martedì, Maggio 11

L’Acropoli è davvero in pericolo? Un articolo del 'Times' lancia l'allarme: «Presto sarà distrutta». Ma è davvero così?

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acropoli grecia

Mentre la  recente scoperta archeologica di Anfipoli, dove avevano fisicamente e mentalmente fissato un appuntamento con il loro passato leggendario, consente ai greci di rivivere il loro mito storico, un articolo del britannico  ‘Times’ spunta fuori dal nulla a turbare la loro tranquillità.

Sarà vero che, come afferma qui sopra Tony Bennici chiamando in causa gli ingegneri greci, che «L’Acropoli sta crollando?» O sarà vero invece che, come sostengono i greci, «siamo di fronte ad un caso isolato»?  In ogni caso, quali sono le condizioni dei monumenti in Grecia, specie dopo un’estate proficua che ha registrato un afflusso record di turisti e un’importantissima scoperta archeologica ancora in corso? Gli esperti nella gestione di  siti archeologici e culturali stanno cercando di fare luce su questi temi assai delicati, coperti dal mistero di un passato glorioso.

L’autore dell’articolo inglese sostiene che l’Acropoli sia minacciata da una frana. È stato addirittura affermato che «presto l’Acropoli greca sarà distrutta». In risposta all’articolo Leda Mendoni, Segretario Generale del Ministero della Cultura, ha menzionato tra gli altri il fatto che “nell’Acropoli c’è uno dei più grandi progetti di restauro degli ultimi cinquant’anni. I monumenti sono stati oggetto di un grande lavoro di restauro. Ciò non significa che non ci sia ancora del lavoro da fare; ci sono stati dei piccoli crolli come in tutti i restauri di materiale roccioso, ma non c’è nessun rischio che l’Acropoli crolli. Lo Stato sta dimostrando un notevole interesse per proteggere nel miglior modo possibile, applicando tutti i principi scientifici ed etici, il monumento più importante del Paese.” Sia che il danno fosse realmente pericoloso sia che fosse soltanto un caso isolato, l’articolo è stato diffuso tramite i media tradizionali e i social media, creando un vero e proprio caso. L’articolo del London Times è stato ripubblicato dal ‘Daily Telegraph’ e dal ‘Frankfurter Rundschau’, il quale ne ha cambiato il titolo scegliendone uno più melodrammatico: «Addio Acropoli».

La risposta dell Athens News Agency (ANA- MPA) è stata veloce e diretta. In una lettera al quotidiano ‘Times’, l’agenzia di stampa greca ha denunciato come il termine “crollo” non fosse mai stato utilizzato, né sottinteso. Di conseguenza il titolo dell’articolo è stato definito fuorviante, così come il paragrafo che recita «l’agenzia di stampa greca ANA sostiene che gli ingegneri abbiano scoperto che una porzione della parte superiore del Partenone, nel centro di Atene, sta iniziando a cedere». In una lettera allo stesso quotidiano il Primo Eforato delle Antichità Preistoriche e Classiche ha smentito la notizia, dicendo che essa non rispecchia affatto la realtà dei fatti, dal momento che presenta un piccolo incidente isolato come una minaccia all’intera Acropoli.

Costantinos Kissas, il vicedirettore del Primo Eforato delle Antichità Preistoriche e Classiche, ha risposto alle accuse del Times insistendo sul fatto che i resoconti di un danno esteso sono decisamente inesatti. Ha spiegato poi che durante le forti piogge dello scorso inverno una roccia del diametro di 60 centimetri si è staccata dal versante sud-ovest dell’Acropoli. L’Eforato ha organizzato una perizia tecnica per determinare se fossero o meno necessari altri interventi per prevenire ulteriori incidenti di questo genere. In effetti, dopo un’analisi condotta in seguito a una caduta rocciosa nell’Acropoli avvenuta a gennaio, le équipe del Central Archaeological Council hanno riscontrato «un’instabilità che interessa un’area piuttosto estesa». Una roccia di «dimensioni considerevoli» è rotolata giù dalla sacra collina.

