martedì, Settembre 21

L’Adorazione dei Magi restaurata

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Tornando al restauro, ciò che emerge è uno scenario che si discosta nettamente dall’iconografia del tempo dedicata all’adorazione dei Magi, tema assai diffuso nella Firenze del Quattrocento. Qui, ciò che appare una novità  è  quello che avviene nello sfondo:  con scenari diversi e conflittuali, contrapposti,  che si rivelano dietro la figura centrale della Madonna e del suo curioso bambino.

Osserva Antonio Natali, allora Direttore degli Uffizi e  committente dei lavori di restauro,  che si tratta di uno “sfondo del tutto inedito nel panorama fiorentino” che giustifica ciò che scrisse il Vasari nelle Vite, a proposito di Leonardo, cioè che fu lui a “dar principio a quella terza maniera che noi vogliamo chiamare moderna”  in quanto   dà alle sue figure  “ il moto et il fiato”. “A sinistra c’è un’architettura in rovina, a destra una scena di guerra”, con scontro di cavalli e cavalieri ( tema già presente in  Leonardo). Ma a ben guardare, l’edificio non è in rovina, bensì in costruzione, con i manovali al lavoro,  quelli che a occhio nudo – precisa Natali – sarebbe stato prima, difficile ( se non impossibile) individuare e che le riflettografie, hanno permesso   di mettere a fuoco”.

Quest’edificio è l’unico elemento che ricorre nei due disegni  preparatori. Pertanto è possibile  interpretare questa architettura  come l’emblema  di un tempio. Da ricostruire. Perché, se nelle profezie di Isaia distruzione e morte si alternano, qui il richiamo alla ricostruzione del tempio è un  segno forte di pace che si contrappone alle devastazioni prodotte dalla guerra. L’opera  presenta anche altri significati simbolici, ma ciò che ci premeva  era mettere in luce  l’esito di un restauro condotto con grande perizia,   che restituisce al mondo un’opera di straordinaria bellezza e  carica di un significato che  arriva fino a noi e che sembra essere in sintonia col apensiero di Isaia, presente anche in S.Agostino,  che invocava la trasformazione delle spade in aratri e la salvezza universale cui tutti sono chiamati a contribuire.  “Il delicato lavoro è consistito – spiega Marco Ciatti, sovrintendente dell’Opificio delle Pietre Dure – nella ripulitura dello spesso strato di materiali sovrappostisi nei secoli che la ottenebravano e che rappresentavano anche un serio problema conservativo e ai problemi del supporto  ligneo, che presentava complete separazione tra le assi che avevano cominciato ad interessare la superficie pittorica”.

E’ attraverso le indagini diagnostiche che si è potuta comprendere la genesi artistica di questo ‘sconvolgente’ capolavoro e il metodo di lavoro  dello stesso Leonardo. “Ma questo restauro non sarebbe stato possibile  senza il sostegno finanziario dell’Associazione Amici dei Musei. E’ stato un lungo viaggio, durato sei anni, un’avventura unica nella nostra storia più che ventennale – afferma Maria Vittoria Colonna Rimbotti, Presidente degli Amici degli Uffiziun’avventura irripetibile, costellata da tappe emozionanti intorno ad un’opera che riunisce bellezza e fragilità materica, il cui deterioramento andava fermato e  scongiurato . Siamo felici di essere stati complici di questa restituzione agli Uffizi del ‘Cosmo magico’ leonardesco ora pienamente leggibile. Ogni passo compiuto  è il frutto di un’impresa corale”.

Un’impresa che, sei anni  fa era stata osteggiata da coloro che ritenevano troppo rischiosa l’opera di restauro, non tenendo conto dell’evoluzione tecnologica,  o che preferivano lasciare nel buio o  nel mistero questo capolavoro. Ma la Direzione degli Uffizi  col sostegno della Direttrice dell’allora Polo Museale, Cristina Acidini  decisero di andare avanti e sottoporre la tavolo all’intervento di restauro.  Gli esiti hanno dato loro ragione. Con il sostegno degli Amici dei Musei e della Getty Foundation di Los Angeles, che ha finanziato le collaborazione professionali necessarie all’intervento sul  supporto ligneo, ora il capolavoro ‘resuscitato’ è esposto all’ammirazione del pubblico. E non sarà esportabile – dichiara Schmidt .  Da parte sua, la Presidente degli Amici dei Musei,  l’Associazione nata nel 1933 dopo l’attentato mafioso all’Accademia dei Georgofili e che in vent’anni è divenuta la più autorevole associazione ‘Amici  Musei d’Italia’ con il numero più alto d’iscritti, 112 restauri e 115 acquisizioni, una realtà con un network internazionale,  tiene a sottolineare come la  loro non sia un’attività di sponsorizzazione, ma di amore per Firenze e l’Italia, il  suo patrimonio artistico e culturale  che va difeso, recuperato e fatto conoscere.  Con questo eccezionale biglietto da visita, gli Uffizi si apprestano ad accogliere il G7 della Cultura, mentre il Sindaco di Firenze Dario Nardella  ha fatto erigere davanti a Palazzo Vecchio l’arco di Palmira, distrutto dall’Isis  e ricostruito tale e quale da un’azienda di Carrara, quale simbolo culturale di pace e di ricostruzione.

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