venerdì, Luglio 23

La via della qualità, anche nel giornalismo Navigando tra gli enormi 'iceberg' dei Big Data, la qualità diventa prioritaria

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iceberg dei Big Data


La parola ‘qualitàindica che un prodotto o un servizio corrispondono a ciò che ci attendiamo da loro. Implica una misura di utilità ed efficienza rispetto all’impiego che se ne vuol fare. Ma la risposta che riceviamo dipende anche dal mondo in cui abbiamo scelto di porre le nostre domande. 

Prendiamo un esempio dal mondo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: GIGO sta per Garbage In, Garbage Out (spazzatura in ingresso, spazzatura in uscita) e significa che un computer non è altro che una scatola. Se ci ho messo dentro oggetti inservibili è inutile che dopo vada a cercare utili strumenti. Un computer è un ‘calcolatore’, come ancora oggi lo chiamano i francesi, cioè una macchina forse veloce, ma fondamentalmente stupida: incapace di articolare pensiero. Il pensiero ce lo mettiamo noi.

Possiamo guidare la macchina per accedere ai dati web che, specie se sono qualificati, sono a pagamento. Costruire dati e informazioni di qualità richiede lavoro, impegno di tempo e pensiero, strategie e competenze. Ma la qualità dei dati è il vero grande tema della rete e un profetico Umberto Eco già parlava dell’accesso ai dati in era Internet , nel remotocapodanno del 2000. Si parlava di millennium bug, presunto errore di calcolo che rischiava di mandare in tilt l’allora giovane Rete delle reti

Non accadde nulla, ma il grande dibattito di cosa e quanto ci fosse in rete, di cosa potesse diventare, di come potesse servire o creare minacce ed opportunità per il genere umano era già molto vivo. Nella grande massa di informazioni, chi avrebbe indirizzato le ricerche? Chi avrebbe deciso per la qualità dei contenuti? 

Nel moltiplicarsi del numero degli utenti internet, il popolo del web perdeva progressivamente la sua timidezza e un po’ per volta cominciò ad esprimere milioni di innumerevoli punti di vista, riaggregando continuamente l’ipertrofia di informazioni che girano nel villaggio digitale, grazie a strumenti tecnici sempre migliori e sempre più veloci.

Oggi siamo marinai anodini del web e navighiamo tra gli enormiiceberg dei Big Data. Siamo tempestati da informazioni ripetitive, contrastanti, seducenti o allarmanti. Uno dei nostri problemi resta quello di selezionare le informazioni che valgono la pena di essere considerate.

Perciò, a chi si chiede: «chi dovrebbe scegliere per noi?», rispondiamo: «dobbiamo scegliere noi stessi». Vale in ogni campo, naturalmente. L’Indro ha deciso di basare la propria struttura redazionale su un principio di responsabilità e di condivisione. La responsabilità di chi produce i contenuti di questa testata. La condivisione di contributi dei lettori, ovvero: idee, progetti, suggerimentitesti o le forme tradizionali del contributo economico. Contributi che saranno resi pubblici, così come la loro destinazione, e impiegati secondo un principio di etica e trasparenza.

Chi sostiene questa fase diventa parte di un progetto di azionariato diffuso, una ‘public company’ che non ha un centro decisionale univoco e pertanto non può essere orientata a interessi particolari di alcun tipo. Un percorso difficile e appassionante, oltre che lungo: vogliamo invitarvi a percorrerla insieme a noi, perché no?

 

 

 

 

 

 

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