venerdì, Ottobre 15

La vita da foodblogger delle sorelle Maci

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Scrivere è una passione, il cibo è “la” passione per eccellenza. Quando coesistono la risposta è foodblogger. Anche se ha preso piede in un periodo relativamente recente, di cibo si è sempre scritto. I primi ricettari risalgono alla metà del 1400 e da allora hanno acquisito sempre maggiore dignità, diventato a volte veri e propri manuali della cucina. La passione per il cibo in forma scritta si è poi evoluta diramandosi in diverse modalità di espressione. Una è sicuramente la figura del critico gastronomico, che da giornalista d’opinione e di nicchia è ad oggi un esperto e opinion leader in ambito culinario riconosciuto (e temuto) da ristoratori e chef, nonché attento illustratore di novità e progressi del settore. Lo scrittore del cibo del ventunesimo secolo è tuttavia un’altra figura, amata e odiata, seguita e criticata, quella del food blogger, approdata sul mondo del web e ispirata da una nuova forma di comunicazione, quella del blog, e da una vecchia passione, quella per il cibo. Di siti e blog di ricette ce ne sono davvero moltissimi ma, diciamolo, per quanto rispettabili, sono alla portata di chiunque abbia una connessione internet e qualche esperienza in cucina. La nuova figura lavorativa è quella del food writer, spesso cuoco amatoriale che scrive di ricette ma grande esperto in tutto ciò che ruota attorno al mondo della ristorazione e del cibo in generale: l’andamento del mercato, l’industria produttiva, la qualità dei prodotti, il risvolto economico e sociale, il legame tra cibo e salute. Un mestiere che richiede impegno e qualifiche, anche se per qualcuno non è ancora considerabile un lavoro vero e proprio. D’ altronde buona parte dell’economia italiana dipende dalla gastronomia e questi esperti in tendenze svolgono un ruolo fondamentale. Senza trascurare la parte artistica: un blog è una piattaforma molto personale, oltre a ricette e articoli informativi, un buon food writer deve saper raccontare anche una storia, se non altro trasmettere una passione, quella per il cibo.

Abbiamo intervistato due istituzioni del foodblogging, Angela e Chiara Maci, che insieme hanno creato uno dei blog di cucina più amati e seguiti in Italia, Sorelle in pentola. Angela, sommelier Ais (Associazione Italiana Sommelier) e assaggiatore di formaggi Onaf ( Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio), è specializzata in Storia e Cultura dell’Alimentazione, ha collaborato con importanti riviste ed è una figura di spicco nell’ambiente dell’enogastronomia. Chiara, laureata in Giurisprudenza con un master in Marketing, collabora con numerose aziende di prodotti alimentari, coniugando le sue due grandi passioni: la cucina e la comunicazione. È anche un noto volto televisivo grazie alla partecipazione come giudice al programma Cuochi e Fiamme (La7) condotto dal giovane chef Simone Rugiati e come conduttrice del programma #VitaDaFoodBlogger prodotto da FoxLife. Insieme sono autrici del libro In due c’è più gusto. Sorelle in pentola edito da Pendragon. Vi proponiamo questa intervista “doppia” per capire cosa si nasconde dietro la vita da foodblogger.

Quando ha capito che l’amore per il cibo sarebbe diventato il suo lavoro?

Chiara: Quando ho iniziato ad applicare il mio primo lavoro allo sviluppo del blog. Quando ho capito che una passione, se sostenuta da capacità lavorative e da costanza, poteva trasformarsi in qualcosa di duraturo e vero. Anche se nessuno avrebbe mai capito…

Angela: L’ho sempre desiderato e ho fatto in modo che lo diventasse. Premetto che sono cresciuta in una famiglia dove al cibo si dava del Voi. Inteso come rispetto, sacralità, devozione e aggregazione.  Mia madre, le mie nonne mi hanno trasmesso la passione per il cucinare, mio padre la passione per il viaggio, la scoperta, la storia. Ho fatto quindi tesoro di questi insegnamenti, dando vita ad un mio percorso personale. Ho fatto studi legati alla storia dell’alimentazione, dell’enologia e delle lingue straniere oltre alla mia passione per la cucina. Oggi sono consulente enogastronomico e amo follemente il mio lavoro perché mi dà la possibilità di fare ogni giorno qualcosa di diverso seppur nello stesso ambito. Mi dà la possibilità di imparare, di crescere e di conoscere anime belle che mi arricchiscono. Mi dà la possibilità di studiare ciò che amo.

Chiara, lei è laureata in Giurisprudenza e ha un master in Comunicazione mentre Angela è sommelier Ais, assaggiatore Onaf nonché laureata in Lingue e Storia dell’Alimentazione. Non basta tanta passione dunque?

Chiara: No, la passione ti può dare la grinta e lo stimolo, ma se non sai comunicare in qualche modo te stesso, non basta. È’ come avere un ottimo prodotto ma non saperlo vendere.

Angela: Non basta ma è fondamentale la passione per fare quello che si ama. Poi ci sono lo studio, la ricerca, la pratica sul campo. Ho studiato e continuo a farlo sempre perché mi piace conoscere, sapere e poi poterlo condividere con i miei lettori e i miei allievi ai corsi di cucina.

