domenica, Settembre 19

La vita difficile delle riforme Con in mezzo la campagna elettorale il dibattito sui provvedimenti si fa più difficile

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Graziano-DelRio

In un’intervista a Radio Vaticana, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha annunciato che «È in vista una riforma fiscale che avverrà tra maggio e giugno, ed è una riforma che deve portare più semplificazione nelle case degli italiani, ma dovrà portare anche più giustizia». «Abbiamo intenzione di far rientrare capitali dall’estero, ma niente a che fare con un condono» ha detto il sottosegretario, e ha sottolineato quanto sia «giusto che il carico che le famiglie sopportano per i figli sia in qualche modo tenuto presente in misura maggiore. Cerchiamo dunque di fare anche un fisco più giusto, specialmente per coloro che per il bene di tutta la comunità allevano la principale risorsa della comunità: i figli». Per il momento, ha precisato Delrio, il Governo è ancora in fase di studio del problema: «Ancora non siamo nei dettagli, stiamo certamente definendo le linee guida, ma valuteremo certamente, partendo da coloro che più hanno bisogno. Tra questi sicuramente ci sono quelli citati (…). Pensiamo che la delega fiscale, che abbiamo ricevuto, possa contenere già in sé tutto il mandato, per fare già con la riforma fiscale, appunto, un fisco più giusto, più equo e più a misura di famiglia». Visto che tale dichiarazione d’intenti è stata lanciata dai microfoni dell’emittente vaticana, alcuni maligni hanno avanzato l’ipotesi che possa trattarsi di uno spot elettorale rivolto all’elettorato cattolico, particolarmente sensibile al tema della famiglia (soprattutto a quella benedetta da una cospicua prole).

Mentre il Governo è già proiettato sulle riforme a venire, il Presidente della Repubblica sembrerebbe più prosaicamente ancorato ai provvedimenti fiscali che sono all’ordine del giorno e alla effettività della loro copertura economica. Prima di apporre la sua firma, infatti, il Presidente Giorgio Napolitano ha convocato al Quirinale il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per alcuni chiarimenti in merito al Decreto sull’Irpef, il cui provvedimento di punta è costituito dagli 80 euro in più in busta paga per i dipendenti con stipendio al di sotto dei 1500 euro mensili. Non si hanno dettagli, almeno al momento, circa i temi sui quali Napolitano abbia chiesto chiarimenti, ma non è inverosimile che il bonus di 80 euro sia stato uno degli argomenti del confronto. A più riprese e da più parti, nelle scorse settimane sono stati sollevati dubbi sulla copertura economica: forse per questo, in maniera abbastanza inusuale, il Presidente ha ritenuto opportuno chiedere ulteriori informazioni prima di firmare il Decreto Irpef e farlo diventare legge. La firma presidenziale è arrivata nel pomeriggio, ma va detto che in materia fiscale non è in potere del Presidente della Repubblica rifiutarsi di apporla o anche solo contestare il provvedimento.

Rimanendo in tema di riforme, in un clima teso e strepitante la Camera ha approvato con 283 voti a favore, 161 contrari e un astenuto il DL lavoro, primo pilastro del cosiddetto Jobs Act del Governo. Evidente la tensione dei deputati di NCD e Scelta civica, fortemente critici nei confronti di alcuni ritocchi apportati al testo dalla Commissione Lavoro e non poco contrariati dalla blindatura del provvedimento, imposta dal Governo attraverso la fiducia. Gli strepiti, invece, sono stati soprattutto un contributo del M5S: alcuni deputati pentastellati hanno espresso il loro dissenso contro il DL incatenandosi e ostentando cartelli con la scritta “schiavi moderni”, al termine poi dell’intervento del loro collega Walter Rizzetto si sono alzati mostrando catene ai polsi. La Presidente della Camera Laura Boldrini ha cercato di riportare l’aula all’ordine, chiedendo ai questori di intervenire e invitando i 5Stelle a un comportamento più consono e collaborativo. Ultimo siparietto prima del voto finale: scaramucce verbali tra le fila del M5S e quelle del PD a causa di alcune invettive rivolte al presidente Boldrini; quindi, disperato tentativo di ostruzionismo in extremis da parte dei 5 Stelle, che hanno cercato di impedire il voto attraverso una serie di interventi sul regolamento, e proprio riguardo regolamento il deputato Claudio Cominardi si è sentito in obbligo di sottolineare che «non è carta da culo!» (noblesse oblige). Il DL passerà ora al Senato, dove NCD, Scelta civica e M5S sono pronti ad alzare il livello dello scontro.

