partito. Secondo questa più recente inchiesta, l’UMP avrebbe finanziato 80 eventi tra  gennaio e giugno 2012, tra cui 55 congressi, versando quasi 20 milioni di euro a Event & Cie, una filiale di Bygmalion. Il problema, però, sta nel fatto che la maggior parte di questi meeting non ha lasciato tracce tangibili. Gli stessi dirigenti hanno dichiarato di non avere alcun ricordo di certe conferenze, neanche quando il loro nome figura tra gli intervenenti. Il deputato Pierre Lequiller, ad esempio, non ha saputo dar spiegazioni riguardo un’assemblea svoltasi all’inizio di maggio a cui lui stesso avrebbe partecipato e che sarebbe costato sulla carta 300.000 euro.  A nulla sono servite le deboli difese di Copé, che inizialmente ha fatto appello ad un “linciaggio mediatico”, per poi passare ai fatti con una denuncia verso ignoti. Una mossa strategica, quest’ultima, che ha cercato inutilmente di posizionare l’accusato tra le vittime.

Il colpo di grazia è arrivato il 26 maggio, quando l’avvocato della società incriminata, Patrick Maissoneuve, durante una conferenza stampa ha scaricato tutte le responsabilità, dichiarando che «su richiesta del partito, la società Bygmalion è stata portata ad emettere delle fatture attribuite alla stessa UMP, quando invece si sarebbero dovute attribuire all’associazione di finanziamento della campagna di Sarkozy». All’indomani di queste dichiarazioni, confermate poi anche dal braccio destro di Copé, Jérôme Lavrilleux, la polizia ha effettuato delle perquisizioni nella sede della società e in quella del partito, nel quadro di un’inchiesta preliminare aperta il 5 marzo dalla procura di Parigi. Gli agenti hanno scoperto l’esistenza di alcuni documenti che proverebbero una doppia fatturazione: una ufficiale e una per l’UMP. Il costo reale dei meeting si aggirerebbe intorno ai 19 milioni di euro, di cui solamente 5 sarebbero stati fatturati. I 14 restanti sarebbero quindi stati a carico del partito e nascoste sotto la forma di spese fittizie. Secondo la legge francese, il tetto massimo di spesa rimborsabile durante la campagna elettorale è di 22,5 milioni di euro. La somma dichiarata all’epoca dall’UMP fu di 21,33 milioni. Una fonte anonima vicina alla Bygmalion ha confidato al settimanale ‘Le Journal de dimanche’ che la cifra in eccedenza non dichiarata si aggirerebbe intorno agli 11 milioni.

Fortemente indebolito anche dal risultato delle elezioni europee (l’UMP ha riportato il 20,30%), il 27 maggio, negli uffici dell’Assemblée Nationale, Copé ha rassegnato le sue dimissioni. A partire dal 15 giugno, fino al prossimo congresso che si terrà il 12 ottobre, il partito sarà guidato da un triumvirato composto da Alain Juppé, Jean-Pierre Raffarin e François Fillon. Proprio quest’ultimo, che era stato il suo concorrente alle primarie tenutesi novembre 2012, non ha perso occasione di prendersi una rivincita sul collega/rivale, pubblicando poche ore prima delle sue dimissioni un comunicato dai toni minacciosi e accusatori, che spingeva il collega ad «assumersi le proprie responsabilità e a mettersi da parte durante il il periodo dell’inchiesta».

Dal canto suo, Nicolas Sarkozy si è detto profondamente amareggiato del fatto che il suo nome sia apparso in questo scandalo. Il ritorno dell’ex presidente della Repubblica nella scena politica nazionale, molto atteso da una buona parte dei militanti, potrebbe esser stato irrimediabilmente compromesso da quest’ultimo scandalo. Oggi più che mai, il futuro dell’UMP risulta essere incerto. L’affaire Bygmalion ha finito per esacerbare le forti divisioni già presenti in seno al partito, che sembra essere allo sbando. Ormai orfano di un leader politico, il centrodestra francese dovrà attendere 4 mesi prima di riavere una figura capace di imporsi nella corsa all’Eliseo del 2017. Per ottenere la leadership, Sarkozy dovrà vedersela proprio con Juppé e Fillon, anche loro futuri candidati alle prossime primarie.

Il significato politico e sociale di questo scandalo, però, va ben al di là degli affari interni dell’UMP. In un simile momento di crisi economica (nel primo trimestre del 2014 la Francia ha registrato una crescita dello 0%), in cui anche il PS di Hollande è in netto calo di consensi, il malcontento generale dei francesi si è fatto sentire con la schiacciante vittoria del Front National alle ultime elezioni europee, che ha riportato lo storico risultato del 25%. Marine Le Pen non ha perso occasione di cavalcare questa ondata favorevole, bacchettando i suoi rivali proprio sui loro punti deboli. In merito all’affaire Bygmalion, la leader del partito di estrema destra francese ha dichiarato che «il candidato Nicolas Sarkozy ha barato con le regole di funzionamento della nostra democrazia. La sua campagna è costata il doppio di quella del suo avversario socialista e il quadruplo del tetto massimo rimborsabile».

Per quanto riguarda il suo avversario socialista, invece, la Le Pen ha subito auspicato lo scioglimento dell’Assemblée Générale e un veloce ritorno alle urne per delle nuove elezioni presidenziali. Con solo il 14% di preferenze ottenute, Hollande si trova in questo momento schiacciato tra l’incudine e il martello. Oltre ai suoi oppositori politici, infatti, il presidente deve far fronte al malumore crescente che serpeggia tra le file del suo stesso partito. A tre anni dal voto, già in molti sperano in un sostituto più carismatico, come il giovane Manuel Valls. Nominato Primo Ministro a fine marzo in seguito alla pesante débâcle delle municipali, secondo una buona parte dell’elettorato Valls potrebbe essere la figura chiave per risollevare le sorti del PS. Nell’attesa, il presidente Hollande dovrà faticare per recuperare consensi nell’opinione pubblica francese, a cominciare dai suoi sostenitori.

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