martedì, Aprile 20

La villa ‘ad gallinas albas’ field_506ffb1d3dbe2

0

villa di livia

In occasione delle manifestazioni per il Bimillenario della morte dell’imperatore romano Augusto, la Villa di Livia a Prima Porta presso Roma riapre in forma straordinaria (oltre a sabato 13 settembre) ogni sabato di settembre (dalle 9:30 alle 18:30 e con visita guidata alle 11:00), dopo il restauro e il riallestimento, in attesa dell’inaugurazione definitiva del monumento in autunno (aperture previste dal giovedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13.30, i sabati e le domeniche dispari dalle 9.30 alle 13.30; da aprile a ottobre dalle 9.30 alle 18.30 e da novembre a marzo dalle 9.30 alle 16.30. Ogni III domenica del mese alle ore 11.00 è prevista una visita guidata).

Livia Drusillaterza moglie di Augusto dopo Scribonia (da cui l’imperatore divorziò), gli portò in dote il nome della gens Claudia e fu da lui molto amata. Tuttavia non godette di buona reputazione nelle fonti antiche, che arrivarono addirittura a definirla un ‘Ulisse in gonnella’. Livia in realtà fu per Augusto una moglie ideale, che assommava tutta la dignitas della matrona romana e la compagna di vita di cui egli aveva bisogno nel passaggio dal principato all’impero.

Livia era anche una sorta di erborista nell’orto della villa suburbana, dove coltivava le piante medicinali con le quali creava i decotti e le tisane per il marito. La villa a Prima Porta, costruita nel 38 a.C. nei terreni ereditati dal padre dell’imperatrice, dopo le nozze con Augusto, è legata all’evento prodigioso narrato dalle fonti antiche, come Plinio nella ‘Naturalis Historia’, secondo il quale un’aquila in volo avrebbe lasciato cadere sul ventre di Livia seduta all’aperto una gallina viva di straordinario candore e con un rametto di alloro in bocca, da cui il toponimo ‘ad gallinas albas’del luogo ancora oggi in uso. Dopo aver consultato gli aruspici, la moglie di Augusto fu spinta ad allevare in quel luogo la gallina e a piantare il ramo che l’animale aveva portato con sé. L’alloro che si sviluppò spontaneamente, creò ungiardino in forma di boschetto, il famoso lauretum, da cui gli imperatori giulio-claudii avrebbero colto i rami per le loro corone di trionfo.

Gli archeologi hanno individuato, presso il lato orientale della residenza, un’estesa terrazza circondata di portici con un giardino nel mezzo, identificabile con il lauretum stesso. L’architetto Fabio Fornasari, insieme con l’architetto paesaggista Gabriella Stranohanno ideato e riallestito questo boschetto antico con aiuole pressoché quadrate, che ai quattro angoli, su un tappeto a prato verde, recano delle grossissime olle dentro le quali sono piantati gli allori, alti circa 3 metri, che avranno una manutenzione costante per almeno due anni per poter crescere e proliferare al meglio. Questo rappresenta un intelligente connubio tra archeologia e architettura, ma non è stato l’unico intervento di restyling fatto alla villa di Prima Porta: vi è anche la riproduzione del celebre affresco con la rappresentazione de giardino del triclinium estivo della villa, scoperto nel 1863 e portato al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma perché in cattivo stato di conservazione e tuttora ivi conservato dopo il restauro.

L’architetto Fornasari, lo stesso che ha ricostruito il lauretumha ideato per il triclinium della villa un doppio sistema temporizzato di illuminazione, che permette la rilettura delle scene a parete, non più presenti in quel luogo, su tele scenografiche e fotografiche in garza. Il triclinium serviva d’estate per riparare gli ospiti della villa dalla calura estiva, o in altri casi dalla pioggia, in un ambiente che quale ninfeo sotterraneo ricordava una grotta, ed era decorato con il celebre affresco del giardino, che riproponeva un ambiente esterno ma non un giardino reale, perché vi sono raffigurate, dettagliatamente e tutte insieme, piante e fiori di ogni tipo che sbocciano e crescono in stagioni differenti (oltre all’arbusto dell’alloro, il più frequente, si notano querce, abeti rossi, meli cotogni, melograni, mirti, oleandri, palme da datteri, corbezzoli, rose, papaveri, crisantemi , camomilla). I loro dettagli hanno permesso indagini tassonomiche da parte di diversi studiosi, ultima delle quali, quella effettuata da Giulia Caneva, docente di botanica presso l’Università di Studi di Roma Tre, ha potuto documentare con certezza 24 specie vegetali diverse.

