sabato, Ottobre 23

La vittoria del marxista Julius Malema Il suo è il terzo partito nazionale a soli nove mesi dalla sua fondazione, nel luglio 2013

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La vittoria riportata da Jacob Zuma alle elezioni di mercoledì 7 maggio 2014 rappresenta una non notizia. Jacob Zuma aveva rinnovato il mandanto presidenziale nel dicembre 2013 quando vinse la battaglia interna al African National Congress per decidere il proprio candidato alle elezioni. Lo scrutinio elettorale è stato, sotto questo punto di vista, una pura formalità imposta dal rispetto delle regole democratiche che il Nuovo Sud Africa ha deciso di seguire dal 1994.

Sud Africa, Angola, Mozambico, Rwanda e Uganda sono paesi governati da partiti rivoluzionari autori della liberazione dei rispettivi paesi e di un sviluppo economico che si riflette parzialmente sul tenore di vita delle popolazioni. Un volta riportata la vittoria all’interno delle primarie del partito, il candidato ha la sicurezza assoluta di vincere le elezioni Presidenziali. Le diverse percentuali dei voti ottenute da questi partiti storici possono riflettere il malcontento popolare ma non rappresentano il rischio di una perdita del potere a medio termine. L’elettorato sudafricano difficilmente affiderà  il potere al partito razziale bianco: Alleanza Democratica come quello angolano o mozambicano ai ex movimenti guerriglieri fascisti, quello ugandese ad una immatura opposizione che in ultima analisi é formata da ex Generali entrati in conflitto con il Presidente Museveni o quello ruandese a partiti promotori dell’ideologia razziale nazista del Hutu Power.

Alleanza Democratica è riuscita ad oltrepassare la base dei voti boeri (in Sud Africa i bianchi rappresentano il 9% della popolazione totale) ottenendo il 22%, allargando la sua base ad un elettorato composto ora anche dalla media borghesia nera e indiana. Al contrario il Inkata Freedom Party del leader zulu Mangosuthu Buthelezi non è riuscito ad allargare la sua influenza oltre al suo elettorale clanico ottenendo il 2,45% dei voti. La maggioranza dei Zulu ha votato per il ANC.

É l’Economic Freedom Fighters Party – EFF (Partito dei Combattenti per la Libertà Economica) di Julius Malema, che rappresenta la vera novità delle elezioni Sud Africane del 2014.  Alla sua prima partecipazione a delle elezioni il EFF è riuscito ad ottenere il 6,1% dei voti, entrando in Parlamento come terzo partito nazionale a soli nove mesi dalla sua fondazione avvenuta nel luglio 2013. Il EFF ha assorbito oltre un milione di voti provenienti dal ANC che considerano l’attuale direzione imposta dal Presidente Zuma come il tradimento della rivoluzione di Nelson Mandela. Il EFF diventa il secondo partito nelle province di Limpopo (10%) e del Nord Ovest (13%). Limpopo è la provincia natale di Malema mentre nella provincia Nord Ovest è in atto da tre mesi uno sciopero ad oltranza delle mine di platino.

L’inaspettato successo elettorale è stato ottenuto grazie ad un programma  marxista estremamente chiaro che colloca il EFF come un partito di estrema sinistra, anti capitalista e anti imperialista. L’ex Presidente della Lega Giovanile del ANC, espulso dal partito nel aprile 2012, ha promesso ai Sudafricani una seconda liberazione, quella economica che permetterà di migliorare le condizioni di vita delle masse africane dopo vent’anni dalla fine del regime di Apartheid Boera.

Il successo di Malema è principalmente dovuto dalla sua capacità di parlare chiaro e evidenziare una verità che persino gli ambienti più liberal e di sinistra occidentali fanno fatica a riconoscere: nel Sud Africa del 2014 esiste ancora una regime di Apartheid, più subdolo di quello politico del Governo Botha ma maggiormente efficace. Una Apartheid economica in cui l’élite imprenditoriale e finanziaria bianca (2% della popolazione) detiene il potere grazie alla complicità dell’attuale dirigenza del African National Congress obbligando ad una brutale schiavitù economica e miseria milioni di cittadini africani. Due per cento della popolazione poiché è doveroso ricordare che non tutti i bianchi accedono veramente alla ricchezza. Molti di loro si sono impoveriti o sono disoccupati.

Il programma del EFF è semplice quanto efficace. Garantire la libertà economica nel paese attraverso la realizzazione della fase socialista come preambolo alla costruzione di una società comunista in Sud Africa. Esproprio e nazionalizzazione sotto controllo operaio dell’industria, mine e sistema finanziario. Riforma agraria ponendo fine ai latifondi di proprietà dei Boeri Bianchi, utilizzati per coltivare i classici prodotti alimentari coloniali: cotone, caffè, e tè che «Non danno da mangiare a noi negri ma portano milioni ai nostri sfruttatori bianchi» secondo una affermazione di Malema durante la campagna elettorale. Una realtà innegabile a cui i tentativi dei media occidentali di presentare i latifondisti boeri come vittime di attacchi terroristici dei neri, si trasformano in mera propaganda. Nonostante che sia doverosa la condanna di atti di violenza realmente avvenuti, i latifondisti boeri rimangono ancorati alla mentalità Feudale dell’Europa medioevale e, come allora, risulta patetico meravigliarsi di eventuali rivolte contadine.

«Julius Malema dopo l’espulsione dall’ANC era considerato una figura politica finita. Quando fondò il EFF tutti pensarono che il nuovo partito fosse la deriva finale dell’estremismo di Malema. La sua vittoria elettorale ha dimostrato il contrario. Il suo programma di ridistribuzione delle ricchezze nel paese è considerato una delle priorità da una gran fetta del elettorato», osserva Cherrel Africa professore di politica internazionale presso l’Università del Capo Occidentale.