La signora Vasiliki Eleytheriou, direttrice del restauro dell’Acropoli, ci ha fornito qualche informazione utile sui lavori in corso. “La notizia è arrivata da un dibattito nel Central Archaeological Council”  ha spiegato. Eleytheriou ha poi chiarito che non c’è nessun rischio per i turisti che vengono a visitare il monumento, e ha aggiunto: È una vergogna che vengano scritti articoli come questo, quando abbiamo superato gli ostacoli burocratici e approvato i fondi che creeranno posti di lavoro”.

“I lavori di restauro sono necessari in quella parte della roccia e dei muri sovrastanti l’odeo di Erode Attico, mentre allo stesso tempo ci occupiamo di tutti i problemi creati dall’acqua piovana. Il muro e la roccia sono già stati trattati in passato: ci sono state delle riparazioni negli anni novanta, e di recente abbiamo installato delle fibre ottiche senza provocare alcun danno”. La direttrice ha inoltre affermato che le Cariatidi, sia le copie presenti nell’Eretteo sia quelle originali conservate nel museo, sono in eccellenti condizioni.  La parte superiore di quelle esterne è stata ripulita di recente con il laser, migliorando ulteriormente il restauro.

Eleytheriou ha inoltre rivelato che, mutatis mutandis, il Ministero della Cultura elargisce somme cospicue per mantenere in buono stato i monumenti e i musei, mentre si stanno per mettere a punto attività digitali ed altri programmi.

La verità sul problema sta certamente per essere svelata. Bisogna ricordare che la popolazione greca è molto sensibile quando l’eternità dell’Acropoli viene minacciata, dato che questo luogo è il punto di riferimento della capitale e dell’intera nazione e che ha resistito alle guerre, ai saccheggi, ma soprattutto allo scorrere del tempo. Di conseguenza simili articoli vengono attribuiti alla storica disputa – probabilmente la più famosa tra le dispute sulla proprietà culturale –  tra Grecia e Gran Bretagna sui marmi di Elgin. Questa volta però c’è una differenza considerevole: la Gran Bretagna è recentemente stata invitata  a considerare la proposta di mediazione dell’UNESCO all’interno del conflitto. Questa raccomandazione, approvata dopo un incontro tra Grecia e Gran Bretagna, ha inoltre suggerito il supporto dell’UNESCO anche nei prossimi incontri, nella prospettiva di risolvere il contenzioso. Dal momento che le trattative sono iniziate solo nel 2010, è la prima volta che lo Stato britannico è invitato ad accettare la mediazione dell’UNESCO.

A parte l’Acropoli ed i suoi tesori sia all’interno che all’esterno del territorio greco, la Grecia è capace di proteggere i propri monumenti? E le politiche culturali adottate dal Governo sono in grado di proteggere monumenti che paiono essere intoccabili persino dal tempo? Omiros Tsapalos, scienziato politico specializzato in diplomazia culturale e gestione delle risorse culturali, ha risposto alle nostre domande. Questa la sua opinione a  proposito dell’articolo pubblicato dal ‘London Times’: È comprensibile come qualsiasi notizia che riguardi l’Acropoli assuma una dimensione globale e coinvolga i media internazionali. La dichiarazione del Times che l’Acropoli sta crollando è come minimo colpevole di un raffinato eccesso di zelo e non corrisponde alla realtà. La verità è che l’Acropoli ha bisogno di un ripristino statico del muro, e tale intervento è in atto dall’anno scorso per scongiurare le possibilità di crollo di alcune sezioni del monumento”.

Lo Stato Greco ha risorse disponibili per garantire il mantenimento dell’Acropoli?