Anche l’Antiquarium della villa è stato riallestito come un cabinet pédagogique, che conserva e restituisce i reperti del sito: le pareti dello spazio espositivo sono state dipinte di colore rosso pompeiano, molto presente negli intonaci questa villa, e in generale in quelli di età augustea; inoltre sono state restaurate e riverniciate tutte le tettoie che negli anni Ottanta furono realizzate, poco esteticamente, per ricoprire in muri, con una copertura azzurro cielo che richiama quello della volta nell’affresco del triclinium estivo.

Un gruppo di restauratori ha lavorato per un anno intero al restauro di tutti gli affreschi e di tutti i pavimenti a mosaico inseriti nel percorso di visita. Restano nella Villa di Livia anche alcuni dipinti murari raffiguranti grottesche, animali selvaggi e cavalli marini che inseguono delfini sulle onde; il viridarium, affacciato sulla piana del Tevere; la camera da letto degli sposi e quelle degli ospiti con pavimenti a mosaico o in marmi colorati; il portico diviso da pilastri e dedicato alle passeggiate, con pareti rosse e gialle decorate in bianco e blu. La villa rimase pressoché inalterata nell’impianto originario dell’età augustea, e sempre di proprietà imperiale nei secoli successivi, forse per rispetto alla memoria di Augusto e Livia, tranne per alcuni limitati interventi di restauri nel II e III secolo d.C., ma alcuni bolli laterizi qui ritrovati sono databili fino all’epoca di Teodorico.

Abbiamo intervistato Marina PiranomonteDirettore della Villa di Livia a Prima Porta e direttore archeologo coordinatore della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Come si inserisce l’apertura della Villa di Livia a Prima Porta nelle celebrazioni per il Bimillenario di Augusto?

Questo edificio fa parte a pieno titolo delle celebrazioni per il Bimillenario di Augusto, perché è la residenza suburbana dell’imperatore e della sua terza amatissima moglie. Abbiamo deciso di cominciare le celebrazioni con questa villa, come primo esempio della lunga serie di aperture speciali che faremo, perché abbiamo voluto dare lustro a questo luogo, negli ultimi tempi un po’ trascurato e in condizioni difficili, che però ha subito un restauro, anzi direi un restyling, lavorando con l’aiuto di fondi nuovi della Soprintendenza per conferirgli il giusto lustro e poterlo valorizzare al meglio.

Ci parla della figura di Livia anche in relazione ad Augusto?

La figura di Livia è accompagnata da una pessima reputazione, anche in campo letterario, ed è considerata una donna che ordiva trame, una sorta di ‘Ulisse in gonnella’, come veniva citata nelle fonti antiche, perché si pensava che fosse addirittura lei la causa delle morti premature di tutti gli eredi designati di Augusto. In realtà è stata la compagna ideale e molto amata dall’imperatore, in quanto rappresentava contemporaneamente sia l’ideale della dignitas della matrona romana classica, sia la compagna intelligente e sottile di cui Augusto aveva bisogno nel momento così difficile e delicato del passaggio da principato all’impero, ovvero nella vera rivoluzione politica operata da Augusto. Fu una figura dai costumi molto morigerati e con abiti ed acconciatura molto semplice e molto sobria, una donna che appariva come la rappresentazione dei costumi degli antichi e l’ideale di moglie per l’imperatore. Augusto ha amato veramente Livia, tanto da sposarla e da abbandonare la moglie precedente molto in fretta.

La villa è detta ‘ad gallinas albas’ per ricordare un evento prodigioso accaduto a Livia riportato da molti storici romani del tempo. Ce ne parla ed c’è una verità storica di questo avvenimento?

La storia dell’evento è molto particolare: cade sul grembo di Livia una gallina bianchissima con un ramo di alloro nel becco, a quel punto gli aruspici traggono degli auspici positivi dall’evento, suggerendo di allevare le galline e di piantare i rami di alloro in quel luogo; così nasceranno tutti i boschetti e le piante che servirono per anni ai trionfi degli imperatori giulio-claudi. La verità storica c’è indubbiamente tutta, almeno nella grandissima presenza di piante di alloro che si trovano dappertutto nella Villa d i Livia, e poi questo boschetto di allori è descritto nelle fonti. è stata una mia scelta ricostruire il lauretum, perché precedentemente la villa aveva a sinistra una spianata d’erba inutilizzata dove sorgeva originariamente il giardino, dove c’erano anche alberi da frutto che fornivano una produzione alimentare di proprietà imperiale. Delle galline non abbiamo fonti storiche note, ma dell’alloro siamo sicuri che fosse presente e ve ne è ancora tantissimo in villa.

Livia era proprietaria di questo sito, ereditato probabilmente dalla famiglia paterna. Ci illustra brevemente come doveva essere la struttura originaria della villa?

