lunedì, Giugno 21

L'aborto è passato field_506ffb1d3dbe2

0

spagna1 

Chiamarlo tuffo nel passato appare quasi riduttivo. Quello che sta accadendo oggi in Spagna è un salto indietro di oltre trent’anni che annulla le conquiste nell’ambito dei diritti civili e diritti della donna in materia di aborto. Il 20 dicembre infatti, l’esecutivo iberico ha introdotto un pacchetto di norme che descrive l’aborto non più come un diritto ma come un reato depenalizzato, e solo in pochissimi casi. In sostanza, se la legge dovesse venire approvata dal Parlamento, cosa che sembra assai probabile vista la maggioranza che il Partito Popolare detiene alle camere, in Spagna non sarà più legale abortire tranne che in alcuni casi particolari. L’aborto sarà concesso fino alla 14esima settimana in caso di stupro e fino alla 22esima in caso di gravi rischi per la salute fisica o psichica della donna. E per determinare la presenza di questi rischi occorrerà una complessa procedura che vede la conferma e riconferma del fatto da più fonti. Inoltre, si reintroduce inoltre la necessità per le 16enni e 17enni di richiedere il permesso dei genitori per abortire.

Questa misura, se già non fosse abbastanza restrittiva, non fa esplicito riferimento ai casi di malformazione del feto e abroga una normativa introdotta nel 2010 dal governo socialista di Josè Maria Rodriguez Zapatero. La proposta di legge è stata promossa dall’attuale ministro della giustizia Alberto Ruiz Gallardon, esponente del Partito Popolare nel governo conservatore del primo ministro Mariano Rajoy. Con questa misura i conservatori intendono dare seguito alle richieste dei movimenti ‘pro-life’, situati nell’area più cattolica e conservatrice del proprio elettorato, che chiedono persino l’abolizione totale dell’aborto. 

Per seguire la morali di chi ritiene l’aborto, in qualunque circostanza, un vero e proprio omicidio la nuova legge si è ispirata a quella in vigore nel 1985, che il governo socialista di Zapatero aveva eliminato nel 2010, sostituendola con una norma più moderna e permissiva. La legge introdotta da Zapatero, infatti, indicava l’aborto come un diritto della donna. Fino alla14esima settimana di gravidanza ella poteva abortire per qualunque motivo ritenesse corretto, mentre fino alla 22esima, ciò poteva avvenire solo nel caso in cui il feto avesse gravi deformità. Con la nuova legge questo passaggio cambierebbe sostanzialmente in quanto non si potrebbe più fare ricorso all’interruzione di gravidanza per gravi malformazioni del feto, ma solo se a rischiare la vita o la propria salute psichica in quel momento è la donna. Due fatti che è comunque difficile vedere tanto disgiunti quanto i conservatori intendono presentarli. Se la nuova legge fosse approvata però, non si tornerebbe esattamente alla legge del 1985, quando abortire era ancora un delitto e l’interruzione era riconosciuta solo in tre circostanze: violenza (fino alle 12esima settimana), malformazione grave (fino alla 22esima) e rischio per la salute fisica o psichica della madre (senza limite). Addirittura dunque la nuova norma sarà più stringente di quella passata a parte per il fatto che rispetto alla legge del 1985 l’aborto non è un crimine punibile con la reclusione. 

Secondo un sondaggio condotto dall’istituto Metroscopia sul quotidiano El Pais, il 46% degli spagnoli è favorevole alla legge del 2010, mentre il 41% vuole limitare le interruzione di gravidanza. Ed è proprio questo 46% che ha deciso di scendere in piazza e protestare contro la nuova legge. Per rafforzare la protesta molti giornali, tra cui El Pais con il suo editoriale “Ritorno al passato”, si sono mossi per sottolineare l’arretratezza di questa legge, e lo stesso ha fatto il partito socialista (PSOE), che tenterà di bloccare la legge in parlamento. Da parte delle associazioni in favore della libertà di scelta in materia di aborto o di orientamento femminista sono poi stati organizzati cortei e manifestazioni per le strade di Madrid. Le proteste, iniziate da subito nella giornata di venerdì 20 dicembre, hanno riempito le piazze reali e quelle virtuali, grazie anche ai numerosi twitt dall’hashtag #MiBomboEsMio, “la mia pancia è mia”.

Alla protesta poi si sono unite anche le attiviste di Femen, che hanno inscenato una protesta davanti alla chiesa di San Manuel e San Benito, nel quartiere di Salamanca. Come di consueto avviene durante le loro proteste, si sono denudate mostrando una scritta, sul petto, con rossetto rosso: “Aborto libero” e “Il Natale cancellato”. Altre due attiviste poi hanno gettato un liquido rosso davanti all’ingresso della chiesa gridando «Stiamo tornando alla dittatura». Secondo il presidente della Planned Parenthood Federation, Luis Enrique Sanchez, se il ddl vedesse la luce allora ci potrebbe essere un ritorno indietro alla situazione degli anni Ottanta, con le donne spagnole che si recano in Francia o in Inghilterra per abortire. Per questo le associazioni pro-choice hanno deciso che, se la legge verrà confermata, faranno ricorso al Tribunale europeo per i diritti dell’uomo.

Nonostante le proteste e il dissenso dimostrato da un ampia fetta della popolazione, il Partito Popolare ha deciso di andare avanti e nel corso del 2014 dovrebbe riuscire a rendere applicabile la nuova norma. Secondo il ministro della Giustizia spagnolo, Alberto Ruiz Gallardon, con questa misura «Abbiamo scritto la prima legge che riflette l’opinione della maggioranza dei cittadini europei. Sono fiducioso che questa iniziativa sara’ adottata anche da altri parlamenti di altri Stati membri». La realtà dei fatti però vuole l’opinione pubblica spagnola spaccata a metà ed un opposizione molto agguerrita. Sarà dunque duro per il partito conservatore riuscire ad applicare in via definitiva tale legge, soprattutto con le elezioni legislative sempre più vicine ed una popolarità, per via dei tagli della crisi, ancora in calo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->