Approfittando dei richiami dell’Agcom al Tg La7 per i tempi eccessivi riservati al premier Renzi e a Studio aperto, Rai News, Sky Tg24 e Cielo per lo scarso spazio riservato al Movimento di Grillo, il M5S ha presentato un nuovo esposto con il quale si chiede il rispetto delle regole della par condicio «Non è possibile che certi notiziari si trasformino in ‘TeleRenzie’, ancor di meno durante una campagna elettorale in cui vige la legge della par condicio». Secondo i dati diffusi dall’Agicom, relativi al periodo 5-18 aprile, nelle edizioni di Studio Aperto lo spazio del PD è stato 36,3%, quello di FI del 25% e quello del M5S dell’8,6%; a SkyTg24 il PD e Renzi beneficiato del 37,1% (16,1% + 21%), FI del 16,8% e il M5S del 7,2%; al Tg La7 lo spazio dedicato al è del 60%, quello del PD dell’11,4% e quello del M5S il 7,2%. Nella nota del Movimento si legge anche «Apprendiamo con soddisfazione il fatto che l’Agcom sia già intervenuta affermando di fatto le ragioni dell’esposto del MoVimento 5 Stelle. Ad esigere rispetto sono tutti coloro i quali guardano la televisione: il pluralismo è un principio di garanzia non tanto per le forze politiche ma per i cittadini».

Piccata anzichenò la replica del direttore del Tg La7, Enrico Mentana, al comunicato dell’Agicom: «Per la stupidità della legge e per insipienza dell’Agcom è stata inserita nel computo del tg la conferenza stampa di Renzi e non l’analogo tempo dato a Di Maio e Romani in serata con un ascolto superiore. È insensato, il tg non è una farmacia».

Decisamente buone le condizioni di salute di Marco Pannella, ancora convalescente per l’operazione all’aorta addominale di qualche giorno fa al Policlinico Gemelli. Oggi, durante un collegamento video con Radio Radicale ha esordito dicendo «Non potevo abbandonare il Gemelli. Una disobbedienza un po’ forzata era impossibile». Durante la diretta ha anche puntualizzato che sta portando avanti lo sciopero della sete per protestare contro le condizioni delle carceri italiane, e ha fatto un appello a Papa Francesco affinché avanzi la richiesta al Parlamento di un’amnistia e di un indulto. Pannella si è anche commosso, quando Rita Bernardini, che era con lui in ospedale, ha letto le lettere che gli hanno indirizzato i detenuti di Regina Coeli. In merito al allo sciopero della sete e alle sue condizioni di salute ha detto che «L’unico lusso che mi concedo è un toscanello alla grappa. A Madrid scoprimmo con un medico che l’effetto più evidente dello sciopero della sete era neutralizzato fumando molto»; il leader dei radicali ha anche detto di aver accettato di sottoporsi a una tac di controllo per l’esito dell’intervento, ma non accetterà «nessun altro trattamento che riguardi l’idratazione».

Con l’entrata nel vivo della campagna elettorale per le europee, iniziano a fioccare i sondaggi: oggi ha destato interesse quello realizzato da Tecnè per il Tg5.

Senza titolo

Le cifre del sondaggio si discostano abbastanza rispetto ad altri che abbiamo avuto modo di commentare in queste settimane, in particolare i numeri relativi alla Lista Tsipras e al NCD; numeri che appaiono invertiti rispetto a quelli forniti da altri sondaggi. Ad ogni modo, il sondaggio elaborato da Tecnè conferma ampiamente le tendenze di voto: il PD sembra per il momento aver esaurito la sua spinta propulsiva, il M5S prosegue la traiettoria di prepotente ascendente e FI continua nel suo calo di consensi. C’è però da considerare il fatto che FI e, soprattutto il suo storico leader non è ancora sceso nell’agone elettorale, lo farà stasera con la partecipazione la ‘Porta a porta’ di Bruno Vespa e vedremo con quali risultati. Gli stralci del suo lungo intervento rimbalzati dalle agenzie, però, già dicono molto riguardo la vis con la quale Silvio Berlusconi affronterà le settimane rimanenti della campagna elettorale.