La struttura originaria della villa ha lasciato pochissime tracce: alcuni muri, di orientamento un po’ diverso da quelli presenti all’epoca di Augusto, si vedono nelle stanze antistanti il cubicolo, ma l’edificio doveva essere molto semplice, probabilmente in tufo con un alzato addirittura in argilla, anche se non si sa che planimetria avesse in antico. Dell’originaria costruzione sono rimaste pochissime tracce; ve ne sono molte di più dal punto di vista archeologico: parecchi materiali repubblicani sono esposti nel piccolo Antiquarium della villa, situato all’ingresso del sito. Dal punto di vista strutturale l’edificazione augustea ha cancellato od obliterato quasi completamente la struttura repubblicana, tranne piccoli ambienti: si sono trovati però materiali archeologici databili alla fase repubblicana dell’edificio, come lucerne di II secolo a.C. e materiali ceramici di II e I secolo a.C.

Quali lavori di restauro e consolidamento sono stati effettuati recentemente sull’edificio e le sue decorazioni e quali quelli effettuati negli anni Ottanta del secolo scorso?

Negli anni Ottanta furono realizzate le tettoie per coprire i muri, che abbiamo ancora, e poi un intervento di restauro come si era soliti fare all’epoca, ossia anche con l’uso di paraloid. Gli interventi di restauro attuali sono completamente diversi, perché le tecniche sono ovviamente cambiate: abbiamo avuto la fortuna di avere a disposizione un gruppo di restauratori molto competenti e bravi, che ha lavorato per un anno intero al restauro di tutti gli affreschi e di tutti i pavimenti a mosaico inseriti nel percorso di visita (gli altri sono ancora da restaurare), cosa non facile da realizzare; abbiamo ricostruito il lauretum, abbiamo riprodotto nella sala sotterranea del triclinium estivo, che è stato a sua volta risistemato, con teli da scenografia e fotografie il magnifico affresco con giardino, conservato oggi a Palazzo Massimo, che faceva parte della decorazione della villa, abbiamo rifatto l’Antiquarium scegliendo di colorare le pareti con il colore rosso pompeiano che si trova un po’ dappertutto nelle pitture, abbiamo risistemato e riverniciato tutte le tettoie con una copertura azzurro cielo che cita il colore del cielo dell’affresco del triclinium estivo.

Oggi alcune decorazioni originarie, portate al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma, sono state ricostruite da Fabio Fornasari tramite un doppio sistema temporizzato di illuminazione per la rilettura delle scene a parete che non sono più in quel luogo. Tra queste anche l’affresco con giardino. A che periodo risale e per quale scopo fu realizzato?

L’affresco del triclinium estivo, capolavoro della pittura romana di età augustea, è stato staccato dalla Villa di Livia tra il 1951 e il 1953 e portato al museo perché le sue condizioni di conservazione erano molto precarie. Ora è conservato all’interno di Palazzo Massimo. Il triclinium è stato voluto da Livia e da Augusto per dare frescura dal calore estivo o per ripararsi dalle intemperie, quando il giardino non poteva essere goduto nel suo clima migliore, tanto che la caratteristica di questa decorazione è di avere dipinti insieme alberi non presenti in natura nella stessa stagione: questa scelta è stata dettata dal gusto e dalla passione di Livia per le piante. La terza moglie dell’imperatore romano era praticamente un’erborista: realizzava decotti, tisane e ha addirittura creato un tipo di fico che si chiama liviana, che non è stato trovato. La scatola vuota del triclinium estivo senza gli affreschi è stata ideata da Fabio Fornasari, architetto che ha anche ridisegnato l’Antiquarium, e riproposta con dei teli da scenografia e con delle fotografie. Questa scelta del temporizzatore della luce fa vedere alternativamente in due momenti diversi l’affresco così come doveva apparire (forse non bello come quello originale che sta a Palazzo Massimo, ma riprodotto fotograficamente), oppure la muratura sottostante con il supporto per l’affresco stesso, quando la luce sparisce. Per quanto riguarda l’Antiquarium, negli anni Ottanta aveva un po’ l’aspetto triste di una baita, con mobili di colore chiaro, e oggi invece è stata fatta la scelta del rosso pompeiano che è molto presente nella villa, concordata con l’architetto Fornasari, con il quale io collaboro da vari anni (ho realizzato con lui anche l’allestimento del Museo Nazionale Romano della vetrina della fontana di Anna Perenna, che ho scoperto nel 1999, e quello dei sotterranei e magazzini delle Terme di Caracalla con i marmi) e del quale mi fido ciecamente, sia per il suo buon gusto che per il suo approccio poetico (e lo si vede anche nella ben riuscita ricostruzione del giardino degli allori, realizzato nella maniera filologica e corretta, anche nell’opzione di non piantare gli allori a terra, ma di collocarli in grandissimi vasi, con una citazione di quanto ritrovato nel sito, perché durante gli scavi sono state trovate decine e decine di olle perforate che servivano per gli innesti e le margotte).

