martedì, Settembre 28

La visita di Obama in India

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La visita a Dehli del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama in occasione della celebrazione del giorno della Repubblica era iniziata come un gran successo per il partito al governo, la NDA (National Democratic Alliance) guidata dal Primo Ministro Narendra Modi. Ma si è lasciata dietro uno strascico di ragioni forti per una profonda rivalutazione delle politiche di governo e una riflessione sui cambiamenti necessari per una più completa accettazione mondiale.

Nella dichiarazione congiunta sulla visione strategica per la regione, rilasciata il giorno dell’arrivo di Obama, i leader delle due più grandi democrazie del mondo hanno annunciato la volontà di curarsi insieme dell’area dell’Oceano Indiano e del Pacifico orientale, nel quadro di una collaborazione più serrata tra gli Stati Uniti e l’India per promuovere «la pace, la prosperità e la stabilità in questa regione».

In opposizione al terrorismo, alla pirateria e alla proliferazione della armi di distruzione di massa in o da quest’area, i due Paesi dichiarano di voler lavorare insieme per promuovere i valori condivisi che hanno fatto grandi le rispettive nazioni, riconoscendo come l’adesione alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ben serva l’interesse comune alla pace, prosperità e stabilità.

Nella dichiarazione congiunta i due leader hanno affermato altresì di volersi occupare congiuntamente della salvaguardia della sicurezza dei mari nella regione e di voler assicurare la libertà di navigazione e di sorvolo in tutta l’area, in particolare nel `mar cinese meridionale´.

«Ci rivolgiamo a tutte le parti interessate affinché evitino l’uso o la minaccia della forza e perseguano la risoluzione delle dispute territoriali e marittime attraverso tutti i mezzi pacifici a disposizione, nel rispetto dei principi universalmente riconosciuti della legge internazionale, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare», si legge nella dichiarazione.

Mentre gli esperti vedono in questa clausola in particolare un tentativo di bilanciamento geopolitico nella regione, Benjamin J. Rhodes, consigliere deputato per la sicurezza internazionale presso il Presidente Obama, respinge tale interpretazione. «Gli Stati Uniti e l’India hanno interesse a stabilire un ordine fondato sulle regole in quest’area del globo», ha dichiarato.

Wen Dao, in un editoriale pubblicato sul `Global Times´, testata cinese gestita dal governo, ha affermato che «Molti reportage apparsi sui media occidentali hanno sottolineato come gli Stati Uniti, incuranti delle complicazioni storiche, stiano spendendo energie per spingere l’India ad agire come un partner, se non un alleato, a sostegno della strategia `Pivot to Asia´, delineata da Washington principalmente per contrastare l’ascesa della Cina. L’India, dal canto suo, con la sua ambizione a diventare una grande potenza, ha bisogno degli investimenti, della tecnologia e del supporto politico degli Stati Uniti per l’implementazione di `Look East´, il suo piano di politica estera volto a controbilanciare la crescente influenza cinese».

E aggiunge: «Questa corrente di pensiero è stata creata e propagandata dall’Occidente che, per altri motivi, considera il `drago cinese´ e `l’elefante indiano´ nemici naturali».

Se la menzione del mar cinese meridionale ha suscitato reazioni dalla vicina Cina, la svolta riguardo gli accordi per l’uso dell’energia nucleare ha destato preoccupazioni in India. Confermando il raggiungimento di un mutuo accordo tra i due leader, e quindi tra i due Paesi, circa le responsabilità legali nell’accordo per il nucleare civile e gli aggiustamenti amministrativi per la collaborazione, la dichiarazione ha affermato che i due capi di Stato si aspettano che i reattori nucleari costruiti negli States possano presto contribuire all’approvvigionamento energetico dell’India.

Ricordando come, per gli ultimi sei anni, l’India e gli Stati Uniti non siano riusciti a concludere gli `accordi amministrativi´ necessari a permettere la collaborazione commerciale delineata dall’accordo per il nucleare civile, un editoriale pubblicato da `The Hindu´ sottolinea come «Modi dovrà spiegare al Paese come sia riuscito ad ottenere la più grande `svolta´ sul nucleare durante la visita di Obama».

