mercoledì, Dicembre 1

L’acqua sta finendo: la verità sul Sudafrica. Cosa fare per uscire dall’emergenza Sudafrica: solo un approccio coordinato tra Governo, società civile e cittadini può risolvere la crisi idrica

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Le ultimissime ricerche, parlano chiaro: nei prossimi 20 anni il Sudafrica si troverà a fare i conti con un’altra crisi idrica. L’Istituto per gli studi sulla sicurezza (ISS) e la Commissione per la Ricerca sull’Acqua hanno pubblicato poche settimane fa le previsioni idriche da qui al 2035. «Le soluzioni sono a portata di mano, ma cambiare le cose richiederà ingenti investimenti finanziari e volontà politica», si legge nel report dell’ISS.

Lo studio previsionale ha preso in considerazione due fattori: la strategia d’azione confezionata dal Governo che vede il suo cavallo di battaglia nella la costruzione di alcune dighe, e l’ipotesi -chiaramente prossima alla realtà- della continua scarsità di acqua nel futuro. Ne è venuto fuori che nonostante tutti gli interventi, il Sudafrica, probabilmente, finirà con lo sfruttare le sue risorse idriche rinnovabili fino al 2035. E quell’anno non è stato preso casualmente: segna la fine del periodo di tempo adottato dalla Strategia Nazionale delle Risorse Idriche. Insomma, potrebbe non cambiare niente.

All’orizzonte, però, dovrebbe esserci una speranza. Ma perché diventi realtà occorre altro. I ricercatori sottolineano come sia necessaria un’azione su diverse misure specifiche che punti ad aumentare la fornitura idrica nel Paese. Ad esempio, meno della metà delle acque reflue del Sudafrica è trattata e l’altra parte è trattata in maniera insufficiente. Città del Capo, ad esempio, riutilizza soltanto il 5% delle acque reflue per scopi industriali o di irrigazione dei terreni. La fornitura idrica è stata a lungo gratuita, senza incentivi di mercato ed anche se si trova sull’Oceano Atlantico meridionale, non ha visto impianti di desalinizzazione per lunghissimo tempo. Le acque sotterranee sudafricane, che giocherebbero un ruolo fondamentale nell’attività superficiale, non sono sfruttate come dovrebbero, in particolare, nel settore agricolo.

Poi c’è la questione del consumo; ogni persona in Sudafrica consuma circa 235 litri al giorno ed il consumo di acqua pro capite nel Paese è superiore alla media globale di ben 173 litri. Un numero enorme in una terra che soffre un’emergenza di queste proporzioni. Occorre, quindi, partire dalle abitudini dei cittadini che dovrebbero essere guidati al risparmio di quell’acqua che consumano troppo. Non si deve trascurare, però, che la forte disuguaglianza nel Paese, incide su queste abitudini; è facile immaginare che siano i più ricchi, cioè, a consumare molta più acqua rispetto al cittadino medio, mentre, i più poveri, probabilmente, utilizzano già molta meno acqua.

Altro punto sottolineato dai ricercatori, riguarda gli incentivi nella conservazione idrica, essenziali in un Paese come questo, dove la scarsità di acqua è caratteristica primaria. «Dovrebbero includere prezzi differenziati (dove agli utenti viene addebitato un tasso più elevato per il consumo di acqua al di sopra di quanto ritenuto necessario per l’attività umana quotidiana), incentivi per i consumatori per l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica e nuovi codici di costruzione», scrive l’autore del report dell’ISS, Zach Donnenfeld.

Si tratterebbe, cioè, di ridurre il consumo familiare, da un lato, e di aumentare la quantità di acque reflue trattate e reintrodotte poi nel circolo idrico, sfruttando le acque sotterranee nel settore agricolo. Così «il Paese può riportare il settore idrico in equilibrio». «Ogni giorno che passa, con ogni rubinetto che perde e tubo rotto, il problema sta diventando più difficile e più costoso da risolvere».

Certo è che ciò che si può fare è solo una previsione, più o meno precisa: non si sa, infatti, quanta pioggia cadrà nei prossimi anni ma certo è che se il Governo non capirà come educare e come agire davvero, si troverà a dover convivere con un’emergenza cronica ed irrisolvibile. «Ciò di cui il Sudafrica ha bisogno è un approccio coordinato alla gestione delle risorse idriche», afferma Donnenfeld. Coordinazione, cioè tra Governo, società civile e cittadini. Con un’azione consapevole e seria ed un unico, mirato obiettivo, la speranza può concretizzarsi in realtà.

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