In tanti hanno criticato il lavoro di food blogger, accusandolo di non essere un lavoro soprattutto. Quanto impegno e quanta professionalità si nasconde dietro un blog di cucina così seguito?

Chiara: Hanno ragione, in parte. Ma è sempre sbagliato criticare senza conoscere. È pieno di improvvisati e, lo dirò sempre, la qualità si vede nel lungo periodo. Io studio, viaggio, mi documento, non mi permetto mai di giudicare senza conoscere e cerco di crescere ogni giorno. Non ho mai pensato un attimo di essere arrivata, anzi.

Angela: Sorrido. Perché so bene che è questa l’idea che molti hanno dei blogger. E un po’ mi dispiace perché fare di tutta l’erba un fascio, è sbagliato. I food blogger non sono tutti uguali. Lo dico sempre. Dietro ognuno di loro, ci sono storie diverse da raccontare, ci sono realtà che hanno voglia di uscire per dare un contributo al meraviglioso mondo del cibo. C’è chi lo fa per passione scrivendo a cadenza settimanale le ricette che fanno parte del suo vissuto, c’è chi ha dato al blog un’impronta dal sapore antico, proponendo ricette tradizionali di un territorio, c’è chi parlando più lingue, dona al blog un accento cosmopolita con la traduzione in più lingue di un post, c’è chi ama cucinare e lo fa per le aziende da tanti anni, c’è chi ama la movida gastronomica milanese e non si perde un evento e intanto posta, scrive, chatta, assaggia. Siamo tanti ma tutti con qualcosa da raccontare e non da urlare. Se riuscissero a lavorare bene e insieme food blogger, giornalisti, sommelier, ristoratori, antropologi, storici, cuochi, contadini, imprenditori, degustatori, crescerebbe la comunicazione enogastronomica giusta. Il web ha il dono di essere immediato, di mettere le persone in contatto fin da subito. I food blog quando hanno iniziato a circolare erano diari che veicolavano pensieri, riflessioni, ricette, ingredienti. E non è cambiato molto da allora se non il fatto di arricchirsi di contenuti. Credo, sono convinta che i blog abbiano cambiato un po’ la visione della cucina. In passato c’era la cucina di casa e c’era la cucina dei ristoranti. Oggi grazie ai food blogger si sono abbattute le barriere e questi due mondi così differenti si sono mescolati dando vita a ricerca, arricchimento e conoscenza. Grazie a molti food blog, molti ingredienti sconosciuti ai più, sono entrati nell’uso quotidiano. Molte ricette dimenticate sono state rispolverate, molte realtà sono diventate mete del gusto. Non sottovalutiamo queste cose.

Quando è nato Sorelle in Pentola, nel 2010, il web iniziava a sfornare di blog di cucina. Cosa pensavate vi avrebbe distinto? (Cosa che è successa, d’altronde)

Chiara: Secondo me non ce n’erano così tanti. A parte Sigrid e Sandra, erano pochi quelli “conosciuti”. Io e Angela raccontavamo una storia. La nostra. Quello che ti distingue è sempre e solo essere sé stessi. Nessun altro può esserlo.

Angela: “Sorelle in Pentola” è da 6 anni la nostra piccola creatura e fin da subito abbiamo voluto che fosse come noi: un blog genuino, autentico dove poter condividere il nostro amore per il buon cibo.

Nel blog ci abbiamo creduto tanto fin da subito e abbiamo studiato per far sì che diventasse un buon blog da ricordare, da consultare. Sorelle in Pentola è cresciuto fin da subito grazie anche alla partecipazione di Chiara nel programma Tv “Cuochi e Fiamme”. Ma proprio per questo motivo, proprio per il fatto che le visite in giro di poco tempo sono triplicate, dovevamo dare dei contenuti interessanti ai nostri lettori, così abbiamo aperto diverse rubriche che andavano dalla cucina per i bambini, agli eventi enogastronomici in Italia (e non solo), dalle recensioni di ristoranti ai racconti legati ad un territorio, ad un prodotto, ad una persona. E soprattutto ricette buone, ricette legate ad una storia, legate a noi.  Abbiamo cercato quindi di dare qualcosa di concreto al lettore, rispondendo sempre alle loro richieste, ai loro consigli, alle loro critiche, facendoci trovare sempre preparate e pronte senza mai essere volgari ed offensive. Tutte queste cose insieme hanno fatto la differenza.

Siete sorelle, molto diverse anche se molto unite. Mai avuto dubbi sulla scelta di lavorare insieme?

Chiara: Per preservare il rapporto meraviglioso che ci unisce abbiamo deciso di non lavorare insieme. Io sono sempre stata una stacanovista del lavoro e difficilmente riesco a lavorare con qualcuno che non abbia i miei stessi ritmi. Angela aveva due bimbi piccoli nei primi anni del blog e non poteva dedicarsi troppo, io ero senza figli e con 12h al giorno da dedicare al mio futuro. È così ho scelto di vivere a Milano e provare a crescere.