La preoccupazione degli Stati Uniti era dovuta al rigore della legge indiana sulla responsabilità nel nucleare civile, che pone gli oneri di qualunque incidente sulle spalle dei fornitori. Tutto è andato bene fino al momento in cui Obama ha pronunciato il discorso di chiusura della visita.

Nel suo discorso al popolo indiano, subito prima della partenza, Obama ha avvertito l’India sull’urgenza di una varietà di questioni, dalle azioni necessarie a combattere gli effetti del cambiamento climatico all’effettiva implementazione delle leggi sulla libertà religiosa, enfatizzando ancora come gli Stati Uniti possano essere il `miglior partner´ dell’India e ventilando l’idea di una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che includa l’India come membro permanente.

«Il potere comporta delle responsabilità», ha aggiunto il Presidente USA. «In questa regione, l’India può giocare un ruolo positivo aiutando altri Paesi a creare un futuro migliore, dalla Birmania allo Sri Lanka, dove oggi rivivono le speranze democratiche».

Sottolineando come il cambiamento climatico sia oggi la più urgente delle sfide globali, ed esprimendo la sua preoccupazione relativamente a questo problema, ha aggiunto: «Anche se Paesi come gli Stati Uniti riducono le loro emissioni, se i Paesi in forte crescita come l’India, con il suo fabbisogno energetico galoppante, non abbracciano a loro volta i combustibili puliti, allora non abbiamo nessuna chance nella lotta contro il cambiamento climatico».

«So che alcuni sostengono che sia ingiusto che Paesi come gli Stati Uniti chiedano alle nazioni in via di sviluppo e alle economie emergenti come l’India di ridurre la loro dipendenza da quegli stessi combustibili fossili che hanno alimentato la nostra crescita per più di un centennio», prosegue Obama nel suo discorso, probabilmente in riferimento ad alcune obiezioni sollevate da Paesi in via di sviluppo come l’India durante l’ultimo vertice sul clima a Lima.

Il Presidente USA ha comunque ben accolto gli ambiziosi obiettivi indiani per la produzione di più `energia pulita´, assicurando aiuto continuativo dagli States all’India nella gestione dell’impatto del cambiamento climatico: «Non dovete portare questo peso da soli».

L’altra importante questione affrontata da Obama nel suo discorso di chiusura, che il governo indiano dovrà risolvere, è quella della discriminazione sociale e dell’intolleranza religiosa.

«Siamo più forti quando vediamo la dignità intrinseca in ogni essere umano», dichiara Obama, sottolineando la `incredibile diversità´ caratteristica dell’India, con le sue infinite lingue e dialetti, colori, caste e fedi religiose, generi e orientamenti.

Paragonando l’America come società altrettanto diversificata, Obama cita l’impegno costituzionale alla difesa della `dignità dell’individuo´ nella dichiarazione d’indipendenza americana, in cui si proclama che «tutti gli uomini sono creati uguali».

Affermando poi l’importanza vitale della sicurezza delle donne, Obama ha sollecitato l’implementazione delle leggi sulla libertà religiosa il prima possibile.

«L’India potrà fiorire solo fintanto che non sarà frantumata lungo le linee delle differenze di credo, né di alcuna altra differenza, e solo fintanto che saprà essere unita come nazione», ha dichiarato Obama citando l’Art. 25 della Costituzione indiana, in cui si garantisce che tutti i cittadini sono «ugualmente intitolati alla libertà di coscienza e al diritto di professare, praticare e diffondere liberamente la religione».

Nonostante il discorso di commiato di Obama, definito dal `New York Times´ `notevolmente duro´, abbia sollevato punti importanti che necessitano della piena attenzione e azione del governo Modi, è probabile che abbia indisposto molti compagni di partito del Primo Ministro e membri radicali del Sangh Parivar.

Modi, facendo sfoggio del proprio talento manageriale, ha comunque salutato Obama twittando: «La Sua visita ha portato i rapporti USA-India su un nuovo livello e aperto un nuovo capitolo».

Dirà il tempo se davvero un nuovo capitolo si è aperto o se le relazioni tra le due grandi democrazie continueranno ad essere «Più attraenti nella teoria che nella pratica», come osservato dal consiglio di redazione del `Washington Post´.

 

Traduzione a cura di Elena Gallina

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