Quando questo noto affresco fu riscoperto dagli archelogi?

La Villa di Livia ha grosso modo due date di riscoperta: una nel Seicento, quando cominciano a riaffiorare statue e altri materiali archeologici; l’altra alla metà dell’Ottocento, quando Guattani e Nibby capirono che questa è proprio la villa ‘ad gallinas albas’ al IX miglio, della quale parlano le fonti antiche, come Svetonio e Cassio Dione. In questo periodo fu scoperto il bellissimo affresco del triclinium che ebbe grande eco, tanto che nelle stampe d’epoca si vedono visitatori che frequentano questo sito; ma il suo stato di conservazione era tale, che alla fine fu staccato e dalla metà del secolo scorso fu portato al Museo Nazionale Romano per essere restaurato, ed ora è collocato al terzo piano di Palazzo Massimo.

Il famoso lauretum della villa, boschetto di alloro e ricordato dalle fonti, che funzione aveva in antico?

La storia per cui veniva piantato un alloro ogni volta che c’era un nuovo imperatore che ne portava il nome, e che ogni imperatore usava per la corona del suo trionfo le foglie della pianta a lui intitolata, è celebre perché ricordata da quasi da tutte le fonti antiche. Esse narrano che all’epoca di Nerone, con l’incendio della città, il lauretum bruciò anch’esso; e la storia mitica di questo boschetto voleva infatti che quando un imperatore moriva, anche la pianta di alloro a lui relativa si seccasse. Al di là della leggenda, sia il mito della gallina bianca (che dà anche oggi il nome a questo luogo, ‘ad gallinas albas’) sia la vicenda del lauretum sono molto affascinanti perché collegati alla storia di Roma, all’inizio del principato di questo imperatore.

Oggi questo lauretum è stato ricostruito dall’architetto Fabio Fornasari e dalla paesaggista Gabriella Strano. In che modo?

L’idea di ricostruire il lauretum è partita da me, mentre il disegno e il progetto è stato concordato da Fabio Fornasari con Gabriella Strano, architetto paesaggista che ha dato un contributo importantissimo sulla ricerca delle piante e su come piantarle nelle olle. Il lauretum è stato ricostruito con aiuole pressoché quadrate, che ai quattro angoli, su un tappeto verde ed erboso, hanno delle grossissime olle dentro le quali sono piantati gli allori, alti circa 3 metri, che avranno una manutenzione costante per almeno due anni perchè crescano e proliferino. Non ho dubbi sulla loro resistenza in quel luogo, visto quanto alloro cresce anche spontaneamente in questa villa

L’impianto originario del quartiere privato di accesso alla villa di Livia rimase pressoché invariato nel tempo forse anche per rispetto alla memoria di Livia ed Augusto. Ci parla però degli interventi di restauro nel II e III secolo d.C.?

La villa ha avuto una vita ben più lunga di quella di Augusto: noi abbiamo trovato, come dicevo prima, materiali sia repubblicani, sia attestazioni abbastanza consistenti di interventi di età flavia, perché in quel periodo si ebbe la costruzione della natatio, la grande piscina di marmo (attualmente coperta, ma che sarà oggetto di restauro anch’essa a breve), quale segno indicativo di una continuità dell’edificio, nella quale in epoca severiana fu realizzato un bellissimo mosaico con tritoni e scene di thiasos marino. Se la villa ha subito restauri così importanti in età flavia, e soprattutto in età severiana, ha avuto una vita molto lunga, anche se è certo che è sempre rimasta proprietà imperiale e mantenuta in buone condizioni, forse anche perché era stata la villa di Augusto e Livia. Abbiamo trovato bolli laterizi che vanno da Augusto fino addirittura a Teodorico.

In epoca severiana quindi la fascia sistemata a verde tra il portico e il bordo della vasca, ricavata nel giardino del peristilio già in età flavia, fu rialzata e ricoperta con un mosaico bianco e nero a piccole tessere. La scena col thiasos del mosaico come è rappresentata? perché è stata fatta e come mai questa modifica?

Il perché della costruzione del mosaico sta in un valore soltanto decorativo, che si accorda benissimo con una vasca contenente acqua: le scene con il thiasos marino nella vasca di una natatio sono automatiche (basta pensare ai mosaici di Caracalla e alle scene analoghe presenti in quel sito). Si è cercato di rialzare e coprire questa parte a verde, per dare più spazio e più importanza alla piscina stessa: essa in qualche modo, rispetto ai volumi e alle metrature della villa augustea, che è sicuramente piuttosto piccola (basta vedere i suoi cubicola), mostra che si voleva dare più importanza a questa parte delle terme, intese anche come zona di rappresentanza.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->