Lo Stato ha finanziato per decenni progetti per la protezione e la promozione del complesso monumentale dell’Acropoli. Le opere di conservazione sono state premiate in tutto il mondo per la competenza e l’innovazione delle metodologie utilizzate. Il flusso finanziario è stato costante e integrato con i programmi europei. Sono certo che il Ministro della Cultura avrà ogni cura affinché questi finanziamenti continuino senza interruzione.

E per quanto riguarda i siti archeologici in generale?

Dobbiamo trovare fonti alternative di finanziamento, in modo da contribuire ad accelerare la realizzazione dei progetti che procedono lentamente per la mancanza di fondi. Anfipoli può essere un esempio di come i finanziamenti privati possano essere utilizzati per il rapido completamento degli scavi. Lo Stato deve sviluppare differenti percezioni e strategie sull’argomento.

Questo patrimonio nazionale è a rischio a causa dei tagli e delle politiche di austerità?

Questo patrimonio non è mai stato protetto a dovere, e anche durante l’austerità non ci sono stati cambiamenti rilevanti. Ci sono grosse lacune nella custodia dei siti archeologici. L’ultimo esempio lo abbiamo avuto tre anni fa, con il furto nel Museo archeologico di Olimpia, dove non c’erano né sorveglianti né sistemi di allarme. La mia opinione è che per il difficilissimo compito di sorvegliare i monumenti si dovrebbero impiegare forze speciali della Polizia greca, le quali sarebbero le uniche responsabili della loro protezione. Si potrebbe pensare di aumentare le sezioni delle Forze Armate per creare un servizio di ronda notturna attorno ai museo e nei siti archeologici del distretto, ma anche fuori dai centri urbani”.

Nonostante l’urgente bisogno di intervento, i siti archeologici sono sicuri per i turisti?

La sicurezza dei nostri siti archeologici è simile a quella degli altri Paesi. In anni recenti, per la verità, alcune infrastrutture sono state modernizzate (come l’insediamento di Akrotiri a Santorini), minimizzando quindi le possibilità di rischio.

Proviamo a pensare ad uno scenario ipotetico: quale sarebbe l’impatto sul turismo in Grecia qualora uno o più siti archeologici risultassero “pericolosi”?

Il turismo e la civiltà greca sono inestricabilmente legati, ed è proprio il loro legame che consente ai visitatori di vivere un’esperienza straordinaria. Qualunque cambiamento positivo o negativo che cambi uno dei due settori influirà sicuramente anche sull’altro.

Recentemente ci sono stati alcuni cambiamenti positivi nelle località turistiche greche, come per esempio l’estensione degli orari di apertura dei siti archeologici o le innovazioni tecnologiche applicate ad alcuni musei o siti di interesse archeologico. “Con tutta probabilità questa è la più grande riforma degli ultimi anni nel settore della gestione dei beni culturali in Grecia” ha affermato. “Ma è una vergogna chiamare riforma ciò che in altri Paesi è una pratica diffusa. L’obiettivo del Ministero della Cultura è che anche altri musei e siti archeologici estendano i loro orari di apertura. Se ciò avverrà, e se ci saranno adeguati servizi di sorveglianza e di promozione, allora potremo davvero parlare di un importante miglioramento dei servizi pur proteggendo la qualità e la visibilità dei nostri monumenti. Non siamo lontani dal raggiungere questo traguardo, a patto che ci sia la volontà politica, l’apertura mentale e il desiderio di cambiare le cose, le quali sono rimaste invariate fino ad ora a causa dell’obiezione di alcune fazioni” ha concluso Tsapalos.

L’Acropoli è continuamente oggetto di lavori di restauro e le piogge degli anni scorsi non sono certo la prima minaccia che ha dovuto affrontare. Così come la protezione del complesso monumentale non si è quasi mai fermata, allo stesso modo lo Stato greco dovrebbe prendersi cura della propria eredità culturale nel suo complesso.

Traduzione di Marta Abate

 

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