Julius Malema non è un fenomeno passeggero della frustrazione popolare ma un fenomeno destinato a durare e a modificare profondamente la vita politica del Sud Africa e del Continente in quanto il figlio ribelle di Jacob Zuma, a soli 33 anni, incarna la volontà delle masse sudafricane a restaurare la dignità della maggioranza nera ancora oppressa.

Il EFF è prima di tutto un movimento marxista militante e secondariamente un partito. I Combattenti per la Libertà Economica sono una piccola ma temibile armata rivoluzionaria guidata da Commissari Politici ispirati dal Partito Sovietico. Il partito è strutturato secondo le linee politiche di Lenin e l’organizzazione militare di Leon Totskyi. I militanti sono in perenne contatto con le masse popolari poiché provengono da esse. I dirigenti sono giovani disoccupati che vivono nella miseria delle bidonville, minatori e sindacalisti pronti a morire pur di continuare lo sciopero, ex militanti dell’ANC che ancora credono al progetto marxista originalmente promosso dal partito di Mandela. Il suo elettorato è giovane e desideroso di prendere nelle proprie mani il futuro della nazione.

La dirompente politica dell’EFF e la sua azione all’interno del proletariato e sotto proletariato sud africano sono abbinati ad un lavoro di lobby politica interna al ANC alla sua ala giovanilie e al principale sindacato COSATU che segue i manuali classici del trozkismo con l’intento di portare le idee rivoluzionarie al di là della base elettorale e militante del EFF. Un contagio del famoso virus comunista, parafrasando le parole dei Colonnelli Greci degli anni Settanta, che tende alla trasformazione della società. Un contagio attuato attraverso la costante denuncia della corruzione e del tradimento delle masse proletarie attuato dall’attuale dirigenza del ANC che vive una realtà lontana dalle masse fatta di oro e privilegi.

Julius Malema terrorizza l’élite sia bianca che nera, i padroni Boeri della Finanza e i cloni dell’impero mafioso della Zuma.Org fondato dal Presidente Jacob Zuma. Il terrore di questa minoranza multicolore di privilegiati ha creato una coalizione contro Malema già evidente dalle dichiarazioni post elettorali dinnanzi al successo riportato dal EFF.

«Julius Malema promuove una retorica nazionalista e militarista, molto vicina al fascismo che al comunismo» afferma Clive Glaser, professore di storia presso l’Università di Witwatersrand a Johannesburg e noto per le sue simpatie verso l’estrema destra.

«L’EFF è una organizzazione paramilitare e neonazista che fa apologia dell’anarchia» accusa il Ministro delle Imprese Pubbliche Malusi Gigaba senza spiegare come sia possibile la coabitazione tra idee naziste e anarchiche e accuratamente sorvolando sui sospetti e indagini della magistratura sul suo operato di Ministro e collegati scandali finanziari.

Malema è direttamente attaccato dallo Stato. Il Fisco lo ha accusato di aver effettuato una colossale evasione fiscale per un totale di 16 milioni di rands (1,1 milione di euro). La magistratura di Polowane gli sta alle costole con un processo per corruzione, appropriazione indebita di denaro pubblico, e racket mafioso durante il periodo di amministrazione presso la provincia di Limpopo. Accuse non riconosciute dal pool di avvocati della difesa.

Il processo sembra essere destinato a divenire eterno.  Doveva svolgersi nel novembre 2012 è stato successivamente rinviato al 23 aprile 2013, 20 giugno 2013, 23 novembre 2013 e ora al settembre 2014. I giudici sono consapevoli dell’impossibilità di una condanna di Malema che scatenerebbe la rivolta civile tra le masse proletarie sudafricane.  

Malema è stato condannato dalla magistratura per incitazione all’odio razziale quando ha trasformato la storica canzone “Kill the Boer” degli anni della guerriglia del ANC in un marchio di fabbrica per una ditta di abbigliamento sudafricana di sua proprietà. Una condanna piú simbolica che reale.

La risposta di Malema a questi attacchi è chiara. «L’élite boera deve essere sconfitta. I bianchi devono comprendere con le buone o con le cattive che sono dei semplici cittadini e non i padroni del Sud Africa. Zuma deve essere arrestato per aver rubato in tutti questi anni ai poveri. Deve morire in prigione, scontando l’ergastolo. Il African National Congress deve ritornare il partito rivoluzionario del popolo e non l’attuale Associazione Nazionale di Criminali».

Dal luglio 2013 in poi il EFF e il suo Leader stanno aumentando i consensi in modo esponenziale ad ogni attacco politico o udienza di tribunale che Malema subisce, trasformandolo in un Hugo Chavez africano. Malema ha promesso di applicare la trasformazione socialista senza compromessi in tutte le giunte comunali e regionali che il EFF entrerà a far parte o guiderà.

Julius Malema, demagogo o rivoluzionario? Il giudizio spetta alla popolazione Sudafricana e non alla nostra stampa pattinata occidentale di cui scontati sono gli orientamenti in difesa dei potentati finanziari. Sicuramente si assisterà ad un aumento di complotti e tentativi di repressione da parte dei suoi avversari e detrattori con l’obiettivo di ridurlo al silenzio. Avversari evidentemente terrorizzati dal suo potenziale politico. Ancora viva nella memoria è il collasso dal istituto finanziario Nedbank causato da Malema nel 2009 quando mobilizzó i correntisti neri a chiudere i loro conti correnti, depositi e pacchetti azionari a causa del rifiuto della banca di sponsorizzare l’Associazione Atletica Sud Africana, composta da “troppi negri” secondo l’infelice commento del Direttore Generale della Nedbank.

 

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