domenica, Maggio 16

La vostra giustizia è lenta, non funziona field_506ffbaa4a8d4

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John Phillips, attuale ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, è un avvocato di Washington, fa parte della cerchia di fedelissimi del presidente Barack Obama: la moglie, Linda Douglass, è stata una strettissima collaboratrice del presidente, dal 2009 al 2010 responsabile della comunicazione nell’ufficio della Casa Bianca. Non si direbbe, ma le origini di Phillips sono italiane: i nonni si chiamavano Filippi; quanto a lui qualche anno fa ha comperato un intero borgo in Toscana, a Borgo Finocchieto, vicino Siena. Laureato all’Università di ‘Notre Dame’, in Indiana, e a quella di Berkeley, in California, è fondatore e partner della Law Firm of Phillips & Coen di Washington; svolge l’incarico di membro e presidente della President’s Commission on White House Fellowship; è tra i fondatori della Taxpayers Against Fraud. Nel 1971 ha fondato il center for Law in Public Interest, del quale è stato co-direttore per 17 anni. Tutto questo per dire che – almeno in teoria – conosce un po’ il nostro Paese, e ‘mastica’ di legge e diritto.

L’ambasciatore Phillips recentemente è stato invitato dall’università Bocconi di Milano per una ‘lezione’ sulle materie che lo ha visto impegnato prima di essere nominato ambasciatore: legge e diritto appunto. Ci ha detto cose note, e ‘spiacevoli’. Ci ha spiegato perché l’Italia è un Paese poco attraente per gli investitori americani e stranieri in generale. Perché da una parte è incontestabile competenza, serietà, rigore e fantasia e inventiva imprenditoriale. Ma queste incontestabili qualità degli italiani, fanno i conti con una situazione fuori controllo per quel che riguarda gli apparati istituzionali e burocratico-amministrativi: «Nonostante sia la quarta economia dell’Unione Europea, è in ritardo rispetto ai suoi vicini nell’attrarre investimenti diretti dall’estero…Il fatto è che prima di fare un investimento, una società deve guardare non solo agli aspetti positivi, ma anche ai peggiori scenari possibili. Cosa succede se un cliente non riesce a pagare e bisogna fare una citazione in giudizio per far rispettare un contratto?».

Phillips ci descrive una situazione incancrenita: «Il sistema giudiziario civile in Italia è semplicemente troppo lento. Questa è la percezione degli investitori americani… Secondo il rapporto 2016 della Banca Mondiale, l’Italia si posiziona al 111 posto nel mondo per la facilità di far rispettare un contratto. In media ci vogliono più di tre anni per ottenere una decisione del giudice per una semplice questione contrattuale. E’ un periodo troppo lungo per le aziende, costrette ad aspettare i tempi della giustizia». Ancora: «I tribunali in Italia hanno bisogno di inserirsi nell’era digitale… Crediamo che si tratti di una questione così fondamentale che abbiamo ospitato recentemente diversi magistrati e avvocati italiani negli Stati Uniti per studiare il nostro sistema di gestione online del tribunale e dell’archiviazione. Alcuni di questi cambiamenti possono essere accolti con resistenza. I giudici e gli avvocati di tutto il mondo tendono ad essere tradizionalisti e a resistere alle nuove tecnologie. Recentemente ho letto di un giudice di Taranto, che stava decidendo sul caso di una disputa contrattuale del valore di circa 200.000 euro, depositata nel 2014. Durante una recente udienza, ha rinviato le parti senza una decisione, e ha detto loro di tornare in tribunale dopo tre anni, perché prima di allora era troppo occupato. Tre anni, vuol dire nel 2019! Nessuno dice che i giudici italiani non siano tra i più oberati del mondo, ma non si tratta di lavorare sodo – si tratta di lavorare meglio, utilizzando la tecnologia, per esempio, cercando di fare qualche cambiamento efficace, anche vecchio stile, come ad esempio l’istituzione dei limiti di pagine delle memorie presentate da avvocati e giudici, che permettono di scrivere opinioni più brevi e sintetiche. Abbiamo norme simili negli Stati Uniti, anche per la Corte suprema, e spero che l’Italia possa adottare cambiamenti per facilitare il tempo necessario per preparare e leggere i documenti depositati».

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