martedì, Gennaio 25

La vita nell’antico gioco tra immaginazione e realtà Questo tempo storico sta evolvendosi sempre più verso la strada del fantastico-tecnologico, verso quell’indistinto vissuto che si sviluppa lungo un percorso evolutivo che non ha più l’interesse di separare ciò che è la realtà umana da ciò che è il transumano

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Sarebbe certamente banale pensare di privare la nostra specie del grande apporto esistenziale offerto dalla fantasia, dall’immaginazione, dai pensieri e dalle visioni che si rivolgono verso l’irreale, etc. Questo perché, lungo la nostra storia, a un certo punto, saremmo tutti rimasti imprigionati dentro la sola realtà neofobica, quella rivolta al noto, allo stretto familiare, cioè a quelle certezze e a quelle sicurezze che, nel giro di qualche millennio, ci avrebbero portati al deperimento vitale, a unapovertà psicofisica poiché ci saremmo privati di quel giustoapporto che di fatto abbiamo avuto grazie a quei tentativi che lanostra specie ha praticato per andare oltre la quotidiana realtà, quella che ci attende ogni giorno e a tutte le ore. Possiamo quindi affermare con certezza che noi esseri umani, uomini e donne, di ogni genere ed etnia, abbiamo sempre vissuto fra il reale e il fantastico, fra un sano e bilanciato gioco quotidiano di condotte neofiliche e neofobiche,  come lo zoologo umano Desmond Morris, già nel 1968 ci indicava:

In tutto il comportamento esplorativo, sia scientifico sia artistico, è sempre presente il conflitto tra gli impulsi neofilici e quelli neofobici. I primi ci spingono verso esperienze nuove, facendoci desiderare ardentemente le novità. I secondi ci trattengono e ci spingono a rifugiarci in ciò che ci è familiare. Noi siamo continuamente in uno stato di equilibrio mutevole tra le contrastanti attrazioni dello stimolo nuovo ed eccitante e quelle del vecchio stimolo familiare. Se perdessimo la neofilia resteremmo fermi, se perdessimo la neofobia, ci precipiteremmo nel disastro

È dunque inconfutabile il fatto che noi tutti dobbiamo saper vivere le nostre giornate nel giusto equilibrio fra realtà tangibile e realtà immaginata. Infatti sappiamo tutti quanti che la realtà, quella vissuta, non basta a soddisfare la pienezza del nostro essere umani, poiché pur “coi piedi per terra” aspiriamo ai voli pindarici, ai sogni, alla fantasia, e dunque ad affermare che le donne e gli uomini sono inevitabilmente com-presi all’interno di questa doppia figura della realtà. , in questo doppio e importante gioco da gestire con quel giusto equilibrio che ci permette la sana distinzione fra la vita tangibile e quella intangibile.

Nello stesso momento siamo tutti tanto ‘attori’ di realtà quanto ‘attori’ di fantasia, all’interno di quel grande ‘palcoscenico’ che non può fare a meno di richiederci in ogni istante atti di vigile coscienza che hanno il compito di aiutarci a distinguere il quanto siamo in questa vita personaggi reali e/o fantastici.

È la nostra condizione umana a essere intrecciata in questa realtà sia neofilica che neofobica, in questa realtà sia ponderata che fantastica, come anche ci conferma Edgar Morin quando tratta la relazione fra l’identità umana e l’esperienza filmica e artistica intesa come vissuto di complessità:

Da qui l’idea che la nostra realtà umana sia intessuta di immaginario: sogni a occhi aperti, fantasmi, immaginazioni, fantasie, desideri, romanzi, film, serie televisive e svaghi sono costitutivi della nostra realtà umana. L’immaginario collabora con il reale nelle arti dove si opera la nascita di un universo fantasma dotato di effetto di realtà.

Un giusto equilibrio fra immaginario e realtà, è dunque quello che con coscienza e presenza ci permette di:

… confrontare l’umanità con la sua propria immagine per provocare una scossa, uno choc dal quale possa nascere una riflessione, una presa di coscienza, un’apertura al pensiero che interroga, al pensiero che cerca.

E dunque, entrando ora nel tema-problema che vogliamo evidenziare, ci chiediamo: Oggi sino a che punto possiamo affermare che le nuove generazioni realizzano veramente questa scossa che dovrebbe portarle a quella presa di coscienza, a quelpensiero valutante, insomma a quel giusto e sano equilibrio che fa comprendere la distinzione fra le condotte neofobiche e quelle neofiliche?

Questo tempo storico sta evolvendosi sempre più verso la strada del fantastico-tecnologico, verso quell’indistinto vissuto che si sviluppa lungo un percorso evolutivo che non ha più l’interesse di separare ciò che è la realtà umana da ciò che è il transumano.

Le nostre bambine e ragazze come i nostri bambini e ragazzi,stanno sempre meno mostrando un disinteresse a distinguere fra ciò che scorre nella loro vita reale e ciò che scorre nella loro vita fantastico-digitale. I loro quotidiani occhi “incollati”costantemente sullo screen dei cell, dei tablet, o dei computer, vedono e vivono temporalmente molto di più la realtà artificiale che quella reale. L’Homo Videns li sta portando via ogni giorno di più da quelle elementari e vere relazioni umane cariche di sensibilità emotivo-affettiva. E così stanno perdendo quell’equilibrio, quella omeostasi relazionale che prima permetteva di distinguere il reale dall’irreale, il vero dal falso, il buono dal cattivo, il neofilico dal neofobico.

Perdendo questo giusto equilibrio i nostri figli e le nostre figlie, come i nostri e le nostre nipoti, rischiano ogni giorno di più di allontanarsi dalla realtà, pur ammettendo, come abbiamo più volte ripetuto, che un sano e cosciente gioco di andata e ritorno fra il reale e l’irreale fa parte di un naturale bisogno che l’intera nostra specie ha avuto bisogno sin dalla notte dei tempi (i miti, le narrazioni, la magia, le religioni, etc. ne sono solo un minuscolo esempio).

Trattando questo problema in termini psicologici potremmo parlare di personalità che stanno andando alla deriva, che stanno perdendo sempre più la consapevolezza della vita reale.

E se così fosse, ci troveremo di fronte a generazioni che stanno mostrando sempre più il bisogno di illudersi, poiché appariranno sempre più impossibilitate ad assumersi delle responsabilità che la vita reale impone e che dunque è meglio evadere nel fantastico e illusorio mondo digitale che richiede solo l’uso del digitus (dito), scappando dagli impegni che la vita reale ha sempre richiesto e continuerà sempre a richiedere.

È davvero questo che vogliamo dalle future donne e dai futuri uomini che domani gestiranno la vita di questo nostro pianeta?

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