Angela: Io e Chiara siamo prima di tutto sorelle, due sorelle che si vogliono bene e ci sono sempre nei momenti importanti. L’aver iniziato insieme l’avventura del blog è stato entusiasmante, poi inevitabilmente le cose cambiano. Ci siamo allontanate dal punto di vista lavorativo ma perché spinte da interessi (legati sempre al mondo dell’enogastronomia) diversi. Ma ripeto, questo non cambia per il nostro legame. Anzi lo arricchisce.

Dal blog al libro, è stato diverso scrivere “offline” invece che per il pubblico del web?

Chiara: No, anzi. È’ stato bello raccontare la nostra storia in altro modo…

Angela: E’ stato bellissimo. In due c’è più gusto è stato il nostro primo libro insieme e in ogni pagina, in ogni ricetta, in ogni frase, in ogni ricordo c’erano e ci sono le Sorelle in Pentola! Amo scrivere sia sul web che sulla carta stampata e trovo non vi sia differenza se l’amore e i contenuti sono gli stessi.

Cosa ne pensa dell’attenzione mediatica che la cucina sta raccogliendo, dal web alla Tv? 

Chiara: Rispondo a questa domanda almeno 10 volte alla settimana. È’ normale, la cucina intrattiene e diverte. Da qui ad assomigliare al vero lavoro nelle cucine…ne passa!

Angela: Il web come la televisione hanno il dono di essere immediati, di mettere le persone in comunicazione fin da subito, di entrare nelle case in modo veloce e spesso, purtroppo, in modo sbagliato. Perché come in tutte le cose quando si esagera, si perde il controllo e il vero significato. Oggi entrare in una libreria è come entrare in una cucina, entrare in una cucina è come entrare in un museo, pranzare con addetti al settore è come pranzare soli.  Accendere la tv è pura competizione. C’è qualcosa che non va.  Si è persa la convivialità, è più importante far sapere sui social cosa si sta mangiando piuttosto che condividerlo con i commensali.

All’inizio (ed io ho visto la luce virtuale nel 2010) il parlare di cibo, di vino, di strade del gusto, di guide era piacevole perché diventava tema di discussione, attorno ad una tavola. Il cibo quindi prendeva valore quando faceva parte di momenti effettivamente culturali, conviviali, dialogici. Il cibo smette di essere cultura nel momento in cui prende il primo posto, oscura con la sua prepotenza e i suoi selfies, i volti di chi prepara da mangiare, di chi mangia assieme. Oggi siamo arrivati al collasso. Si parla ovunque solo di cibo, ma del cibo superstar che è il contrario della convivialità. Che ha perduto la sua connotazione culturale. Il cibo è cibo e decontestualizzandolo troppo ce ne fa smarrire il gusto. Riflettiamo su questo.

Oltre al blog, curate per aziende cibarie molto importanti l’aspetto della comunicazione. Quanto il visivo, l’immagine, ha importanza in cucina?

Chiara: Per me è’ fondamentale. Arrivo dal mondo della comunicazione e non potrei non dare un peso importante a questo aspetto.

Angela: Da quando ho iniziato a collaborare con aziende alimentari, ho scoperto un mondo nuovo che non conoscevo se non da consumatore. Dietro ad un marchio, ad un prodotto, ci sono anime, persone che ogni giorno lavorano affinché quel prodotto venga creato nel modo giusto per arrivare sulle nostre tavole perfetto, integro e… sta a noi raccontare qualcosa di più che appartiene a quel vasetto di pomodori, a quella bottiglia di vino, a quel pacco di pasta. L’immagine ma anche le parole, le emozioni sono tutte cose importanti per curare la comunicazione in modo giusto, in modo buono, in modo corretto.

Ha avuto la possibilità di conoscere e collaborare con chef di livello. Cosa deve prevalere per sfondare nella ristorazione? Passione o professionalità?

 Chiara: Entrambe.

Angela: Passione, professionalità e carisma. La figura dello chef è cambiata, non è più solo il cuoco rilegato in cucina. Oggi il cuoco esce in sala, risponde ad interviste, fa show-cooking, conduce programmi televisivi quindi il carisma e il modo di comunicare sono fondamentali per sapersi relazionare con il pubblico e far conoscere la propria arte. Sempre restando con i piedi per terra.

Da esperta quali pensa saranno le maggiori novità in ambito culinario? E quali nel mondo della comunicazione legata al cibo? 

Angela: Novità in ambito culinario…. Beh, mi piacerebbe riportare il cibo al suo posto. Quella che forse andrebbe perseguita e ricercata è una nuova sacralità sorretta da una consapevolezza, da urgenze, responsabilità dell’uomo di oggi. Tutto questo richiede una pausa, una grande riflessione. Un guardarsi indietro, non per tornare ad un inesistente Eden, ma per capire limiti e paradossi dello sviluppo. Vi lascio meditare con una domanda che mi pongo spesso: davvero tra la penuria e la fame di una volta e l’eccesso esasperato, lo spreco di oggi non si potrebbe inventare un altro modo di essere nel mondo? Ci proviamo?

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