L’ex premier è un fiume in piena che travolge tutto e tutti. Riguardo la sentenza sul caso Mediaset che lo ha visto condannato, ha affermato: «C’è indignazione forte per l’ingiustizia che ha portato un collegio feriale a prendere decisione su una sentenza assolutamente ingiusta», anche perché «è stata costruita con delle precise regie. Una sentenza ingiusta contro la quale abbiamo fatto ricorso e chiederemo la revisione al Tribunale di Brescia e sarà annullata». Stoccate anche per Matteo Renzi che  «si è presentato come un simpatico rottamatore. Ora a poco a poco, si sta trasformando in un simpatico tassatore. Per dare 80 euro – spiega Berlusconi – Renzi deve trovare dei fondi, sono 830 milioni di euro al mese per dare 80 euro. Per trovarli ha mantenuto la tassa sulla casa ed il prossimo anno gli italiani pagheranno 32 miliardi. E per quanto riguarda i risparmi e i depositi ha aumentato il prelievo fiscale dal 20 al 27%. Con una mano darà 80 euro, ma per tutti gli altri sparisce la tredicesima (…) Io penso che a me mai sarebbe stato consentito una mancia del genere per fini elettorali».

Parole critiche, ma anche interessate sono quelle dedicate al M5S: «Il 46% di chi ha votato Grillo è deluso e qualche volta anche disgustato sia dai parlamentari sia dal loro comportamento, se a questo 46% si può offrire qualcosa di solido, di veramente positivo per il futuro è possibile recuperare voti da questo 46%». E sul recupero nei sondaggi, l’ex Cavaliere ha detto: «Io penso che adesso abbiamo solo 35-40 giorni, ma se riusciro’ nelle poche apparizioni a toccare il cuore dei moderati e il loro interesse potremmo riavere voti del 2008 e penso che supereremmo il 25%».

Frecciate velenose anche ad Angelino Alfano e ad altri ‘fuoriusciti’: riguardo Alfano, Berlusconi ha detto che «più che un dispiacere è stato un dolore personale»; lui e i suoi colleghi del NCD sono persone «alle quali in 20 anni ho dato tutto quello che potevo senza mai chiedere niente. Non mi hanno sostenuto, lui se ne è andato nel momento in cui avevo bisogno». In merito in vece alle perdite più recenti, il leader di FI ha sottolineato che «Non sono così dispiaciuto di una “perdita di pezzi” se vanno via persone che non hanno più motivazione ideale ma vogliono continuare il mestiere della politica e occupare dei posti e delle poltrone».

Più singolari – anche se molto chiare – le sortite di Berlusconi sulle riforme: «Per il momento la riforma è spiaggiata in Senato. Se poi andrà avanti la riforma del senato, credo che difficilmente questa legge elettorale potrà essere costituzionale»; per di più, sull’ipotesi di un Senato non elettivo «non c’è nessun impegno da parte nostra». Renzi è avvisato.

Lunedì prossimo Berlusconi debutterà come volontario presso la Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone, per scontare la sua pena alternativa. Anche su questo l’ex cavaliere ha voluto apporre il suo sigillo: «È una grande struttura ho visto le foto dei giardini che sono molto grandi, li ci sarà molto da fare per chi ama la natura come me. Per quanto riguarda gli anziani potrò dialogare con loro di politica e argomenti culturali e storici, ma anche fare cose più umili, non sono spaventato spero di portare conforto morale e non solo». Gli anziani della struttura sono avvisati.

Con 171 voti, un voto contrario e 32 astenuti, il Senato ha approvato a larga maggioranza il Decreto che proroga di un anno il termine per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera. La notizia era stata ampiamente anticipata, proprio su ‘L’Indro’ da Valter Vecellio, in un suo esauriente. L’Italia si conferma un paese dai tempi fin troppo lunghi: la battaglia per la civiltà intrapresa da Franco Basaglia quasi 40 anni fa non si è ancora conclusa, purtroppo.

 

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