venerdì, Ottobre 22

L'Abkhazia dalla parte della Russia

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Come una lontana eco del tempo della guerra fredda, quando le due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, prendevano le decisioni e i Paesi del blocco rispettivo di solito le seguivano, magari controvoglia, ma senza troppo protestare, è arrivato a inizio 2016 l’annuncio che l’Abkhazia si unisce alle sanzioni decretate dalla Russia contro la Turchia. Probabilmente nessuno ha fatto un salto sulla sedia nelle Cancellerie che contano, però la notizia merita di essere registrata. Non certo per l’impatto pratico che essa comporta, ma perché l’Abchazia da quasi due secoli è il sismografo, nel bene e nel male, dei rapporti russo-turchi.

Intanto va forse ricordato che la Repubblica di Abchazia, grande all’incirca come l’Umbria, si trova sulla sponda caucasica del Mar Nero e che secondo il diritto internazionale, è a tutti gli effetti una Provincia della Georgia. De facto però la Georgia non vi esercita alcuna autorità, avendo in pratica perso la guerra abchazo-georgiana dei primi anni ’90. Dal 1994 vige un armistizio, ma nel 1999 gli abchazi tagliarono i ponti alle loro spalle e dichiararono unilateralmente l’indipendenza. Nessuno riconobbe il nuovo Stato fino al 2008, quando un nuovo tentativo georgiano di ristabilire con la forza l’autorità centrale sulla Provincia secessionista fallì, soprattutto per l’intervento russo invocato dagli abchazi. Mosca riconobbe allora ufficialmente l’Abkhazia, cosa che forse non avrebbe fatto se due anni prima il blocco occidentale non avesse riconosciuto l’unilaterale indipendenza del Kossovo. L’esempio della Russia fu poi seguito dal Venezuela di Chávez e da due Stati-isola dell’Oceania. Tutto qui, in sette anni.

Ma se c’era un Paese del quale l’Abkhazia aspirava in particolare al riconoscimento questo era (e forse ancora è) la Turchia. Per molte buone ragioni.

In primo luogo perché la Russia è un sicuro protettore nei confronti della Georgia e garantisce l’indipendenza de facto dell’Abchazia, ma anche un protettore ha i suoi interessi che non sempre coincidono con quelli del protetto, il quale, di solito, comincia presto a sperare che al primo protettore se ne affianchi un altro. Insomma, un bilanciamento di potere nel Caucaso occidentale non sarebbe mal visto dai locali. Né sarebbe fuori dalle aspirazioni della Turchia, che qualche tempo fa arrivò a mandare nella capitale abchaza Suchum, per colloqui ufficiali, un Sottosegretario agli Esteri avente rango di Ambasciatore. La cosa non ebbe seguito, a quel livello almeno, ma non passò inosservata perché nessuno dubita che la Turchia si consideri una potenza regionale sullo scenario caucasico.

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