mercoledì, Dicembre 1

L'Abkhazia dalla parte della Russia

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In secondo luogo i legami dell’Abkhazia con la Turchia sono speciali. La Regione ha fatto parte per secoli dell’Impero Ottomano. A metà Ottocento, quando la Russia, nella sua versione zarista, di guerra in guerra si è affermata definitivamente nelle regioni a sud del Caucaso a scapito dei turchi, una parte molto considerevole del popolo abchazo, forse la maggioranza, scelse di andare in esilio e di stabilirsi in Anatolia. Sui motivi di questa scelta si fanno molte congetture, ma alla fin fine essa resta difficile da spiegare. Un fattore che potrebbe aver giocato un ruolo è la religione, ma la religione è vissuta dagli abchazi, sia da quelli convertiti all’islam che da quelli cristiani, in maniera assai poco rigida e forse anche poco consapevole. Resta il fatto che a seguito di particolari dinamiche demografiche oggi gli abchazi che vivono in Turchia, discendenti degli esuli, sono più del doppio rispetto a quelli che vivono in Abkhazia (circa mezzo milione contro 150.000). Questa diaspora, assai bene integrata in Turchia, costituisce un appoggio morale, politico e in qualche misura anche finanziario per l’Abchazia indipendente.

Infine, le stesse relazioni economiche con la Turchia sono importanti. Oggi coprono circa il 20% del commercio estero dell’Abkhazia ma è evidente che in condizioni normali, se non ci fossero gli ostacoli creati per motivi opposti da Georgia e Russia, la presenza di capitale turco sarebbe molto maggiore in un’area come quella abchaza, vicina sotto tutti i punti di vista, alla Turchia. In particolare, l’impossibilità per i turchi di accedere direttamente al porto di Suchum sia per il commercio che per il turismo rappresenta un considerevole freno allo sviluppo economico dell’Abchazia.

Adesso Mosca ha chiesto un’ulteriore prova di lealtà (benché superflua e verosimilmente priva di ripercussioni pratiche) nel contenzioso che la oppone alla Turchia. Di conseguenza l’intera classe politica abchaza, senza distinzione di Partito, consapevole dei rapporti di forza, si è unita alla protesta per l’abbattimento del jet Su-24 ad opera dei turchi e si è dichiarata pronta ad adottare misure “finalizzate a limitare la presenza politica ed economica turca in Abkhazia”. Al fine di “assicurare concretamente il passaggio alle sanzioni” è giunto a fine dicembre 2015 a Suchum Vladislav Surkov, rappresentante speciale di Putin, per un esercizio di moral suasion che non sembra aver trovato alcuna seria obiezione da parte dei suoi interlocutori.

Poiché però fra l’inviato speciale e i dirigenti abchazi si è parlato, a quanto pare, anche del grado di implementazione dell’Accordo per l’ulteriore integrazione e la collaborazione fra Russia e Abkhazia, ovvero di quanto danaro Mosca farà scorrere il prossimo anno sotto vari titoli verso la Repubblica autoproclamata, è molto probabile che le perdite subite da quest’ultima a causa delle sanzioni finiranno con l’essere ripianate direttamente dalla Russia. Resta comunque il fatto che questi soldi rappresentano una comoda e improduttiva sovvenzione mentre il libero commercio avrebbe un impatto morale e materiale del tutto diverso sull’economia del Paese interessato.

Anche in questo rivive una pratica corrente delle due superpotenze verso i rispettivi protegés durante la guerra fredda.

 

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